Sette soluzioni tecnologiche per la decarbonizzazione dell’industria del vetro, calibrate sul contesto italiano e coerenti con l’obiettivo della neutralità climatica al 2050. È quanto emerge da uno studio congiunto di Enea e Assovetro, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Gases, che analizza due diverse strategie di transizione energetica per uno dei settori industriali a più alta intensità energetica.
“Questo studio analizza la decarbonizzazione dell’industria vetraria attraverso un approccio integrato e adattato alla realtà nazionale”, spiega il presidente di Assovetro Marco Ravasi. Le leve individuate includono l’uso di combustibili verdi come biogas e idrogeno, la cattura e stoccaggio della CO₂ (CCS, Carbon Capture and Storage), l’efficienza energetica, l’elettrificazione dei forni, l’aumento dell’utilizzo di vetro riciclato, l’impiego di materie prime già decarbonizzate e il ricorso a energia elettrica da fonti rinnovabili.
Decarbonizzare il settore del vetro: uno studio Enea-Assovetro
Secondo la coautrice dello studio Claudia Bassano, ricercatrice di ENEA, “le soluzioni devono essere combinate in modo flessibile, in base alle caratteristiche degli impianti e delle produzioni”. L’analisi evidenzia inoltre che la sola riduzione delle emissioni indirette legate all’uso di elettricità verde non sarà sufficiente a rispettare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, rendendo necessari interventi strutturali sull’intero ciclo produttivo del settore.
Dal green fuel alle energie rinnovabili: fino al 69% in meno di emissioni
Nel dettaglio, lo scenario Green fuel punta soprattutto su biometano e idrogeno verde, che consentirebbero una riduzione delle emissioni del 45%, seguiti dalla CCS (26%) e da efficienza energetica ed elettrificazione (21%). Nello scenario CCS, invece, la cattura e lo stoccaggio della CO₂ diventano il perno della transizione, con un abbattimento delle emissioni pari al 69%, mentre il contributo dei combustibili verdi si ferma al 7%.
Dal punto di vista economico, la strategia Green fuel comporterebbe un costo complessivo al 2050 di circa 15 miliardi di euro, contro gli 11,2 miliardi dello scenario CCS. Entrambe le opzioni presentano però criticità: dalla limitata disponibilità di idrogeno verde e biocarburanti alle difficoltà tecniche, normative e autorizzative legate alla CCS. «La neutralità climatica dell’industria del vetro è tecnicamente raggiungibile – conclude Giulia Monteleone, direttrice di ENEA-TERIN – ma richiede una collaborazione strutturata tra industria, ricerca e istituzioni, insieme a politiche di sostegno e semplificazione normativa».
