“Nonostante il racconto negativo che c’è sugli impianti eolici sul territorio nazionale, il 67% degli italiani ci dice che invece è d’accordo a potenziare la rete di sviluppo dell’eolico”.
Lo ha spiegato il sondaggista Antonio Noto, illustrando i principali risultati dell’indagine demoscopica nel corso di un evento di Anev, l’associazione nazionale energia del vento, che si è svolto il 15 giugno in occasione della Giornata mondiale del vento: “Questo dato – ha aggiunto – vuol dire che è vero che esistono le proteste, però probabilmente queste proteste non intercettano l’opinione della maggioranza degli italiani. È più forte l’eco mediatico delle proteste che non effettivamente la richiesta degli italiani che va invece a favore anche di queste strutture”.

Eolico, il sondaggio di Antonio Noto: Il 67 % degli italiani è favorevole allo sviluppo dell’eolico”
Anche andando ad analizzare la percezione che si ha dei limiti di questa tecnologia, secondo Noto l’eolico non sfigura affatto. “Elementi non positivi ci sono, ma non sono così negativi da creare una barriera tra lo sviluppo dell’eolico e invece l’interesse e le richieste dei cittadini”.
Parlando di limiti, dalle risposte emerge che gli italiani ritengono una delle principali criticità degli impianti eolici quella relativa “al fatto che possono impattare troppo su flora e fauna del territorio”, ma sottolinea il sondaggista: “Siamo solo al 23%, solamente un italiano su quattro”. A seguire, “il 21% del campione sostiene che non siano abbastanza efficienti per quantità di energia prodotta. Il 20% dice che non garantiscono continuità energetica in assenza di vento. Il 19% che deprezzano i territori”.
Simone Togni, presidente di Anev, è voluto intervenire per chiarire dal suo punto di vista due dei punti critici. “L’eolico garantisce circa il 10% della produzione nazionale totale che non è tantissimo certamente, ma non è poco”. Mentre sul fatto che quando non ci sia vento non si produca energia, “una cosa importante è che circa 6.000 delle 8.760 ore un impianto eolico durante l’anno funziona, chiaramente sto parlando di ore di funzionamento e non di capacity factor, sappiamo tutti la differenza”.
Togni non è apparso stupito dal numero dei favorevoli: “Questa dell’eolico è una tecnologia che viene spesso additata come non accettata o comunque con un’opposizione delle popolazioni molto importante, viceversa storicamente abbiamo sempre avuto delle risultanze molto diverse, quindi è anche bene iniziare a comunicare questi aspetti per poi consentire ai pubblici decisori di prendere e di assumere le giuste decisioni sulla base di dati corrispondenti”. E ha definito la percentuale del 67% un “buon punto di partenza”.

Per Stefano Ciafani (Legambiente) in Italia c’è una maggioranza silenziosa a favore dell’eolico
Tra i relatori dell’evento anche Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, che analizzando i dati ha parlato di “una maggioranza silenziosa” a favore dell’eolico e di una “minoranza rumorosa” contraria agli impianti. Il rappresentante dell’associazione ambientalista ha affermato che anche in Sardegna, nelle iniziative sul campo organizzate da Legambiente, non ha mai riscontrato particolare ostilità.

Ha poi sostenuto che l’economia delle aree interne ha beneficiato di questi impianti: “Lo sviluppo delle rinnovabili ha contribuito ad arginare il fenomeno dello spopolamento”. Ciafani è sicuro: in territori “come l’Irpinia o la provincia di Benevento”, dove sono presenti molti impianti eolici, “la maggioranza silenziosa verrebbe fuori in maniera preponderante nel caso in cui, per magia, azzerassimo tutti gli impianti del territorio in un colpo”.
Poi ha fatto l’esempio del comune di San Sostene, in provincia di Catanzaro, che è riuscito a garantire una serie di servizi ai cittadini proprio grazie alle royalties dell’eolico. “Non a caso San Sostene è l’unico comune del Sud Italia che ha aumentato la popolazione negli ultimi anni”. E ancora Biccari, in provincia di Foggia.
