Dalla desalinizzazione in Giordania al piano idrico del Marocco, fino a oltre 5 miliardi di euro di garanzie europee per mobilitare 25 miliardi di investimenti nel Mediterraneo. La commissaria europea per il Mediterraneo Dubravka Šuica, intervenendo all’ultima giornata del Forum Euromediterraneo dell’Acqua alla Nuvola di Roma (29 settembre – 2 ottobre), ha indicato negli investimenti e nella cooperazione tra le due sponde del bacino la risposta alla crescente scarsità della risorsa.
“L’acqua è fondamentale per la stabilità sociale, per la crescita economica e per il lavoro”, ha sottolineato Šuica, ricordando gli effetti già visibili di siccità e cambiamento climatico su agricoltura, industria, turismo ed energia. “L’acqua non si ferma ai confini. È una sfida condivisa e dobbiamo costruire insieme la resilienza”.

Il Mediterraneo è tra le aree più esposte: oltre 180 milioni di persone vivono già in condizioni di scarsità idrica, mentre il bacino ospita il 7% della popolazione mondiale ma dispone soltanto del 3% delle risorse mondiali di acqua dolce rinnovabile.
Al centro dell’intervento della commissaria ci sono stati soprattutto i progetti che Bruxelles sta cercando di portare a terra. In Marocco è stato lanciato un programma da 348 milioni di euro a sostegno del Piano nazionale dell’acqua: circa 48 milioni arrivano sotto forma di contributi dell’Unione europea, mentre altri 300 milioni sono finanziamenti messi a disposizione da istituzioni di sviluppo di Germania, Italia e Francia. Gli interventi riguardano gestione delle risorse, resilienza alla siccità e protezione delle falde.

Ancora più rilevante l’operazione in Giordania, uno dei Paesi con maggiore stress idrico al mondo. “Stiamo sostenendo il progetto Aqaba-Amman”, ha ricordato Šuica. L’Unione europea, insieme a Bei, Bers e Stati membri, ha annunciato fino a 1,6 miliardi di euro per il grande sistema di desalinizzazione e trasporto dell’acqua dal Mar Rosso verso Amman, noto come National water carrier.
Ma per la commissaria la questione idrica non può essere affrontata separatamente da energia e alimentazione. “Non dobbiamo trattare l’acqua come una questione isolata. Dobbiamo guardare insieme ad acqua, energia e cibo”, ha affermato. È il principio del cosiddetto nexus acqua-energia-cibo-ecosistemi, inserito anche nella nuova dichiarazione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo adottata a Roma, che chiede di integrare la gestione idrica nelle politiche agricole, energetiche e industriali.
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Šuica ha quindi richiamato il T-Med, uno dei primi grandi strumenti operativi del Patto per il Mediterraneo: Bruxelles ha messo a disposizione oltre 5 miliardi di euro di capacità di garanzia, con l’obiettivo di mobilitare fino a 25 miliardi di investimenti entro il 2035 in rinnovabili, reti elettriche e tecnologie pulite tra Europa e Mediterraneo. Il programma punta anche a sostenere 15 GW di nuova capacità rinnovabile.

Il metodo indicato dalla commissaria è quello di utilizzare le risorse pubbliche per ridurre il rischio dei progetti e attirare capitali privati: “Dobbiamo combinare assistenza tecnica, sostegno alle politiche, garanzie e capacità finanziaria delle istituzioni internazionali e delle banche di sviluppo”.
La crisi idrica, secondo Šuica, riguarda direttamente “la stabilità e la sicurezza della nostra regione. È lavorando insieme che possiamo costruire la resilienza di cui il Mediterraneo ha bisogno”.
