Roma imbocca una nuova rotta verso la mobilità condivisa. Secondo l’ultimo rapporto nazionale sulla sharing mobility, la Capitale ha superato Milano per numero di noleggi: 13,2 milioni in un anno contro i 12,6 milioni del capoluogo lombardo. Un sorpasso che segna un cambio di passo per la città, cresciuta del 10% rispetto al 2023 e sempre più orientata verso un modello di spostamento sostenibile e integrato. A spiegare cosa si nasconde dietro questi numeri sono stati l’assessore alla Mobilità Eugenio Patanè e il sindaco Roberto Gualtieri, intervenuti durante la presentazione dei dati.
Sharing mobility, la sfida delle grandi città
“La sfida delle grandi città come Roma, Milano e Napoli è trasformare modelli ancora troppo autocentrici, che incidono pesantemente sulla qualità della vita in termini di inquinamento, sicurezza stradale e cambiamenti climatici”, ha spiegato Patanè, sottolineando la necessità di “un sistema intermodale che integri trasporto pubblico, pedonalità, ciclabilità e mobilità in condivisione”.
L’assessore ha ricordato la situazione di partenza: quattro anni fa Roma contava 26mila dispositivi sul territorio, la maggior parte concentrati nel centro storico, sette operatori e “una situazione di decoro piuttosto confusa”. I mezzi venivano utilizzati quasi esclusivamente per scopi ludici, soprattutto nel fine settimana, e “non avevano una funzione trasportistica: erano sulle nostre strade, ma non integrati nel sistema.”
Sharing mobility a Roma, oltre 13 milioni di noleggi in un anno
La svolta è arrivata con il nuovo bando pubblico, che ha ridisegnato il sistema della sharing mobility fissando regole più chiare su sicurezza, decoro urbano e integrazione con il trasporto pubblico. “Abbiamo fatto un bando che ha fatto scuola in Italia e in Europa”, ha spiegato Patanè. “La mobilità condivisa deve avere una funzione trasportistica: servire il primo e l’ultimo miglio e integrarsi con la rete del trasporto pubblico, che è la spina dorsale su cui costruire una mobilità sostenibile.”
Oggi Roma conta 13mila monopattini e 6mila biciclette in condivisione, distribuiti in modo più equilibrato su tutto il territorio. “Nel centro storico non servono a nulla: mi interessa invece che stiano entro un miglio dalle stazioni metro, ferroviarie e tranviarie”, ha aggiunto l’assessore. “Dopo tre anni di lavoro siamo riusciti a estendere l’uso della sharing mobility dal centro a tutta la città”.

I criteri premianti e l’integrazione con il TPL
Un aspetto innovativo del bando è stato l’introduzione di criteri premianti: punteggi più alti per gli operatori che garantivano la copertura di tutte le stazioni del trasporto pubblico o che offrivano agevolazioni e corse gratuite ai cittadini con abbonamento annuale. Una scelta pionieristica, che ha attirato l’interesse anche di città europee come Lisbona.
Per migliorare il decoro urbano, Roma è stata suddivisa in microaree, così da controllare meglio la distribuzione dei mezzi. Nel Tridente, ad esempio, si è passati da 400 a 90 dispositivi, oggi monitorati in tempo reale dalla centrale della mobilità, che conosce posizione e stato di carica di ogni veicolo.
Crescono gli spostamenti fuori dal centro, picchi del 18%
I risultati sono già visibili. “Oggi abbiamo una mappa degli spostamenti molto più ampia, che si estende dal centro alle zone periferiche”, ha spiegato Patanè. I dati 2023-2025 mostrano una diminuzione dei noleggi nel centro storico e un aumento costante, fino al 18%, nelle aree più esterne, anche oltre il Grande Raccordo Anulare.
Nel 2024 Roma ha registrato 8,7 milioni di noleggi di monopattini e 2,4 milioni di biciclette. I tempi medi di utilizzo sono di circa 13 minuti per i monopattini e 14 per le bici, con percorrenze rispettivamente di 2,3 e 2,4 chilometri. Non si tratta più di un uso prevalentemente ludico: “i mezzi non vengono più usati solo nel weekend, ma soprattutto nei giorni feriali,” ha aggiunto l’assessore. “La sharing mobility sta diventando un pezzo del trasporto pubblico”.

Gualtieri: “Una componente strategica della trasformazione urbana”
Anche il sindaco Roberto Gualtieri ha sottolineato il valore del cambiamento. “A Roma la sharing mobility è una componente strategica della trasformazione urbana,” ha detto, “parte di un cambiamento che coinvolge anche le politiche ambientali, urbanistiche e la distribuzione dei servizi.”
Per Gualtieri, le politiche per la mobilità non possono essere affrontate isolatamente, ma devono inserirsi in una visione più ampia della città. “Serve un approccio olistico, che tenga insieme ambiente, pianificazione urbana e qualità dello spazio pubblico. La nostra ambizione è trasformare Roma rendendola più sostenibile, inclusiva e accessibile, in linea con gli obiettivi climatici di mitigazione e adattamento”.
Il sindaco ha ricordato come la sharing mobility non debba essere vista come alternativa, ma come complemento del trasporto pubblico. “A Roma non potremo mai avere una rete tradizionale capace di raggiungere ogni quartiere: il territorio è troppo vasto. Per questo l’integrazione tra ferro, gomma e sharing è essenziale per garantire il primo e l’ultimo miglio e rendere credibile la sostituzione dell’auto privata”.
Fra i passi avanti già compiuti, Gualtieri ha citato il nuovo regolamento per l’uso dei mezzi in sharing, la redistribuzione nelle periferie e l’integrazione tariffaria con il trasporto pubblico, sostenuta da un fondo di cinque milioni di euro per offrire corse gratuite o scontate agli abbonati mensili. “Tanto più cresce la domanda, tanto più daremo spazio a questo modello. Gli incentivi stanno funzionando, lo dimostrano i numeri, e nei prossimi anni potranno crescere ancora in modo significativo”.
