Siccità, gelo, esondazioni. Nel primo anno di attività, Agricat ha indennizzato gli agricoltori italiani colpiti da eventi climatici estremi per circa 106 milioni di euro. Lo ha spiegato alla platea del Festival Innovability, nei giorni scorsi a Roma, l’amministratore delegato Massimo Tabacchiera.
Agricat è il fondo mutualistico nazionale per la gestione del rischio in agricoltura; “Il primo nato in Europa”, ha sottolineato con una punta di orgoglio l’Ad. Pensato nel 2021, ha appena concluso il suo primo anno di “rodaggio” e collabora con altre importanti realtà italiane, come Leonardo, per affrontare problemi come siccità, gelo, ed esondazioni causate dal cambiamento climatico.
Primo anno di attività per Agricat, il fondo nazionale per la gestione del rischio in agricoltura
Ma perché mutualistico? “Lo dice la parola stessa – ha spiegato Tabacchiera – significa che tutti gli agricoltori partecipano a questo fondo, versando circa il 3% dei finanziamenti che ricevono dalla Pac, per aiutare chi si trova ad averne bisogno” a causa degli eventi stremi del clima, come siccità, gelo, ed esondazioni.

Siccità, gelo, esondazioni non hanno risparmiato l’Italia nel frattempo. “Abbiamo visto un 2023 purtroppo caratterizzato da grandi alluvioni, mentre il 2024 è segnato da una grave siccità”, ha ricordato Tabacchiera.
Come si compone il fondo Agricat e chi sono i destinatari: visita il sito.
Un altro elemento innovativo riguarda il coinvolgimento diretto degli agricoltori “al tavolo della verifica della gestione del rischio”. Agricat deve infatti completare entro tempi precisi i cosiddetti elenchi di pagamento per eventi di siccità, gelo, e esondazioni, che possono causare ingenti danni ai raccolti.
Tabacchiera ha tenuto a chiarire che gli importi non rappresentano un risarcimento, ma un indennizzo. “Si tratta di una percentuale che serve da stimolo per spingere il sistema agricolo ad assicurarsi, perché sulle assicurazioni catastrofali il settore è ancora indietro”.
Siccità, gelo, esondazioni: quando gli agricoltori possono chiedere l’indennizzo
Oltre alla gestione passiva del rischio, c’è anche quella attiva. Ed è qui che si gioca la vera sfida, secondo Tabacchiera. “Non dobbiamo più trovarci nella situazione di dover coprire un rischio, ma piuttosto di evitarlo”. Si innescherebbe anche un meccanismo virtuoso, per il quale aumenterebbero le percentuali di fondi disponibili per chi subisce un danno legato a siccità, gelo o esondazioni.
“Davanti ai cambiamenti climatici che stanno colpendo l’Italia – ha concluso – non basta più indennizzare gli agricoltori. Dobbiamo spingerli verso la gestione attiva del rischio, anche attraverso finanziamenti. L’agricoltore può fare molto per la cura del territorio. E oggi, finalmente anche l’Europa ha riconosciuto il suo ruolo”.
Sugli effetti dei cambiamenti climatici leggi anche Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, e Maria Chiara Zaganelli, direttrice del Crea.
