Matteo Salvini si dice “soddisfatto” perché, a suo giudizio, l’Europa “è rinsavita” sul fronte del “tutto e solo elettrico”, ma avverte che “la battaglia non è ancora vinta”. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti interviene mentre a Bruxelles si apre una fase di ripensamento sulle regole che puntavano allo stop dei motori termici dal 2035. Ed è in questo nuovo contesto che colloca il suo messaggio sulla neutralità tecnologica, rilanciato davanti a una platea di imprese del settore dei trasporti riunite a Roma, nella sede dell’Aci, per un convegno organizzato da Ngv Italy, dall’Osservatorio per la neutralità tecnologica dei trasporti e dal World Energy Council.
Per Salvini, il fatto stesso che l’Unione europea stia rivedendo l’impostazione costruita negli ultimi anni è già un segnale politico. “La ridiscussione del dogma ideologico del tutto e solo elettrico è un dato acquisito, spero semmai che questo rinsavimento non sia tardivo. Basta guardare le immatricolazioni in Italia, Germania e Francia e la quota di mercato europeo e occidentale che i marchi cinesi e orientali hanno oggi rispetto a quella che avevano nel 2022. La matematica non è un’opinione”. E aggiunge: “È chiaro che se ti autocastri da solo mettendo fuori competizione un intero comparto e un’intera filiera nel nome di una sostenibilità finta, poi paghi le conseguenze”.
Leggi anche: “Transizione trasporti, con i low carbon fuels possibile coprire 33% dei consumi”. Lo studio Rie

Il ministro Salvini: “Il ‘tutto e solo elettrico’ non è più un dogma”
Il punto, per Salvini, è che la transizione costruita su un’unica tecnologia non ha prodotto neppure il risultato climatico atteso. “Se guardi i dati degli organismi internazionali, le emissioni di CO₂ nel mondo sono aumentate“, osserva. “Tra mille sacrifici, difficoltà aziendali, problemi di logistica e autotrasporto, sono parzialmente diminuite in Europa e negli Stati Uniti, ma nello stesso periodo sono aumentate in India e in Cina. La CO₂, non essendo sovranista, non si ferma al confine”.
È in questo quadro che il ministro rivendica il principio di neutralità tecnologica come alternativa al solo elettrico: “Adesso quanto meno parlare di neutralità tecnologica, di sostenibilità ambientale legata a quella economica e sociale, è qualcosa che non è più marginale”. Ricorda che all’inizio questa impostazione era minoritaria nei tavoli europei: “La prima volta che mettemmo al voto un intervento sulla neutralità tecnologica, inserendo almeno il tema dei biocarburanti, eravamo in tre su 27. Adesso ce la giochiamo alla pari, anche perché altri sistemi industriali la stanno pagando sulla propria pelle”.

Accanto al piano europeo, Salvini insiste sul terreno nazionale e sulle leve economiche. “La sostenibilità a chiacchiere e a convegni non arriva da nessuna parte”, dice. E rivendica il pacchetto di risorse per l’autotrasporto: “Finalmente arrivo non solo con degli impegni ma con 590 milioni di euro da mettere a terra nelle aziende. O aiuti le aziende a rinnovare il parco mezzi, dico aiuti non costringi. Quando costringi le aziende a innovare le flotte senza sostenere adeguatamente questo sforzo, ottieni l’effetto esattamente contrario”. “Avere 600 milioni a disposizione delle aziende per rinnovare il parco mezzi è la sostenibilità vera”, ribadisce, collegando il tema delle flotte alla credibilità delle politiche ambientali.
Il ministro: “Sostenibilità è dare la possibilità di scegliere”
Nel suo intervento, il ministro lega la neutralità tecnologica anche alle infrastrutture. “Parlando di sostenibilità e neutralità ecologica, l’unica via è la cura del ferro. Non è imporre il green per decreto o l’elettrico per decreto, è l’intermodalità. È dare la possibilità di scegliere tra asfalto e ferro”. E cita i collegamenti ferroviari che, una volta completati, “ti cambiano la vita”, spostando realmente persone e merci.
Quanto all’auto elettrica, Salvini rivendica la libertà di scelta, ma richiama il nodo energetico: “Se uno sceglie di prendersi l’auto elettrica è liberissimo, siamo in libero mercato. Ma mi sto occupando e preoccupando dell’economia della ricarica”. E avverte: “Se arrivassimo a una quota del 20-25%, oggi d’estate dovremmo decidere se ricaricare un’auto a Roma o se usare l’aria condizionata in una Rsa o in un ospedale”.
Il messaggio finale torna al quadro europeo: “Non è una battaglia vinta. Ma partiti che eravamo in nettissima minoranza, guardati come gente strana, oggi stiamo nel nome del buon senso portando sulla concretezza un continente che altrimenti rischia di andare nel burrone”.
