A fine 2025 la sharing mobility in Italia raggiungerà il suo picco storico con 60 milioni di noleggi, il valore più alto mai registrato. Ma accanto a questo traguardo positivo, emerge un segnale preoccupante: la domanda tende a concentrarsi sempre più in poche grandi città, mentre l’offerta di servizi si riduce. È quanto mostra il nono Rapporto sulla Sharing Mobility presentato a Roma dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Luca Refrigeri, dell’Osservatorio nazionale Sharing mobility, ha ricordato che la mobilità condivisa non è più un fenomeno passeggero, ma un’“abitudine consolidata di mobilità per milioni di cittadini”.. Il grafico che mostra l’evoluzione dei noleggi tra il 2015 e il 2022 racconta una fase di rapida crescita, seguita da un periodo di consolidamento tra il 2022 e il 2024, con circa 50 milioni di noleggi annui. Le stime per il 2025 indicano un incremento del 20%, fino a 60 milioni di utilizzi complessivi.

Micro-mobilità in testa: domina il monopattino sharing
La domanda di vehicle sharing in Italia è dominata dai servizi di micro-mobilità, che rappresentano quasi il 90% del totale (88%). In particolare, il monopattino sharing pesa per il 49% dei noleggi, il bike sharing per il 32%, mentre il car sharing si ferma al 12% e lo scooter sharing al 7%.
Tra i servizi più dinamici c’è anche il car pooling aziendale, che consente di condividere gli spostamenti casa-lavoro: un segmento in forte ripresa dopo la crisi del Covid, con un aumento del 580% dei viaggi e del 700% delle percorrenze rispetto al 2022.
Roma e Milano al vertice, ma la rete si restringe
Nel 2024 Roma e Milano restano le capitali della sharing mobility: da sole totalizzano circa la metà dei noleggi italiani, entrambe oltre i 12 milioni di utilizzi. Seguono Torino (4 milioni), Bologna e Firenze, mentre sotto i due milioni si trovano Palermo, Bari, Padova, Pisa e Brindisi.
Per la prima volta, Roma ha superato Milano nel numero complessivo di noleggi. Tuttavia, il rapporto segnala una progressiva concentrazione della domanda e un ridimensionamento dell’offerta. Dal 2022 al 2025 il numero di servizi di sharing attivi è diminuito: l’unico in crescita è il bike sharing (+8 servizi). In calo il car sharing (-7), lo scooter sharing (-9) e soprattutto il monopattino sharing (-37).

Tra logiche di mercato e nuove regole urbane
Secondo l’Osservatorio, la riduzione dei servizi di sharing mobility dipende da due tendenze parallele. Da una parte, le logiche di mercato: dopo anni di espansione, gli operatori cercano ora stabilità economica e maggiore efficienza, riducendo la presenza di mezzi e concentrandosi sulle città più redditizie. Dall’altra, il cambiamento nei modelli di governance urbana. Esemplare il caso di Roma e Milano, dove il numero di gestori di monopattino sharing è passato da 16 a 6 operatori complessivi, in seguito ai nuovi bandi comunali.
Meno veicoli condivisi e meno città servite
Il numero di veicoli in condivisione è sceso del 20% tra il 2022 e il 2025. Oggi solo 13 milioni di italiani vivono in città dove è presente almeno un servizio di vehicle sharing, il 7% in meno rispetto al 2022. Le aree più penalizzate sono nel Centro e nel Sud, spesso in province con redditi medi inferiori ai 24.000 euro annui. “Meno offerta di servizi significa meno accessibilità e meno diritto alla mobilità”, ha osservato Refrigeri, sottolineando che rispetto ad altri Paesi europei l’Italia “rischia di fare passi indietro”.
Crescono le auto private e le emissioni
Il quadro generale della mobilità urbana italiana resta complesso. Tra il 2019 e il 2024 il tasso di motorizzazione nelle principali aree metropolitane è aumentato del 5%, mentre la quota di spostamenti con mezzi pubblici è scesa dal 15,7% al 12,6%. In calo anche la ciclopedonalità (dal 26,6% al 23,5%), a vantaggio dell’auto privata. Le conseguenze si riflettono sulle emissioni: nel 2024 il settore dei trasporti ha raggiunto 110 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, con un incremento del 2% rispetto al 2023, il livello più alto dell’ultimo decennio.
Sharing mobility: sicurezza, leggerezza e vantaggi ambientali
L’Osservatorio evidenzia come la sharing mobility contribuisca anche a sfatare alcuni pregiudizi.
L’incidentalità resta bassa, con un incidente ogni 300 mila chilometri percorsi, e la massa media dei veicoli condivisi è scesa da 400 a 100 kg, rendendoli meno ingombranti e più efficienti. Inoltre, l’elettrificazione delle flotte è in costante crescita. “Non è una moda, ma un’abitudine sostenibile di mobilità“, ha ricordato Refrigeri. Gli utenti dei servizi condivisi utilizzano mediamente più trasporto pubblico e meno auto privata, contribuendo a ridurre traffico ed emissioni.
Il rischio di un modello a due velocità
Il quadro che emerge dal rapporto è duplice: da un lato la sharing mobility continua a crescere e a radicarsi nelle abitudini urbane; dall’altro, rischia di restare confinata nelle grandi città, con un’offerta sempre più limitata altrove. La sfida, ora, è evitare che questo successo si trasformi in un modello a due velocità.
