“Alleluia, funziona!”. Edoardo non ci sperava più. “Avevo provato decine di volte ad aggiustarlo”, racconta, mentre osserva incredulo la sua vecchia tastiera Yamaha tornare a suonare dopo anni di silenzio. Domenico, il riparatore-volontario del Repair Cafè Perugia, gliela restituisce dopo pochi secondi perfettamente funzionante. “Stavolta niente di grave, il guasto riguardava solo l’alimentatore originale”. Può succedere anche questo.
“Molte volte gli interventi riguardano problemi di poco conto, ‘banali’, causati dal mancato utilizzo di un oggetto o alla normale usura. Con phon e ferri da stiro, ad esempio, capita di frequente che il guasto riguardi lo spinotto, che col tempo si danneggia a forza di avvolgere e svolgere il cavo”, spiega Domenico Catanzani. Oggi è in pensione, ma per quarant’anni ha girato il mondo in occasione di grandi eventi come tecnico Rai specializzato. “Altre volte – prosegue – si tratta di una caduta o di un componente che è uscita dal proprio alloggiamento. Partiamo sempre dalla descrizione del problema da parte della persona che si presenta, dopodiché si passa all’attenta osservazione dell’oggetto, all’analisi e alla riparazione”. E quasi sempre riesce.
Domenico è entrato a far parte dei volontari del Repair Cafè Perugia l’anno scorso, me è già uno dei punti di riferimento, non solo nel proprio settore. Si occupa principalmente di elettronica e telecomunicazioni. Ma se c’è da mettere le mani su apparati di tipo meccanico non si tira indietro: “Quando una persona ha manualità, riesce a fare cose che vanno al di fuori della specifica competenza”.
Invece Federica Albizi, docente con la passione per la sartoria, segue la parte dedicata alla sartoria. “A novembre – racconta – partiremo con il decimo corso di cucito base”. I riparatori, infatti, non si limitano ad aggiustare: nel loro piccolo fanno anche formazione e tutoraggio, condividendo conoscenze e tecniche pratiche con chi vuole imparare.

Repair Cafè Perugia al Triplo Sound Festival
L’11 e 12 ottobre i volontari del Repair Cafè perugino sono stati in trasferta a Orvieto, in occasione del Triplo Sound Festival, con incontri ed eventi dedicati a musica, territorio e sostenibilità. Arrivati con i loro attrezzi al seguito, si sono sistemati in un locale del Bar Montanucci, lungo il Corso. E per tutto il week end si sono messi a disposizione di chi ne aveva bisogno.
Molti gli orvietani che ne hanno approfittato: oltre a Edoardo con la sua pianola, c’è chi si è presentato con una radio che frusciava, chi con uno scalda toast da aggiustare, chi con un frullatore che non tritava più. Riparata anche una cassa audio wi-fi che si accendeva e spegneva da sola, accorciati e riadattati diversi pantaloni e vestiti.
Tra i visitatori del Repair Cafè anche Ugo Vallauri, coordinatore della campagna europea per il diritto alla riparazione e co-direttore della Restart Project, punto di riferimento per molti Repair Cafè in Europa e in Italia. Anche lui ha approfittato dell’occasione per far controllare il suo tablet, che dava qualche problema.

“Prima di buttare proviamo a riparare”
“La percentuale di riuscita del nostro intervento è in media del 79%. Questo fa capire che prima di buttare un oggetto è sempre bene fare un tentativo per vedere se si riesce ad aggiustare”, spiega Michele Giommini, uno dei fondatori. “Poi ovviamente ci sono anche casi in cui è proprio impossibile, per mancanza di pezzi o componenti”.
“Prima di buttare proviamo a riparare” è anche il motto del gruppo, attivo dal 2017. Riparare per dare una seconda vita alle cose, ma anche per risparmiare, evitando di dover mettere mano al portafoglio per comprare un oggetto nuovo.

Più di una tonnellata di “rifiuti evitati”
“Il progetto nasce dal coordinamento regionale umbro Rifiuti Zero, che cerca di replicare e diffondere le buone pratiche per la riduzione dei rifiuti. La riparazione ci pareva un modo giusto per farlo”, spiega la presidente Anna Rita Guarducci.
In otto anni di attività, le riparazioni realizzate hanno evitato la produzione di circa 1.293 chili di rifiuti, che altrimenti sarebbero finiti in discarica o avrebbero dovuto essere smaltiti. Un numero importante, considerando che molti oggetti riparati sono piccoli e leggeri, come un paio di cuffiette.
Oggetti delle categorie più disparate: phon, aspirapolvere, ombrelli, forni, stufette, spremiagrumi, macchine per caffè espresso. E poi giocattoli, ventilatori, bambole di porcellana, telecomandi, passeggini per neonati, bollitori, spazzolini da denti elettrici. Un elenco lunghissimo. Tra le riparazioni più particolari: un tapis roulant, un abbacchiatore per la raccolta delle olive e adesso anche la tastiera elettrica di Edoardo.

Dal primo Repair Cafè a Orvieto a oggi
La presenza a Orvieto, in occasione del Triplo Sound Festival, ha anche un significato speciale per il Repair Cafè di Perugia. La sua storia, infatti, cominciò proprio nella città del Duomo, dove nacque il primo Repair Cafè umbro, da cui ha preso ispirazione l’esperienza perugina.
“Lo abbiamo scoperto nel 2017 – ricorda Guarducci –. Venimmo qui a gennaio per vedere come funzionava: si svolgeva all’interno di una casa privata. Poi ad aprile abbiamo fatto la prima sessione di riparazione a Perugia. Siamo partiti con un riparatore che abbiamo ‘rapito’ da Orvieto perché non ne conoscevamo altri nella nostra città. Lo costringevamo con le buone maniere a venire a Perugia, fino a quando altri volontari si sono uniti e finalmente lo abbiamo sollevato da quell’onere di viaggio”.
Oggi i riparatori sono nove. Un altro è Carlo Minciotti, biologo e informatore farmaceutico in pensione, specializzato nella riparazione di alcune plastiche – soprattutto ABS – che riesce a rincollare con una particolare colla industriale scoperta dopo lunghe ricerche. Ci sono poi Mainolf Mertens, riparatore generico, Roberta Rosati e Nadia Trottolini, che affiancano Federica nei corsi di cucito, Gianni Migliorati, tecnico elettronico, e altri ancora.

Repair Cafè Perugia, un progetto itinerante
Il Repair Cafè si trova dal 2022 in Strada dei Loggi, in una sede condivisa con altre realtà, dove – oltre alle sessioni di riparazione – si tengono anche corsi di formazione. Ma sin dalla nascita è stato, e continua a essere, un progetto itinerante: “In questi anni abbiamo portato il nostro messaggio un po’ ovunque: la prima sessione in assoluto si è tenuta all’interno di un cinema. Poi siamo stati nelle scuole, nei bar, nei mercatini dell’usato, presso associazioni di ogni tipo”.
Dentro il carcere di Perugia
Nei mesi di giugno e luglio il Repair Cafè è entrato anche nel carcere di Capanne: “Abbiamo vinto un bando e lavorato sia nella sezione maschile che in quella femminile. È stata una bella esperienza. I detenuti hanno partecipato in prima persona: chi era già bravo ci ha messo le mani, chi non sapeva fare nulla ha imparato con l’assistenza di un tutor. Alla fine abbiamo consegnato un attestato di partecipazione”.
Anche i detenuti, come normali cittadini, hanno portato i loro oggetti da riparare: “Chi un paio di cuffie per sentire la musica, chi una lampada, chi un phon. Abbiamo riparato anche oggetti portati dalle guardie carcerarie”.
Ovunque vada, il Repair Cafè cerca di tessere una rete con altre realtà del territorio. “A Orvieto è il secondo anno che torniamo. Il primo anno ci siamo fatti conoscere, quest’anno ci è venuta a trovare molta più gente”. È iniziata anche una collaborazione con la scuola Ipsia, e il sogno è quello di replicare un’esperienza come quella in carcere anche nella città del Duomo, e magari di riattivare lo storico Repair Cafè orvietano, ormai estinto.

Il corso di cucito
Federica Albizi si è avvicinata a questo mondo per curiosità: “Avevo visto in rete questi eventi dei riparatori, mi piaceva l’idea della sostenibilità e della riparazione. Sono cresciuta in una famiglia che riparava. Mio padre sapeva fare un po’ di tutto, dalla riparazione delle lampade alla risuolatura delle scarpe, mentre mia madre era sarta. Ho contattato il Repair Cafè, ci siamo conosciuti e sono entrata in operatività. Poi è nata l’idea di fare un corso base di cucito per chi ha la macchina da cucire ma non ha mai avuto il coraggio di usarla. Abbiamo iniziato con il primo corso: a novembre sarà la decima edizione. Lo spazio è limitato, massimo otto o nove persone. Ci sono anche uomini. Le lezioni partono dalla conoscenza della macchina, capire come si infila l’ago e la spoletta, come risolvere se il filo tira. Poi si passa alla pratica: accorciare un jeans, una gonna, le maniche, mettere toppe o trovare escamotage per sistemare o recuperare in altro modo ciò che ci piace. Ad esempio, da una parte di un vecchio vestito abbiamo realizzato una pochette”.


Appuntamento il 18 ottobre a Perugia con il Repair day
Il prossimo incontro è il 18 ottobre alle 15, presso la sede della cooperativa sociale Densa, in Strada dei Loggi 18F, per il Repair day. Seguiranno altri appuntamenti il 26 ottobre, 7 e 23 novembre, 5 e 28 dicembre, sempre dalle 15 alle 18.
