Uno scenario alternativo alla completa elettrificazione del trasporto leggero italiano, elaborato da Rie – Ricerche industriali ed energetiche, secondo cui i low carbon fuels potrebbero affiancare il vettore elettrico e arrivare a coprire fino a un terzo (circa il 33%) dei consumi del trasporto stradale leggero tra il 2035 e il 2040. È quanto emerge dallo studio presentato da Lisa Orlandi, economista e ricercatrice di Rie, nel corso della cerimonia del 16 dicembre per la fusione tra Assopetroli-Assoenergia e Assogasmetano, nata per dare una voce unica, autorevole e coordinata all’intera filiera dei carburanti. Un documento che, alla luce del nuovo orientamento della Commissione europea sulla decarbonizzazione dei trasporti, assume un peso ancora più significativo.
Lo studio parte da una fotografia molto concreta del contesto energetico globale. Citando lo Statistical Review of World Energy, Orlandi ha ricordato che ancora oggi i combustibili fossili coprono ancora l’87% della domanda primaria mondiale di energia e che, negli ultimi vent’anni, questa quota non si è mai realmente discostata da un intervallo compreso tra l’82% e l’87%. Da qui una constatazione precisa: “la transizione che stiamo vivendo non è una sostituzione delle fossili con le rinnovabili, ma un’addizione delle rinnovabili alle fonti fossili”. Non si tratta di un fenomeno nuovo. Richiamando il lavoro dello studioso ceco-canadese Václav Smil, Orlandi ha ricordato che nella storia dell’energia “la fonte dominante non è mai stata eliminata, ma le nuove fonti si sono aggiunte alle precedenti”. Nel settore dei trasporti, ha aggiunto, questo è ancora più evidente, con una netta prevalenza della componente petrolifera a livello mondiale, europeo e italiano.

Transizione trasporti, dallo studio Rie uno scenario per l’Italia alternativo e possibile al solo elettrico
Questo “ritorno al realismo” sta emergendo anche tra i grandi attori internazionali. Per anni, ha ricordato Orlandi, si è immaginata “una transizione rapida e lineare”, in cui rinnovabili ed elettrificazione avrebbero progressivamente sostituito le fonti fossili. Oggi però persino la Agenzia internazionale dell’energia (Iea) sottolinea un quadro diverso rispetto a quello ipotizzato solo pochi anni fa. Nel 2021 l’Iea sosteneva che non fosse più necessario investire in petrolio e gas perché la domanda sarebbe stata in declino; oggi, al contrario, afferma che è “assolutamente necessario investire massicciamente in petrolio e gas solo per garantire gli attuali livelli di produzione”, cioè per compensare il declino naturale dei giacimenti.


Secondo Orlandi, questo cambio di impostazione emerge con ancora maggiore evidenza nel più recente World Energy Outlook, la pubblicazione annuale con cui l’Iea analizza le prospettive del sistema energetico globale. Sul fronte del petrolio e del gas, il rapporto descrive scenari che non sono quelli di una rapida uscita dalle fossili, ma di una loro persistente centralità, con una domanda che non scompare e che richiede comunque investimenti per assicurare continuità di approvvigionamento.
Ancora oggi i combustibili fossili coprono ancora l’87% della domanda primaria mondiale di energia
Il World Energy Outlook affronta anche il tema dell’elettrificazione, che l’Iea continua a considerare uno dei pilastri della transizione. Tuttavia, i dati mostrano che il processo non procede in modo uniforme. “Se guardiamo agli Stati Uniti e all’Europa – ha osservato Orlandi – la domanda elettrica è sostanzialmente in stasi”, mentre la crescita più consistente arriva dalla Cina. Un elemento che, ancora una volta, restituisce, nelle parole della ricercatrice, “una maggiore presa di consapevolezza e un maggiore ancoraggio alla realtà” rispetto alle previsioni troppo lineari formulate negli anni scorsi.

“Questa presa di consapevolezza generale ci ha portato già due anni fa, insieme ad Assopetroli-Assoenergia, a elaborare degli studi – ha spiegato Orlandi – dove abbiamo cercato di sottolineare come, per salvaguardare il principio di neutralità tecnologica, la sicurezza energetica, non perdere vantaggi competitivi e diversificare il rischio che deriverebbe dal puntare su una sola opzione, sia necessario perseguire più strade e più opzioni possibili”.


Partendo da questo approccio, lo studio presentato da Rie si concentra sul settore del trasporto leggero e propone uno scenario alternativo alla piena elettrificazione. L’idea non è sostituire l’elettrico, ma affiancarlo ai low carbon fuels. “Secondo le simulazioni elaborate, questi carburanti potrebbero raggiungere, tra il 2035 e il 2040, una penetrazione tale da coprire fino a un terzo dei consumi del trasporto stradale leggero in Italia”. Si tratta di HVO, biometano, bioGNL, bioGPL e altri prodotti a basse emissioni, considerati tecnologie già mature e in grado di sostituire progressivamente gli equivalenti fossili. Mentre altre sono in arrivo, come le e-fuels.


Transizione trasporti, il ruolo di idrogeno, biometano, bioGNL e bioGPL
Un punto centrale riguarda le infrastrutture. Molti di questi vettori, come il biometano, possono essere veicolati attraverso reti e strutture già esistenti, con “adattamenti limitati”, ha sottolineato Orlandi. Un elemento che, in Italia, rappresenta un vantaggio concreto, soprattutto nel caso del biometano, dove il Paese dispone già di una capacità produttiva reale e di filiere operative.
Lo studio valuta anche gli effetti industriali e sociali di una completa elettrificazione del trasporto leggero. Una scelta di questo tipo, ha osservato Orlandi, significherebbe “la cancellazione di un intero settore, una cosa mai successa”, con conseguenze occupazionali, ricorso ad ammortizzatori sociali, perdita di competitività e smantellamento di asset ancora rilevanti. Al contrario, il modello multivettore delineato da Rie consentirebbe – secondo le analisi – di raggiungere comunque gli obiettivi di riduzione delle emissioni, considerando l’intero ciclo di vita dei prodotti, ma con costi inferiori e senza disperdere infrastrutture e capacità già presenti nel Paese.
In questo contesto si inserisce anche la fusione tra Assopetroli-Assoenergia e Assogasmetano, che Orlandi ha descritto come un passo pensato per rafforzare la capacità del settore di stare dentro la transizione energetica, non per rallentarla ma per affrontarla in modo più realistico. La transizione, ha concluso, rimane inevitabile, ma oggi sembra essere affrontata “guardando al cielo con i piedi ben piantati per terra“.
