A Sogliano al Rubicone, borgo di tremila abitanti vicino a Cesena, sorge uno dei primi impianti italiani dedicati al recupero dei pannelli fotovoltaici a fine vita, quando diventano rifiuti. È gestito da Sogliano Ambiente, società a prevalente capitale pubblico (circa l’80% in mano al Comune) che porta il nome del paese, mentre il restante è detenuto da una società di settore. Un caso di eccellenza, come ha ricordato il presidente Stefano Bellavista in occasione di RemTech 2025: «Da duemila tonnellate di pannelli trattati, recuperiamo il 95% del peso in ingresso».
La storia del sito parte nel 1996, con l’apertura della discarica specializzata nel trattamento dei rifiuti speciali, che ancora oggi rappresenta il core business dell’azienda. Attualmente due lotti sono in gestione post mortem, uno è in coltivazione e sarà completato nel 2028. Nelle scorse settimane l’azienda ha ottenuto le autorizzazioni definitive per il quarto e ultimo lotto: i lavori partiranno entro novembre 2025, con un investimento di 50 milioni di euro sostenuto direttamente dalla società. Il cantiere durerà tre anni e porterà a una capacità di 220 mila tonnellate l’anno di rifiuti, per un arco temporale di circa 30 anni.
Sogliano Ambiente, un impianto ad alta automazione e operai specializzati per il recupero dei pannelli solari

Attorno alla discarica è nato un polo integrato per il recupero di diverse tipologie di rifiuti: carta, plastica, vetro, ma anche frazione organica proveniente dalle comunità locali. Nel 2021 è stato avviato il quarto impianto del polo, denominato RAEE, inizialmente dedicato al recupero di apparecchiature elettriche ed elettroniche di uso comune. Negli ultimi anni si è evoluto con l’installazione di una linea di lavoro speciale dedicata al riciclo dei pannelli fotovoltaici.
Nel 2024 l’impianto RAEE ha trattato circa 6 mila tonnellate di rifiuti, tra RAEE e pannelli solari. Il 2025, anno in corso, dovrebbe chiudersi con una stima di 2 mila tonnellate di soli pannelli. Questi provengono dallo smaltimento di attività private e industriali. La linea di lavorazione è automatizzata ma prevede anche operatori specializzati: un sistema consolidato che consente di recuperare il 95% del peso in entrata. Le frazioni ottenute non sono più rifiuti ma diventano materie prime seconde: vetro, metalli ferrosi e polvere di silicio, la parte più preziosa perché da essa possono essere estratti elementi come l’argento. Al momento il silicio viene spesso inviato in impianti in Svezia, più avanzati nella lavorazione, ma l’azienda sta valutando soluzioni per valorizzarlo anche in Italia.

Bellavista ha ricordato come, in passato, si temesse che lo smaltimento dei pannelli fosse troppo oneroso: «Si diceva che i costi avrebbero annullato i benefici. Oggi, invece, smaltire un pannello fotovoltaico costa circa due euro a pezzo».
La parte più preziosa che si ricava è la polvere di silicio
Dal punto di vista economico, l’impianto ha già dimostrato la sua solidità: in cinque anni di attività ha raggiunto il break-even, e nel 2024 ha chiuso con un leggero margine positivo, senza contributi esterni. Attualmente occupa 40 lavoratori e ha la capacità di sostenere nuovi investimenti, anche sul fronte della selezione dei materiali e nella produzione da fonti rinnovabili.

L’impianto RAEE è infatti autosufficiente dal punto di vista energetico: grazie a un impianto fotovoltaico da 700 kW installato sul tetto, copre circa 450 kWh di consumo medio dell’azienda, immettendo in rete l’energia eccedente.
Accanto all’attività industriale, la società sostiene anche lo sviluppo del territorio. Tra i progetti in cantiere ci sono la costruzione di un parco di grande valore pubblico e la realizzazione di una ciclovia che collegherà la collina romagnola alla riviera adriatica.
Oggi Sogliano Ambiente registra un valore della produzione di circa 45 milioni di euro l’anno. Nei suoi 30 anni di attività ha generato a beneficio dei soci quasi 200 milioni di euro, tra canoni per la gestione ambientale e utili di bilancio redistribuiti. «La nostra è una società con una prospettiva di sostenibilità non solo economica e finanziaria ma anche ambientale — ha concluso Bellavista —. Non tutti gli impianti generano marginalità positiva, ma in un’ottica di lungo periodo occorre guardare all’intero sistema».
