“La ricerca italiana sta mettendo a punto nuovi strumenti a supporto degli agricoltori per affrontare le sfide emergenti, come quella dell’adattamento ai cambiamenti del clima”. Lo ha annunciato la direttrice del Crea, Maria Chiara Zaganelli, intervenendo nei giorni scorsi a un convegno organizzato nell’ambito del Festival dell’Innovability a Roma.
Prima di entrare nello specifico, Zaganelli ha voluto fare un encomio agli agricoltori, sottolineando con soddisfazione come finalmente anche a livello europeo sia cambiata in maniera positiva la visione su questo settore produttivo e su chi ci lavora, riconoscendoli come “protagonisti del cambiamento”. “L’agricoltura non produce solo derrate alimentari, ma fa molto di più. Gli agricoltori hanno assunto un ruolo fondamentale per la tutela del territorio e della biodiversità. La ricerca accompagna gli agricoltori in questo percorso virtuoso, mettendo a disposizione competenze, conoscenze e innovazioni a favore dell’agricoltura. Ma il primo merito va a loro”.
Zaganelli (Crea): “Ruolo degli agricoltori fondamentale per tutela della biodiversità”
Tra le risposte ai cambiamenti climatici, Zaganelli ha parlato degli studi finalizzati a individuare varietà di piante che possano rispondere efficacemente a queste nuove sfide: “Si tratta di varietà molto più resistenti allo stress idrico, al calore, ma anche, e soprattutto, in grado di difendersi dai patogeni che, purtroppo, sono arrivati nel nostro territorio a causa dei cambiamenti climatici e della globalizzazione dei mercati. Questo approccio consente una migliore ottimizzazione nell’uso degli agrofarmaci”.
Zaganelli ha poi aggiunto: “La ricerca è anche mettere a disposizione del settore strumenti per una gestione ottimale del suolo“. Il Crea è in prima linea con studi che forniscono informazioni dettagliate e puntuali sullo stato dei suoli, con l’obiettivo di offrire agli agricoltori una mappatura precisa delle aree dove è possibile coltivare determinate varietà rispetto ad altre. Un lavoro che incrocia anche i dati sugli eventi climatici avversi registrati negli ultimi anni sul territorio nazionale, creando così una base conoscitiva utile per pianificare meglio le coltivazioni in un contesto climatico in continua evoluzione.
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Parlando più in generale, Zaganelli ha messo in evidenza l’importanza della formazione: “È fondamentale. Non riguarda solo i giovani, ma tutti gli imprenditori agricoli. In Italia, oggi, la maggior parte delle aziende agricole è gestita da persone over 50. Questo non deve scoraggiarci: servono servizi di formazione e informazione anche per chi è già attivo”.
Dalla ricerca nuovi strumenti e soluzioni per aiutare gli agricoltori ad affrontare i cambiamenti del clima
“Credo inoltre sia fondamentale, per colmare il gap generazionale che caratterizza il mondo agricolo, puntare su misure di accompagnamento. Il ricambio generazionale non significa semplicemente far uscire dal lavoro una persona senior per far entrare un giovane. Al contrario, è importante affiancare i giovani a chi li ha preceduti, valorizzando l’esperienza. La formazione può creare un’osmosi tra queste due generazioni, che non devono essere distanti, ma lavorare sempre in sinergia”.
Per Zaganelli, la sfida più grande dei prossimi dieci anni sarà contrastare lo spopolamento delle aree interne. “Sono il presidio di tutto il resto del territorio e gli agricoltori possono giocare un ruolo chiave. Per evitare lo spopolamento, servono investimenti in infrastrutture, il riconoscimento del ruolo sociale che spetta agli agricoltori e un giusto reddito per le nuove generazioni. Da parte sua, la ricerca può offrire soluzioni affinché il settore agricolo diventi più attrattivo per i giovani”.
Dal convegno su Agricoltura tra innovazione e tradizione leggi anche l’itervento del segretario generale dell’Autorità distrettuale di bacino dell’Appennino Centrale Marco Casini: “In Italia urgente una transizione idrica”
