Entro il 2050 gli impianti per le energie rinnovabili potrebbero generare in Italia 6 milioni di tonnellate di rifiuti. I dati sono stati presentati alla 19ª edizione di RemTech a Ferrara, durante l’incontro “Energie rinnovabili e illeciti ambientali” organizzato dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su altri illeciti ambientali e agroalimentari.
Più o meno dopo 30 anni in servizio, pale eoliche, rotori, pannelli fotovoltaici giungono a fine vita e a quel punto diventano materiali da gestire. Senza dimenticare le batterie. Ma come saranno smaltiti? Potranno essere riciclati o finiranno per creare nuove criticità ambientali?
“Energie rinnovabili e illeciti ambientali”, il titolo di un convegno a RemTech 2025
Questi materiali, una volta esaurito il loro compito, rientrano tra i cosiddetti rifiuti emergenti. La Commissione ha iniziato a occuparsene dal maggio 2023. Sono definiti così perché fino a pochi anni fa non esistevano, o non avevano volumi significativi. Con la transizione energetica si è registrata una crescita rapida e per i prossimi anni sono attesi incrementi consistenti.

Il presidente della Commissione, Jacopo Morrone, ha fornito alcune stime: «Nel 2025 in Italia si stimano mille tonnellate di rifiuti dalle energie rinnovabili, mentre al 2050 si parla di sei milioni. Si tratta di un rifiuto complesso: non può essere smaltito semplicemente in discarica, ma va riutilizzato, riciclato, diviso. Possono essere recuperati litio, cobalto, manganese, nichel, grafite. E quindi nascerà un business che si creerà intorno allo smaltimento, al riciclo e al riutilizzo».
Litio, cobalto, manganese, nichel, grafite: cosa si può recuperare dalle rinnovabili
Per approfondire il tema la Commissione ha aperto un filone di inchiesta dedicato ai rifiuti emergenti collegati alle energie rinnovabili. L’attività, avviata nell’aprile 2024, è affidata a un gruppo di lavoro composto da un magistrato, due relatori, parlamentari e consulenti. I risultati confluiranno in una relazione da sottoporre a Parlamento e Regioni, con l’obiettivo di fornire linee guida per un quadro normativo più adeguato.
Morrone ha evidenziato che spesso delle rinnovabili si considera solo il lato positivo, ossia la produzione di energia verde senza consumo di combustibili fossili. Ma è necessario valutare anche le criticità ambientali che le diverse tecnologie possono comportare.

Si lavora per aggiornare e coordinare il quadro normativo
Per l’eolico Morrone ha menzionato: impatto paesaggistico, riduzione del valore immobiliare, disturbi acustici e basse frequenze percepite come fastidiose, rischi per la fauna aviaria, problemi idrogeologici in aree montane e collinari, contestazioni locali promosse dai comitati.
Sul solare, invece, attenzione a consumo di suolo, impatti legati alla produzione stessa dei pannelli, smaltimento dei moduli e riciclo non sempre efficiente. «Oggi in Italia sono pochi gli impianti che riciclano, riutilizzano e smaltiscono i pannelli fotovoltaici. Se nel 2050 si pensa a circa 6 milioni di tonnellate, sarà necessario realizzare diversi impianti in più».
Energie rinnovabili, Morrone: “Vanno gestite con attenzione”
Per le biomasse, infine, rischio di deforestazione, perdita di biodiversità, emissioni di gas serra se la combustione non è ben gestita, dipendenza da risorse naturali che possono scarseggiare.
Il presidente della Commissione ha sottolineato: «Non è tutto oro che riluce. Le energie rinnovabili devono essere gestite con attenzione”. E ha concluso: “Nei prossimi anni sarà cruciale rafforzare i controlli ambientali, migliorare la trasparenza dei progetti, promuovere tecnologie sostenibili, inasprire le sanzioni contro chi inquina, aggiornare o correggere una normativa che resta ancora oggi lacunosa o contraddittoria. È necessario coordinare il quadro normativo a livello nazionale e regionale».
