Il teleriscaldamento e teleraffrescamento geotermico in Europa continuano a crescere, ma a un ritmo inferiore alle attese. Nel 2024 si contano 412 sistemi in operazione e oltre 6 gigawatt termici installati, numeri che confermano l’espansione del settore ma anche un rallentamento rispetto agli anni precedenti. Tra le cause ci sono i sussidi al gas in alcuni paesi, la burocrazia e l’inflazione.
A fare il punto è stata Giulia Cittadini, senior policy advisor dell’European geothermal energy council (Egec), intervenuta al convegno “Geotermia e stoccaggio termico per reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento” durante il KEY – The Energy Transition Expo 2026 a Rimini. “Egec è la voce della geotermia in Europa, associazione che rappresenta il settore a Bruxelles. Contiamo più di 230 membri che rappresentano tutta la value chain della geotermia. I nostri membri provengono da tutti i Paesi dell’Europa considerata in senso ampio, anche Islanda e Turchia, non solo UE”.
In attesa della pubblicazione del nuovo Geothermal market report, proprio a Key Energy è stato tracciato un quadro della situazione sui dati 2024.
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Reti di calore e di freddo: in Europa 412 sistemi operativi, 500 in sviluppo
Secondo quanto illustrato, nel 2024 in Europa si contano 412 sistemi in operazione, con 10 nuovi sistemi commissionati: “3 in Polonia, due nel Regno Unito, 1 Francia, Grecia, Romania, Spagna, Paesi Bassi”.
Questi nuovi impianti hanno portato “più di 110 megawatt termici”, arrivando a “un totale alla fine 2024 di più di 6 gigawatt termici in tutta Europa”. In parallelo, “abbiamo più di 500 progetti in sviluppo in diverse fasi dello sviluppo del progetto”. Se confrontata con gli anni precedenti, la crescita appare più contenuta: “c’è stata una crescita rispetto al 2023, però non è stata a livello 2022 e 2021”.

I fattori che frenano il mercato
Le ragioni del rallentamento sono legate soprattutto al contesto economico. “Abbiamo avuto condizioni finanziarie avverse in generale per il settore geotermico e energia in generale: tassi di interesse elevati, inflazione in molti Paesi, questo comporta un aumento dei costi dei materiali”.
A incidere anche le politiche energetiche: “in alcuni Paesi i prezzi del gas venivano sussidiati e questo portava a una alterazione del mercato.
Cosa sono le aree verdi. ‘Project protfolio’ per ridurre il rischio
Un altro elemento riguarda l’evoluzione dei progetti. “Negli ultimi anni il settore si è spostato verso le cosiddette aree verdi, sviluppo di progetti in zone dove tradizionalmente non c’erano progetti di geotermia”. “Questo comporta tutto uno studio a livello di dati, di analisi del sottosuolo che non deve essere fatto in zone che si conoscono già, questo porta maggiori costi, un maggiore rischio e tempistiche più lunghe”.
Per ridurre il rischio si afferma un nuovo approccio: “quello che vediamo è questo approccio cosiddetto portafoglio (project portfolio) per la mitigazione del rischio. Tendenzialmente all’interno di un progetto si vanno a includere diverse applicazioni, diverse finalità”.
A pesare sono anche le procedure. “Infine un generale ritardo nello sviluppo dei progetti legato a quanto già detto, ma anche a procedure e tempistiche abbastanza lente, a un maggiore carico amministrativo”.
Il problema riguarda anche le amministrazioni: “il fatto di doversi espandere a zone nuove comporta che amministrazioni che non avevano mai sviluppato progetti di questo tipo per la prima volta hanno dovuto farlo, questo comporta un rallentamento generale”. A questo si aggiungono altri fattori: “impatto sulla supply chain, la situazione geopolitica non ha aiutato”, così come “fasi di perforazione più lunghe”.

Francia prima per impianti, ma Germania in forte crescita. Italia al quinto posto
Dal punto di vista geografico, il teleriscaldamento e teleraffrescamento geotermico mostra una distribuzione ancora concentrata in alcuni Paesi, ma con segnali di espansione progressiva.
La Francia si conferma tra i principali riferimenti europei, con circa 150 impianti, mentre Germania, Polonia, Ungheria e Paesi Bassi rappresentano altri poli rilevanti del settore. L’Italia si colloca tra il quinto e il sesto posto con circa 50 impianti in esercizio, evidenziando una presenza significativa ma ancora distante dai Paesi leader.
Particolarmente interessante è il caso della Germania: pur partendo oggi da numeri simili a quelli italiani, il Paese dispone di un ampio portafoglio di progetti in sviluppo. Se realizzati, questi potrebbero portare il numero di impianti oltre quota 200, superando anche la Francia, tradizionalmente leader nel teleriscaldamento geotermico.
Accanto ai mercati più maturi, si osserva inoltre una crescente apertura verso nuovi Paesi. Bulgaria, Bosnia ed Estonia sono tra quelli che stanno iniziando ad affacciarsi al settore, confermando una tendenza all’espansione della geotermia anche in aree finora meno sviluppate.

Pompe di calore geotermiche: vendite in calo del 29% in un anno
Per quanto riguarda le pompe di calore geotermiche, “nel 2024 sono state vendute più di 100 mila pompe geotermiche (110 mila), che è un numero considerevole, che però rappresenta una decrescita rispetto al 2023 quando si erano vendute più di 150 mila”.
L’Italia resta indietro: “si posiziona più o meno a metà classifica, mercato in Italia non ancora così ben sviluppato come in altri Paesi europei”. Le cause sono simili a quelle del resto del settore: “alti tassi di interesse che impattano sui costi delle costruzioni e delle ristrutturazioni”, ma anche “sussidi al prezzo del gas e alti prezzi dell’elettricità, competizione sbilanciata”.
“C’è un discorso di incertezza europea sulla elettrificazione. Sappiamo che unione europea spinge per una maggiore elettrificazione. C’è una reale capacità a supporto di questa elettrificazione? Sappiamo che sono richiesti ingenti investimenti da realizzare prossimi anni. Questo crea in generale una situazione di poca chiarezza riguardo l’eliminazione del gas che non va ad aiutare il settore”.

Lo stock di pompe di calore geotermiche in esercizio nel 2024 è così distribuito: Svezia 681.570, Germania 510.098, Francia 223.718, Finlandia 175.752, Paesi Bassi 169.081, Austria 133.634, Svizzera 133.849, Polonia 92.788, Danimarca 85.115, Regno Unito 46.392, Belgio 39.863, Estonia 28.198, Italia 24.028, Slovenia 18.117, Grecia 9.236, Irlanda 9.015, Lituania 8.136, Spagna 6.192, Bulgaria 5.982, Slovacchia 5.506, Ungheria 4.939, Serbia 3.920, Romania 3.630, Lussemburgo 2.302, Portogallo 1.714.
In arrivo il piano di azione europeo sulla geotermia
Nel complesso, la valutazione resta prudente: “una crescita non sufficientemente alta rispetto a quanto ci aspettiamo”.
Il nuovo Geothermal Market Report 2025 è atteso a giorni e offrirà un quadro aggiornato del settore. “Ci aspettiamo una crescita un po’ più sostenuta rispetto a quanto fatto vedere ora, anche se molti dei problemi permangono, la situazione geopolitica non è venuta meno, sussidi al gas in alcuni Paesi sono ancora presenti, sono processi lunghi”.
Un possibile segnale positivo arriva anche dal livello europeo: “la Commissione europea ci ha confermato che verrà pubblicato il piano d’azione sulla geotermia a livello europeo (europen geothermal acrion plan), il 19 maggio di quest’anno. Per la prima volta avremo una iniziativa a livello europeo che andrà a toccare il settore”.
Non si tratta ancora di obblighi per gli Stati membri: “non stiamo parlando di una legislazione che va a obbligare i Paesi membri ad adottare delle misure, ma è un primo passo per spingere tutti gli altri Paesi ad adottare delle azioni. Speriamo che l’Italia in primis si muova in questo senso”.
