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    Home » Sistemi di accumulo, dall’auto elettrica un’alternativa che fa risparmiare 36 miliardi di euro
    Energia

    Sistemi di accumulo, dall’auto elettrica un’alternativa che fa risparmiare 36 miliardi di euro

    RedazioneDi Redazione9 Giugno 2026Updated:15 Giugno 2026Nessun commento5 Min lettura
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    A sinistra i moduli di un sistema di accumulo stazionario, a destra una stazione di ricarica bidirezionale (collage da originali Kecko from Eastern Switzerland, CC BY 2.0 e Matti Blume (CC BY-SA or GFDL)/Wikimedia Commons)
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    In Italia, “le batterie su quattro ruote” – la cosiddetta tecnologia vehicle-to-grid (V2G, dal veicolo alla rete, ndr) – potrebbero ridurre il fabbisogno di sistemi di accumulo di energia stazionari fino a 72 gw, equivalente a un risparmio fino a 36 miliardi di euro in termini di investimenti. È quanto emerge da un nuovo studio commissionato da Transport & Environment (T&E), principale organizzazione indipendente europea per la decarbonizzazione dei trasporti, e condotto dall’istituto di ricerca tedesco Fraunhofer ISI.

    Lo studio analizza gli effetti dell’indebolimento del regolamento Ue sugli standard di emissioni di CO₂ per le nuove auto sulla diffusione della tecnologia V2G. Il calo di immatricolazioni di auto elettriche (bev) che conseguirebbe a una revisione verso il basso dei limiti di emissioni – che T&E ha stimato in circa 49 milioni di veicoli elettrici in meno, in Ue, entro il 2040 – si tradurrebbe in circa 28 miliardi di euro in più all’anno di spesa per combustibili fossili. Circa 4,7 miliardi di euro solo per l’Italia.

    Ma rivedere gli obiettivi sulle emissioni, e quindi la traiettoria di crescita della mobilità elettrica, ha impatti diretti non solo in termini di gas serra e di consumi energetici, ma anche, direttamente, sul fabbisogno elettrico e sulla tenuta delle rete europea.

    Uno studio di T&E mette a confronto la tecnologia V2G nell’auto elettrica ai sistemi di accumulo stazionari

    Il V2G è un sistema di ricarica bidirezionale che consente ai veicoli elettrici di funzionare come “batterie su quattro ruote”, e funziona immagazzinando energia nei momenti di eccesso di produzione solare ed eolica, per poi reimmeterla nella rete quando la domanda è più alta. Per questo un minor numero di bev ridurrebbe direttamente la capacità di accumulo disponibile sul sistema elettrico europeo; questa diminuzione andrebbe pertanto compensata con nuova capacità di generazione elettrica, o con la realizzazione di sistemi di accumulo alternativi. Con meno auto elettriche in grado di cedere energia alla rete, l’Europa avrebbe bisogno di un terzo in più di capacità di riserva – pari a 13 gw aggiuntivi – rispetto a quanto sarebbe necessario mantenendo gli attuali obiettivi sulle emissioni. Per compensare questo gap con generazione addizionale, l’Ue dovrebbe costruire una capacità equivalente a circa 150 centrali elettriche di riserva, quelle che si accendono solo quando la domanda di energia raggiunge il picco.

    Un numero inferiore di veicoli elettrici comporterebbe inoltre un maggiore spreco di energia rinnovabile nei momenti di picco produttivo: senza le batterie delle auto elettriche ad assorbirla, investire in nuovi impianti solari sarebbe meno conveniente. Secondo lo studio, se gli obiettivi Ue venissero indeboliti tra il 2025 e il 2040 verrebbero installati il 37% in meno di nuovi impianti solari (-51 gw) nell’Unione europea. Senza milioni di batterie mobili in grado di assorbire energia eolica e solare, l’Europa rischierebbe di perdere 6 twh di energia pulita all’anno entro il 2040, l’equivalente del fabbisogno annuale di oltre un milione e mezzo di famiglie europee. Questo avviene perché eolico e fotovoltaico vengono spesso limitati nei momenti di massima produzione, quando la domanda o la capacità di accumulo non sono sufficienti. Le richieste porterebbero a disperdere il 25% in più di energia rinnovabile rispetto allo scenario con gli attuali obiettivi sulle emissioni.

    Con target Ue più deboli, a rischio la massa critica per il V2G su larga scala

    L’Europa dovrebbe inoltre spendere 4 miliardi di euro in più, ogni anno, per potenziare le infrastrutture della rete elettrica. Sarebbero necessari cavi più robusti e più trasformatori per gestire carichi più pesanti, poiché ci sarebbero meno veicoli elettrici in grado di cedere energia localmente durante i picchi di domanda.

    T&E esorta le istituzioni europee a mantenere intatti gli attuali target sulle emissioni di CO2 per le auto. Se confermati, questi obiettivi garantirebbero una massa critica di veicoli elettrici tale da rendere il V2G praticabile su larga scala. Resta però un nodo ancora irrisolto: la grande maggioranza delle auto elettriche oggi in commercio non è compatibile con questa tecnologia. Per questo, il regolamento “Automotive Omnibus” dell’Ue dovrebbe introdurre l’obbligo, per tutti i nuovi veicoli elettrici, di montare caricatori di bordo bidirezionali e interoperabili entro il 2032.

    Esther Marchetti, clean Transport manager di T&E Italia, ha dichiarato: “Mentre Bruxelles raccomanda all’Italia di accelerare su rinnovabili, reti e sistemi di accumulo, indebolire gli standard europei sulle emissioni delle auto andrebbe nella direzione opposta. Milioni di batterie possono contribuire ad assorbire l’energia prodotta da sole e vento e aumentare la flessibilità della rete. Ridurne la diffusione significherebbe meno capacità di accumulo, meno investimenti nel solare e maggiori costi per nuove centrali e infrastrutture di rete. L’Italia, che nel 2025 ha superato i 50 miliardi di euro di approvvigionamento di risorse energetiche , non può permettersi di rallentare la transizione: i trasporti dipendono ancora per oltre il 90% dai combustibili fossili. Mantenere obiettivi ambiziosi sulle emissioni è essenziale non solo per decarbonizzare il trasporto, ma per trasformare l’intero sistema energetico europeo e nazionale”.

    auto elettrica
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    Redazione

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