Il 52% degli italiani si dichiara favorevole all’impiego e alla produzione di energia nucleare nel nostro Paese. Una percentuale che sale al 56% se si parla di “nucleare leggero” o “di ultima generazione”. Sono i risultati principali di un sondaggio presentato dal sociologo Renato Mannheimer il 16 luglio, durante il convegno “Green Economy ed Energia: una strategia per la rinascita del nucleare in Italia”, svoltosi nella Sala Zuccari del Senato e promosso dall’associazione ambientalista FareAmbiente.
L’iniziativa si è tenuta pochi giorni dopo l’annuncio con cui il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, ha comunicato ufficialmente l’adesione dell’Italia all’Alleanza europea sul nucleare. Un passaggio che segna un possibile cambio di rotta rispetto al passato, quando nel referendum del 1987 oltre l’80% degli elettori votò contro l’energia atomica, decretandone di fatto la fine nel Paese.
Oggi i numeri raccontano un’Italia diversa. Non si può dire con certezza che in caso di un nuovo referendum il risultato sarebbe ribaltato, ma si registra “un mutamento molto forte” nell’opinione pubblica, ha spiegato Mannheimer.

Sondaggio Eumetra: chi è favorevole all’energia nucleare in Italia
Il sondaggio è stato condotto dalla società Eumetra su un campione rappresentativo della popolazione italiana. Alla domanda se fossero favorevoli o contrari all’impiego e alla produzione di energia nucleare in Italia, il 52% ha risposto positivamente. Un dato in crescita rispetto al 41% registrato in un’indagine analoga del 2008.
“Il 52% non è l’80 per cento, non sono le masse popolari, come si diceva una volta, però è un passo avanti, anche se c’è una quota notevole di poco favorevoli o per niente favorevoli. Non è un passaggio compiuto, pero indica un trend”, ha spiegato ancora Mannheimer.
L’analisi per fasce sociodemografiche mostra differenze significative:
- Uomini più favorevoli delle donne: 61% contro 42%.
- I giovani trainano il cambiamento: tra gli under 30, i favorevoli sono il 63%.
- Più favorevoli i laureati: il 57% tra chi ha un titolo di studio alto, contro il 43% tra chi ha un titolo basso (prevalentemente anziani).
- Professionisti e dirigenti ai primi posti: il 70% dei liberi professionisti e dirigenti si dichiara favorevole. Tra le casalinghe, invece, la quota di contrari arriva al 70%, con molti che non si esprimono.
- Status economico: maggiore è il reddito, più alta è la percentuale di favorevoli.
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Nucleare in Italia: le differenze politiche
Il sondaggio sul nucleare in Italia ha analizzato anche l’orientamento tra gli elettori dei principali partiti:
- Fratelli d’Italia: 73%
- Forza Italia: 60%
- Lega: 56%
- Ancora più alta la percentuale tra gli elettori del Terzo Polo (Azione e Italia Viva), dove i favorevoli sono l’89%.
- Nel centrosinistra, l’opinione è più divisa:
- Partito Democratico: 47% favorevoli
- Movimento 5 Stelle: 45% favorevoli
Un’evoluzione significativa rispetto al 2008, quando tra gli elettori progressisti i contrari rappresentavano una netta maggioranza.

La spinta delle nuove tecnologie
Il sondaggio Eumetra ha rilevato anche la percezione dell’energia nucleare di “nuova generazione”, definita come più sicura e meno impattante. Alla domanda specifica su questa possibilità, i favorevoli sono saliti al 56%.
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Il quesito aperto
Di fronte a questi dati, torna spontanea una domanda: se oggi si tenesse un nuovo referendum sul nucleare, l’esito sarebbe diverso da quello del 1987?
I numeri attuali non indicano una maggioranza schiacciante, ma, come spiegato da Mannheimer segnalano “un trend chiaro”. La società italiana si sta lentamente aprendo all’idea di un ritorno al nucleare, soprattutto nelle sue forme più avanzate e sicure. Giovani, professionisti, persone con alto livello di istruzione e reddito sembrano guidare questo cambiamento. Una sfida ancora aperta, ma che potrebbe ridefinire il futuro energetico del Paese.
