L’Italia potrebbe risparmiare fino a 17 miliardi di euro l’anno sulla spesa energetica e creare oltre 60 mila nuovi posti di lavoro accelerando lo sviluppo delle fonti rinnovabili e rimuovendo i principali ostacoli autorizzativi e infrastrutturali. È quanto emerge dallo studio “Rinnovabili e competitività: scenari, impatti e priorità per l’Italia”, commissionato dal gruppo di lavoro Energia della camera di Commercio di Spagna in Italia.
Il report, realizzato da Teha group e presentato a Roma nel corso di un evento a palazzo Montorio alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, analizza il rapporto tra transizione energetica e competitività industriale in un Paese che continua a importare il 73,9% del proprio fabbisogno energetico.

Secondo lo studio, la capacità rinnovabile installata potrebbe raggiungere 101,9 GW al 2030, rimanendo però circa 29 GW al di sotto degli obiettivi previsti dal Pniec. Colmare questo divario consentirebbe di ridurre di circa 9 miliardi di euro il costo dell’energia elettrica all’ingrosso, di 2 miliardi la spesa per le quote ets e di altri 2 miliardi quella per le importazioni di gas naturale. A questi benefici si aggiungerebbero circa 3 miliardi di euro legati alla riduzione delle emissioni di CO₂, per un beneficio complessivo stimato in circa 17 miliardi di euro l’anno.
L’analisi evidenzia inoltre un impatto positivo sull’economia nazionale. Il raggiungimento degli obiettivi potrebbe attivare quasi 42 miliardi di euro tra investimenti in nuovi impianti e valore generato per il sistema Paese, oltre a creare più di 60 mila posti di lavoro lungo la filiera.
Per gli autori dello studio, la transizione energetica rappresenta non solo una sfida ambientale, ma anche una leva di politica industriale. Tuttavia, il raggiungimento degli obiettivi richiede un’accelerazione delle autorizzazioni e un rafforzamento delle infrastrutture di rete. Oggi, evidenzia il report, i tempi autorizzativi superano i limiti fissati dall’Unione europea e le congestioni della rete potrebbero aumentare sensibilmente entro il 2030 senza nuovi interventi.
“Abbiamo commissionato questo studio perché volevamo contribuire al dibattito con dati e analisi indipendenti, mettendo in evidenza le opportunità che questo percorso può offrire al Paese non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico, industriale e occupazionale”, ha dichiarato Valerio Faccenda, vicepresidente della camera di Commercio di Spagna in Italia e coordinatore del gruppo di lavoro Energia.
Sulla necessità di accelerare ha insistito anche Aurelio Regina, vicepresidente di Confindustria per l’energia. “Le rinnovabili consentono già oggi di produrre energia a costi sensibilmente inferiori rispetto ai prezzi di mercato e rappresentano uno strumento fondamentale per ridurre le bollette di imprese e famiglie, rafforzare la sicurezza energetica nazionale e diminuire la dipendenza dalle importazioni”.
Regina ha quindi ricordato come il problema non sia la mancanza di investimenti o di progetti. “I progetti e gli investimenti non mancano: oltre 4.000 impianti sono attualmente in attesa di autorizzazione. Il vero nodo è trasformare rapidamente queste iniziative in impianti operativi, superando ritardi e complessità burocratiche che rallentano la crescita del Paese”.
