Riciclare per decarbonizzare. Nuovo appello delle imprese italiane dell’economia circolare, che da tempo chiedono regole di mercato più chiare, incentivi e più spazio per i materiali riciclati. Al centro dell’attenzione c’è il ruolo che il riciclo può svolgere nel percorso di decarbonizzazione. Secondo le imprese, sostenere il riciclo non è soltanto una questione ambientale, ma anche uno degli strumenti necessari per avvicinare l’Italia agli obiettivi climatici fissati a livello nazionale ed europeo.
Se ne è parlato al convegno “Quale futuro per il riciclo?”, promosso nel corso della manifestazione Green Med Expo & Symposium in corso a Napoli.
“L’industria italiana del riciclo continua a distinguersi a livello europeo per performance elevate – ha dichiarato Elisabetta Perrotta, direttore di Assoambiente -. Dietro questi risultati emergono però fragilità profonde, soprattutto in filiere strategiche come plastica, tessile, edilizia e Raee, ancora frenate dall’assenza di mercati maturi e da una domanda insufficiente di materiali riciclati. Il riciclo oggi non è più soltanto una questione ambientale: è una leva industriale, competitiva e strategica per la sicurezza delle risorse e la decarbonizzazione del Paese”.
Emissioni in calo, ma ancora non basta per gli obiettivi climatici 2030 e 2050
Nonostante le criticità strutturali, l’Italia continua a registrare emissioni inferiori alla media europea e un trend di riduzione positivo. Un risultato che, però, non basta ancora a garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici al 2030 e al 2050. Per Assoambiente è quindi indispensabile rafforzare il legame tra economia circolare e decarbonizzazione, riconoscendo al riciclo e al recupero un ruolo centrale nella strategia nazionale di riduzione delle emissioni.
“Serve ora un cambio di passo – ha aggiunto Perrotta -. Occorrono regole chiare, uniformi e stabili, una fiscalità che premi davvero chi investe nella circolarità e una politica di acquisti pubblici capace di sostenere e sviluppare i mercati del riciclato”.

Le criticità delle filiere
All’evento sono intervenuti anche rappresentanti delle filiere dell’economia circolare aderenti ad Assoambiente, che hanno evidenziato le difficoltà che interessano alcuni comparti strategici. In diversi casi la raccolta dei materiali resta insufficiente, come nel settore dei Raee, mentre in altri i materiali riciclati faticano ancora a trovare sbocchi di mercato.
Le criticità riguardano in particolare i rifiuti da costruzione e demolizione, il tessile e la plastica. Secondo gli operatori, a pesare sono una domanda ancora debole di materiali riciclati, regole non sempre uniformi e l’assenza di mercati pienamente maturi in grado di valorizzare le materie prime seconde.
L’Italia consuma meno materiali, ma resta dipendente da importazioni: i dati
Secondo i dati illustrati da Assoambiente, da oltre dieci anni l’Italia utilizza circa 824 chilogrammi di materia pro capite all’anno, un valore inferiore alla media europea di 1.335 chilogrammi. Tuttavia, mentre la Germania nello stesso periodo ha ridotto il proprio consumo di materia del 23%, l’Italia si è fermata a un calo dell’1%.
Resta inoltre elevata la dipendenza del Paese da biomasse vergini e combustibili fossili importati. Le importazioni di materiali hanno infatti raggiunto i 498 chilogrammi pro capite, ben oltre la media europea di 334 chilogrammi. Una caratteristica coerente con il sistema economico nazionale, ma che espone il Paese alle tensioni geopolitiche e alla volatilità dei mercati internazionali.
Anche sul fronte dell’estrazione primaria, nonostante valori inferiori rispetto alla media europea (571 chilogrammi pro capite contro 1.150 nell’Unione europea, 991 in Germania e 954 in Francia), l’Italia non ha ancora avviato una significativa riduzione del ricorso alle materie vergini, né sviluppato pienamente meccanismi efficaci di sostituzione e recupero.
In particolare, nel settore delle costruzioni permane un utilizzo limitato degli aggregati riciclati derivanti dal recupero dei rifiuti edili, mentre continua il consumo di nuove risorse da cava. Una criticità che, secondo Assoambiente, si collega anche all’elevato consumo di suolo e alla limitata integrazione tra interventi di bonifica e processi di rigenerazione urbana.
