Pale eoliche alte al massimo 100 metri, parere paesaggistico non più vincolante nelle aree già compromesse e iter più veloci per le comunità energetiche. Sono questi alcuni dei punti cardine della nuova legge sulla transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro, approvata il 10 ottobre dall’Assemblea legislativa dell’Umbria su proposta della Giunta regionale. L’obiettivo, come ha spiegato il Consiglio regionale, è conciliare la corsa verso l’autonomia energetica con la salvaguardia del territorio, definendo regole chiare per lo sviluppo delle fonti rinnovabili.
Energia pulita e tutela del territorio
Il testo — intitolato “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro” — recepisce il decreto legislativo 199 del 2021 e introduce criteri per individuare le aree idonee e non idonee alla realizzazione di impianti da fonti rinnovabili. Saranno considerate idonee le superfici già antropizzate o compromesse, come aree industriali, cave dismesse, discariche, parcheggi e coperture edilizie.
In queste zone il parere paesaggistico della Soprintendenza non sarà più vincolante: la Regione potrà decidere autonomamente sull’autorizzazione, anche in presenza di un parere negativo.
Una semplificazione non scontata, che fino a oggi non era esplicitamente prevista nemmeno per aree già urbanizzate, e che punta a ridurre i tempi di approvazione dei progetti.
La legge promuove inoltre l’uso dell’agrivoltaico con criteri rigorosi nelle aree non idonee, per garantire la compatibilità tra produzione di energia e attività agricola, e per tutelare biodiversità e paesaggio.
Le comunità energetiche al centro
Le Comunità energetiche rinnovabili (Cer) vengono riconosciute come pilastro del nuovo sistema energetico regionale. Ogni area destinata alla costituzione di una Cer è considerata idonea, e la legge prevede iter più veloci per la realizzazione degli impianti. L’obiettivo è favorire la partecipazione dei cittadini e dei Comuni, sostenendo modelli di produzione e consumo collettivo dell’energia.
Il provvedimento elimina inoltre il limite di superficie legato ai fabbisogni energetici dei membri della comunità, consentendo una partecipazione più ampia e inclusiva. Sono previste anche compensazioni ambientali e territoriali a carico dei proponenti e garanzie finanziarie per la dismissione degli impianti a fine vita, con una parte dei proventi destinata ai Comuni o alle stesse comunità energetiche.
Regole più stringenti per l’eolico
Un altro punto centrale riguarda l’energia eolica, che in Umbria è disponibile solo in versione onshore. Gli emendamenti approvati in Aula fissano criteri precisi per ridurre l’impatto visivo e garantire l’efficacia energetica degli impianti.
Tra i principali:
- altezza massima di 100 metri al mozzo;
- esclusione delle aree panoramiche o dei coni visuali legati a beni culturali e paesaggi tutelati;
- velocità minima del vento di 6 m/s, per assicurare un reale interesse pubblico nella realizzazione.
Sono state inoltre incluse le aree indicate dai Comuni durante la fase di consultazione pubblica.
“Un compromesso per il futuro dell’Umbria”
Nel suo intervento in Aula, l’assessore Thomas De Luca ha ricordato il percorso che ha portato alla legge:
“È stato un grande esercizio di partecipazione – ha detto – con oltre cento incontri nei territori, da Città di Castello a Norcia, da Perugia a Orvieto e Foligno. Tutti gli attori locali hanno potuto esprimere le proprie posizioni.”
De Luca ha definito la legge “il miglior compromesso possibile tra transizione energetica e tutela del paesaggio”:
“Non so se risolverà tutti i problemi dell’Umbria, ma rappresenta il punto di equilibrio tra le esigenze di sviluppo e la difesa del nostro territorio, oggi minacciato dai cambiamenti climatici”.
Secondo l’assessore, il futuro della regione passa attraverso impianti di piccola e media taglia, sistemi di accumulo e reti locali di produzione diffusa, capaci di rendere l’Umbria più resiliente e autonoma.
“È vero, dobbiamo raggiungere 1.750 megawatt di potenza nominale — ha spiegato De Luca — ma la differenza sta tutta nel come li andiamo a raggiungere. Abbiamo scelto di farlo spalancando le porte ai fabbisogni della nostra economia regionale. È più importante avere un tetto fotovoltaico per ogni famiglia che mille terreni agricoli coperti da pannelli”.
De Luca ha sottolineato anche l’importanza delle comunità energetiche:
“Vogliamo che fra quattro anni ogni cittadino umbro sia parte di una comunità energetica. È una scelta di campo verso un sistema cooperativo, che può diventare vincente e permettere ai nostri settori economici di competere”.
E ha concluso con un richiamo al significato politico della transizione:
“Controllare i mezzi di produzione dell’energia vuol dire autodeterminare il destino di una comunità. Se questi mezzi sono nelle mani di molti, di tutti, allora c’è democrazia, ci sono diritti e benessere”.
Verso l’autonomia energetica al 2050
La nuova legge segna un passo decisivo verso l’obiettivo dell’autonomia energetica e della neutralità climatica entro il 2050.
L’Umbria punta a sviluppare un mix energetico equilibrato, basato su impianti distribuiti, prossimi alla domanda e integrati con il territorio, conciliando sviluppo sostenibile e tutela paesaggistica.
Basato sul comunicato ufficiale del Consiglio regionale dell’Umbria del 10 ottobre 2025.
