Progetto Re.Wo: un processo innovativo per il recupero dei rifiuti di lana minerale. Presentato a Ecomondo 2025, si propone di rivoluzionare il trattamento dei rifiuti di lana minerale, trasformandoli in materiali riutilizzabili per diverse applicazioni industriali. Il progetto, cofinanziato dall’Unione Europea, vede coinvolti l’Università di Modena e Reggio Emilia, l’azienda Zetadi Srl, promotrice dell’iniziativa, il Cnr e altri partner industriali.
Re.Wo: Recycling mineral Wool waste into high-value products. “Trattiamo termicamente le lane minerali, che oggi sono rifiuti pericolosi destinati a discariche controllate, e le trasformiamo in una materia prima seconda, pronta per il riciclo”, ha spiegato il professor Alessandro Gualtieri, aprendo il convegno. La tecnologia sviluppata consente di eliminare la parte fibrosa delle lane minerali, un materiale che, se inalato, può raggiungere i polmoni e causare gravi danni, compresa una possibile cancerogenicità.
Re.Wo, le applicazioni del progetto: il settore ceramico
Una delle applicazioni più promettenti del materiale recuperato riguarda l’industria ceramica. “Il materiale che otteniamo può essere utilizzato per produrre grès porcellanato, contribuendo così a ridurre la dipendenza dalle materie prime tradizionali e a ottimizzare i processi produttivi”, ha affermato Sonia Conte, dell’Istituto di Scienza, Tecnologia e Sostenibilità per lo sviluppo dei materiali ceramici del CNR. Il progetto si inserisce in un contesto di economia circolare, puntando su un uso più efficiente delle risorse e sulla riduzione dei rifiuti.
L’industria delle piastrelle ceramiche è un settore ad alta produttività, ma anche ad alto consumo di materie prime. Ogni anno, vengono utilizzate circa 350 milioni di tonnellate di materie prime, spesso importate da paesi extra-europei, con costi elevati per i trasporti e rischi legati all’instabilità geopolitica. La guerra in Ucraina ha ulteriormente aggravato la situazione, interrompendo le forniture di argilla provenienti da quel paese, una delle principali fonti per il mercato europeo delle piastrelle”.
Leggi anche: Dalla vecchia discarica del polo ceramico un serbatoio di materie prime

Re.Wo: recupero e valorizzazione dei rifiuti di lana minerale
La sostenibilità è un altro obiettivo centrale del progetto Re.Wo. “L’inertizzazione della lana minerale ci permette di trasformare un rifiuto pericoloso in una risorsa utilizzabile, riducendo la necessità di conferire il materiale in discarica”, ha spiegato Sonia Conte. La lana minerale, che è comunemente usata come materiale isolante, è composta principalmente da fibre artificiali vetrose, che, per la loro forma, sono classificate come “possibili cancerogene”. Per renderla sicura e utilizzabile, è necessario un processo di inertizzazione.
Leggi anche: “Parte il primo progetto in Italia per il recupero dei magneti permanenti”
Il processo brevettato si avvale di un forno fusorio che lavora in regime di ossicombustione, già impiegato nella produzione di fritte vetrose. In pratica, i sacchi contenenti la lana minerale vengono pressati e riscaldati a temperature elevate. Questo processo distrugge la parte fibrosa, che è quella pericolosa, e produce un materiale vetroso, che può essere riutilizzato come materia prima per altre applicazioni industriali.
“Il risultato finale è un materiale che può essere utilizzato senza compromettere la qualità dei prodotti industriali, riducendo al contempo l’impatto ambientale”, ha aggiunto Conte.
Dai rifiuti di lana minerale a materia per l’industria ceramica: i risultati e le prospettive
I test effettuati in laboratorio hanno mostrato che l’inserimento di Re.Wo nel processo di produzione del grès non ha richiesto modifiche al processo produttivo, né ha alterato le proprietà dei semilavorati. Inoltre, l’integrazione di questo materiale consente di ridurre le temperature di cottura, con un conseguente risparmio energetico. “L’aspetto estetico del prodotto finale è leggermente più scuro, ma la sua compattezza e qualità non sono compromesse”, ha affermato Mattia Sisti, del Dipartimento di Scienze Chimiche e Geologiche dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Una delle uniche criticità riscontrate riguarda l’aggiunta di Re.Wo in elevate quantità, che ha ridotto la stabilità del materiale in alcuni casi, ma questo problema è correggibile.
“Il prossimo obiettivo del progetto è testare su larga scala i risultati ottenuti in laboratorio. Se i test saranno confermati, il progetto potrebbe avere un impatto ambientale significativo, riducendo i rifiuti pericolosi e promuovendo il loro riutilizzo in un settore industriale ad alto valore aggiunto”.
Re.Wo per smalti ceramici sostenibili
Un’altra possibile applicazione del Re.Wo è nella produzione di smalti ceramici sostenibili. I primi test hanno mostrato che il materiale può essere utilizzato come materia prima per smalti ceramici scuri, con una percentuale di utilizzo fino al 44%. “Re.Wo si è dimostrato una valida materia prima seconda per smalti ceramici di colorito scuro”, ha spiegato Fabiana Altimari, del Dipartimento di Ingegneria dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
In questo modo, il progetto Life Re.Wo non solo contribuisce a risolvere un problema ambientale, ma offre anche soluzioni concrete per una produzione industriale più sostenibile.
