Il Tar del Lazio ha “bocciato” il progetto del “Parco eolico Vivaro Romano” (potenza 30 MW), sui monti tra Lazio e Abruzzo. Con la sentenza n. 22062 del 6 dicembre 2024, il tribunale amministrativo ha respinto il ricorso presentato da Opr Wind 8 S.r.l. giudicandolo “infondato”. La società chiedeva l’annullamento della determinazione con cui la Regione Lazio, il 21 novembre 2023, aveva archiviato l’istanza di provvedimento autorizzativo unico regionale (Paur) presentata il 4 agosto 2022.
Le caratteristiche tecniche del Parco eolico Vivaro Romano, tra Lazio e Abruzzo
Il progetto Parco Eolico Vivaro Romano prevedeva l’installazione di cinque aerogeneratori (altezza massima 200 metri) per una potenza complessiva di 30 MW. L’area interessata si trovava nel Comune di Vivaro Romano (provincia di Roma), a circa due chilometri dal centro abitato. Toccati anche il Comune di Turania (Rieti) per alcune strade di progetto e, per il tratto della linea di connessione interrata, anche il Comune di Carsoli (L’Aquila), coinvolgendo quindi anche la Regione Abruzzo. In particolare, nella frazione di Colli di Montebove, doveva essere realizzata una nuova stazione elettrica per il collegamento alla rete nazionale di distribuzione. La produzione energetica stimata era di 63.000.000 kWh/anno.
Il procedimento e le motivazioni del rigetto
L’iter di Via (Valutazione impatto ambientale) si concluse il 21 novembre 2023, prima ancora della convocazione della conferenza dei servizi, dopo la prima e la seconda consultazione pubblica. Alcuni dei soggetti competenti nell’ambito del procedimento chiesero una serie di approfondimenti e chiarimenti, ma le risposte non vennero ritenute soddisfacenti. Nella determina G15470 della Regione Lazio si legge: “La società proponente ha trasmesso documentazione che, nella forma e nei contenuti, non integra ciò che è stato esplicitamente richiesto come necessario per il proseguimento dell’istruttoria e le valutazioni nel merito”. Di conseguenza, la Regione chiude la pratica, facendo riferimento a una norma del Testo Unico Ambientale, secondo la quale “qualora entro il termine stabilito il proponente non depositi la documentazione integrativa, l’istanza si intende ritirata ed è fatto obbligo all’autorità competente di procedere all’archiviazione”.
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La sentenza del Tar Lazio
La società ha fatto ricorso ritenendo “di aver effettuato nei termini di legge le integrazioni documentali richieste a seguito della prima e della seconda consultazione pubblica”. Il Tar del Lazio ha giudicato “legittima” l’applicazione della norma citata da parte della Regione. Nella sentenza si legge che: “Le note trasmesse da parte ricorrente nelle date del 13 ottobre 2023, del 16 ottobre 2023 e del 20 ottobre 2023, come correttamente dedotto dall’Amministrazione resistente, si appalesano insufficienti rispetto a tutte le richieste formulate dall’Area Via e dalle altre aree ed Enti coinvolti nel iter istruttorio”.
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La Regione Lazio si è costituita in giudizio. Nelle proprie argomentazioni segnala alcune di queste mancanze documentali. Per citarne due: “Non risulta prodotta la cartografia richiesta in merito alla presenza di recettori (edifici residenziali, scuole, ospedali, luoghi di lavoro, campi gioco, eccetera)”. “Non è risultata rispondente alla richiesta la documentazione prodotta in merito alla tipologia di misure di mitigazione”. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti.
La posizioni dei comuni dell’Appennino
Fin qui la sentenza del Tar. Tornando invece all’iter in Regione, il progetto aveva incontrato una forte ostilità da parte delle amministrazioni locali. In primis il Comune di Vivaro Romano che, nelle proprie osservazioni, segnalava che “il progetto interessa zone adibite a demanio collettivo”. E ancora: “il progetto non è compatibile con gli strumenti urbanistici vigenti e attesta la presenza di aree boscate su alcune zone percorse dalla viabilità e dal cavidotto di progetto”.
Contrari si erano detti anche il Comune di Turania, il cui territorio era toccato alla viabilità del parco, e quello vicino di Vallinfreda. Quest’ultimo non era interessato direttamente a nessuna delle opere del progetto, ma si era detto comunque preoccupato. I sindaci avevano inviato note più o meno simili. Tra queste c’era anche il timore per il possibile impatto acustico, sia sulla popolazione che sugli animali. “Le emissioni sonore prodotte dalla rotazione delle pale determinerebbero condizioni sfavorevoli per il pascolo degli ovini che, spaventati dal suono, sarebbero indotti ad abbandonare cospicue superfici di aree pascolative in un raggio molto ampio rispetto alle fonti sonore”.
Un sito frequentato da rapaci: aquila reale e grifone
E poi erano arrivate osservazioni contrarie da parte di una serie di associazioni ambientaliste come Italia Nostra, Rewilding Apennines e Altura (Associazione per la tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti). Ci troviamo al confine tra Lazio e Abruzzo, in un’area contigua al Parco naturale regionale dei Monti Lucretili e alla Riserva naturale regionale dei Monti Cervia e Navegna. Si tratta di “una zona di alimentazione e transito abituale per l’aquila reale, il biancone, il grifone e altri rapaci quali il falco pecchiaiolo, la poiana e il gheppio”.
Dal canto suo, la Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Roma e la Provincia di Rieti segnalava che, trattandosi di un impianto con una produzione minima pari a 30 MW, fosse “necessario appurare esattamente che non possa superare la soglia di produzione dichiarata, per la quale la competenza risulterebbe statale”. Punto condiviso nel suo giudizio anche dalla Regione Abruzzo, in aggiunta ad altre criticità.
Lo studio di impatto ambientale del Parco eolico Vivaro Romano
Lo studio di impatto ambientale prodotto dalla società concludeva che “il parco eolico in oggetto sarà compatibile con il rispetto e la conservazione dell’ambiente, garantendo la produzione di energia pulita da una fonte rinnovabile”.
Simone Lupino
