La Toscana ha le sue “zone di accelerazione” per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Il piano per l’individuzione dei siti è stato presentato lo scorso 31 agosto in consiglio regionale dall’assessore alla Transizione ecologica Monia Monni.
Sono zone di accelerazione: le aree a destinazione industriale, le coperture degli edifici, i siti ove sono già installati impianti della stessa fonte. Inoltre, le aree all’interno dei porti e degli interporti sono incluse. E ancora: i siti e gli impianti nelle disponibilità delle società del gruppo Ferrovie dello Stato italiane, i siti delle società di gestione aeroportuale. Anche i parcheggi nei quali si intende installare moduli fotovoltaici posizionati su pensiline o tettoie sono coinvolti. Le discariche chiuse, anche se ripristinate, sono comprese. Sono escluse dalle zone di accelerazione le aree a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale.
Zone di accelerazione per le rinnovabili, il piano presentato dall’assessore alla transizione energetica Monia Monni
L’obiettivo del piano è definire le zone di accelerazione per gli impianti fotovoltaici e gli impianti di stoccaggio dell’energia elettrica. Gli impianti devono essere da fonti rinnovabili co-ubicati. Le opere connesse e le infrastrutture indispensabili alla costruzione e all’esercizio degli stessi sono anche parte del piano. Nel piano si stabilisce un cronoprogramma. Inoltre, si specifica che venga riesaminato periodicamente per tenere conto del monitoraggio sugli obiettivi di conversione energetica.
“Per quanto questi impianti siano un presupposto strategico per lo sviluppo della nostra regione – aggiunge Monni – la loro diffusione va armonizzata”. “Individuiamo come zone di accelerazione quelle che la legge regionale – spiega – avrebbe individuato come zone a idoneità assoluta. In tali aree, il conflitto è potenzialmente molto più basso, le industriali, i porti, i tetti”.
Consumi finali, a farla da padrone sono ancora le fonti fossili: 80%
In Toscana le rinnovabili coprono appena il 17,9% dei consumi finali lordi di energia (dato 2022), una quota leggermente inferiore alla media nazionale. La regione assorbe circa il 6,3% della domanda energetica italiana. Il consumo è così distribuito: agricoltura 1,5%, industrie 25,6%, terziario 16,7%, trasporti 29% e famiglie 27%. Il quadro resta dominato dalle fonti fossili, che garantiscono circa l’80% del fabbisogno. Il gas, da solo, copre quasi metà dei consumi regionali. Le rinnovabili – solare, idrico, eolico e geotermia – si fermano intorno al 18%.
“Ci si limita, sostanzialmente, ad individuare le aree di accelerazione per gli impianti fotovoltaici nelle aree di idoneità assoluta. Queste sono state individuate nella bozza esaminata nella commissione congiunta Sviluppo economico e rurale e Territorio e ambiente – è intervenuto il portavoce dell’opposizione Alessandro Capecchi (FdI) –. Non siamo in grado di fare atti di indirizzo. Auspichiamo che laddove si voglia seguire il cronoprogramma, quanto elaborato ci venga trasmesso in maniera celere per recuperare la possibilità di esercitare il ruolo di indirizzo”.
