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    Home » Acqua, imprese Arte (10 miliardi di euro) pronte a investire. “Ma servono certificati blu”
    Energia

    Acqua, imprese Arte (10 miliardi di euro) pronte a investire. “Ma servono certificati blu”

    Simone LupinoDi Simone Lupino1 Ottobre 2025Updated:9 Ottobre 2025Nessun commento7 Min lettura
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    Mentre l’Italia permane in una condizione di crisi idrica che si protrae da anni, i reseller e trader dell’energia riuniti nell’associazione Arte annunciano la volontà di investire direttamente nel comparto.

    “Noi come Arte siamo pronti a entrare in questo mondo e a proporlo ai nostri operatori, ma solo attraverso un sistema di titoli di efficienza idrica”, ha dichiarato il presidente Marco Poggi in apertura del convegno “Dove scorre il futuro: l’acqua risorsa preziosa”, che si è svolto il 20 settembre presso la Sala Atti parlamentari del Senato della Repubblica.

    Con oltre 180 aziende associate e un fatturato aggregato di circa 10 miliardi di euro, Arte si posiziona come secondo operatore energetico italiano dopo Enel, davanti a colossi come Engie, Eni ed Edison. Un peso che l’associazione vuole mettere al servizio di una sfida nazionale cruciale, ma con condizioni precise: definire meccanismi che premino le imprese virtuose, ovvero quelle che riducono i consumi e investono in tecnologie innovative.

    Da sinistra a destra: Diego Pellegrino (portavoce Arte), l’ingegnere Geraldo Sansone (struttura commissariale per la crisi idrica), Maria Siclari (direttrice Ispra), Massimo Gargano (direttore Anbi), l’ingegnere Marco Casini (segretario generale Autorità di Bacino distrettuale dell’Appennino centrale), Giampiero Grillo (Arera)

    Marco Poggi, presidente Arte: “Acqua ed energia binomio del futuro”

    La proposta, già presentata ad alcuni parlamentari e al Gse, è quella di introdurre i cosiddetti “certificati blu”, pensati come l’equivalente dei certificati bianchi per l’efficienza energetica. Arte ha elaborato anche una simulazione: “Con 500 milioni di euro spalmati per dieci anni potremmo creare un grande mercato di titoli di efficienza idrica, capace di mobilitare investimenti su larga scala”, ha spiegato Poggi.

    Il presidente ha infine sottolineato il legame tra i due settori: “Acqua ed energia sono il binomio del futuro”, ricordando che diverse aziende energetiche hanno già mostrato interesse concreto verso la gestione idrica, arrivando in alcuni casi ad acquisire società del comparto.

    Il presidente di Arte, Marco Poggi

    Investimenti, Italia fanalino di coda in Europa: 70 euro al metro cubo

    Sul tema degli investimenti è intervenuto anche l’ingegnere Geraldo Sansone, della struttura commissariale per la crisi idrica. Un confronto con l’Europa mette in luce un forte ritardo:
    “L’investimento medio europeo è intorno a 150 euro al metro cubo. In Italia siamo a 70 euro e nelle gestioni più deboli si scende addirittura a 10 euro. Valori che non garantiscono infrastrutture adeguate e affidabili”. Con il Pnrr investiti sei miliardi, ma al momento i progetti realizzati sono solo la metà.

    Uno degli ostacoli all’efficacia degli interventi, secondo Sansone, sono la frammentazione normativa e gestionale, con circa duemila operatori attivi.

    Diego Pellegrino, portavoce di Arte, ha introdotto e moderato il convegno “Dove scorre il futuro: l’acqua risorsa preziosa”

    Casini: “Non c’è più sazio per una gestione artigianale”

    “L’acqua è un elemento essenziale per produzione di energia, basti pensare alle centrali idroelettriche – ha detto Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino centrale -. Ma l’acqua serve anche al raffreddamento delle centrali, sia quelle termoelettriche che nucleari. Energia e acqua sono strettamente collegate”.

    Anche Casini ha richiamato l’urgenza di legare la questione idrica al tema degli investimenti, già evidenziato da Sansone. “Per investire servono player con un approccio diverso: la gestione dell’acqua deve essere industriale, non c’è più spazio per una gestione di tipo ‘artigianale'”.

    La manutenzione degli impianti resta una delle criticità principali: «Le perdite della rete ammontano oggi al 42% a livello nazionale, mancano connessioni tra i sistemi e servirebbero nuovi invasi, mentre quelli esistenti andrebbero svuotati, ampliati e resi più efficienti». L’obittivo è invertire la rotta: “Si stanno facendo passi avanti, il Paese si è mosso, ma paghiamo ancora il prezzo di anni in cui non si è fatto abbastanza”, ha osservato Casini.

    Accanto alle carenze strutturali si è inserito con forza l’effetto del cambio del clima: «Ogni anno la temperatura media cresce rispetto al precedente e si sommano ondate di calore sempre più frequenti e intense».

    Il problema, ha aggiunto, è anche di conoscenza. Un esempio concreto: “I catasti delle concessioni sono lacunosi. Non sappiamo con precisione dove avvengono i prelievi, quali siano i volumi effettivi, né i livelli delle falde. Senza informazioni affidabili la gestione diventa di fatto casuale”.

    Per invertire la rotta, l’Autorità di bacino sta lavorando a un sistema conoscitivo più solido, basato su ascolto dei territori, dei consorzi e delle regioni, per ricostruire un quadro aggiornato delle concessioni e della disponibilità idrica. “Lo sforzo è avviato – ha concluso Casini – ma non basta: servono più investimenti e una governance capace di guidare la transizione”.

    “Dove scorrere il futuro: l’acqua risorsa preziosa”: la Sala Atti Parlamentati del Senato della Repubblica

    Siclari: “L’acqua è anche un asset strategico per l’economia nazionale”

    Maria Siclari, direttore generale di Ispra, ricordando che la risorsa idrica non è solo un bene ambientale, ma un vero e proprio asset strategico per l’economia nazionale.

    «L’acqua è un elemento centrale per il nostro sistema produttivo. Secondo le stime, entro il 2030 la domanda globale crescerà del 40% rispetto alla disponibilità attuale», ha spiegato, sottolineando come la scarsità idrica rischi di diventare un freno per l’industria, l’agricoltura e l’intero tessuto economico.

    Per misurare e monitorare la situazione, l’Ispra ha elaborato un modello di bilancio idrologico nazionale ed emette bollettini mensili a supporto delle amministrazioni e dei gestori. È uno strumento che fornisce dati aggiornati su disponibilità, fabbisogni e criticità, fondamentale per la pianificazione e la programmazione degli investimenti.

    I numeri non lasciano dubbi: il 2022 è stato l’anno peggiore, con 67 miliardi di metri cubi in meno rispetto alla soglia normale. Nel 2024 la situazione è migliorata, ma con un’Italia spaccata in due: alluvioni al Nord e siccità al Sud. Le prospettive sono preoccupanti: «Entro il 2030 avremo una riduzione del 10% della disponibilità idrica, che potrebbe arrivare fino al 40% entro il 2100».

    Il direttore generale di Anbi, Massimo Gargano, ha ricordato come i consorzi di bonifica siano impegnati ogni giorno nella manutenzione ordinaria e straordinaria di una rete idraulica che si estende per circa 231 mila chilometri di canali. Un lavoro silenzioso ma essenziale per la sicurezza del territorio, che spesso però sconta scarsità di risorse e lentezze autorizzative.

    Anbi, piano bacini da 10mila invasi

    Gargano ha rilanciato inoltre il progetto del Piano Bacini, che prevede la realizzazione di 10 mila piccoli invasi in terra distribuiti sul territorio nazionale. Si tratta di opere capaci di trattenere l’acqua piovana, ridurre il rischio idrogeologico e garantire riserve per agricoltura, industria e usi civili.

    Ma gli invasi non sono solo uno strumento di sicurezza idrica: rappresentano anche un’opportunità energetica. I nuovi bacini, infatti, potrebbero essere utilizzati per la produzione di energia idroelettrica e ospitare impianti di fotovoltaico flottante, trasformando l’acqua in una risorsa utile non solo per fronteggiare la siccità, ma anche per accelerare la transizione energetica.

    Diego Pellegrino, portavoce di Arte, consegna alla direttrice dell’ISPRA Maria Siclari un omaggio simbolico: un piccolo quadro capace di catturare CO₂
    La senatrice Erika Stefani

    Il quadretto che assorbe la CO₂

    Al convegno “Dove scorre il futuro: l’acqua risorsa preziosa” hanno preso parte numerosi rappresentanti istituzionali e del mondo dell’energia e dell’acqua. Dopo il saluto della senatrice Erika Stefani, sono intervenuti tra gli altri Gianpiero Grillo (Arera), Laura D’Aprile (Mase), Annamaria Barrile (Utilitalia), Luigi Patimo De Palo (Acciona), Gianvittore Viccari (Veneto Acque Spa), Carlo Papi (Siram Veolia), Paolo Taglioli (Idroelettrica Ticino) e Andrea Fazzari (ASviS).

    La giornata si è articolata anche in due panel tematici: uno dedicato all’innovazione nel servizio idrico e ai processi di dissalazione;. un altro focalizzato sulle tecnologie per lo sviluppo sostenibile.

    Come segno di attenzione alla sostenibilità, Arte ha donato a ciascun partecipante un quadretto in grado di assorbire CO₂, un gesto simbolico che lega il dibattito sulla gestione dell’acqua al più ampio impegno per la decarbonizzazione e la lotta ai cambiamenti climatici.

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    Simone Lupino

      E’ giornalista professionista dal 2011. Ha collaborato con Corriere di Viterbo, Il Messaggero, Russia Beyond the Headlines

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