“Questo premio rappresenta per noi il riconoscimento dei valori con cui è nata la nostra comunità energetica rinnovabile: un progetto costruito per il bene pubblico, con l’idea che la transizione ecologica debba essere un’opportunità sociale ed economica per tutto il territorio”.
Sono le parole di Daniele De Maria, presidente della Cer Roero, pronunciate subito dopo l’annuncio che ha incoronato la comunità piemontese “Cer dell’anno” 2025.
Cer dell’anno: 5 finaliste, un vincitore e una menzione speciale
La premiazione si è svolta a Roma il 25 novembre nella sede del Gse, al termine della quinta conferenza nazionale dedicata alle comunità energetiche rinnovabili.
In finale erano arrivate cinque realtà:
- Cer Roero,
- la comunità energetica solidale Cer.ca.mi,
- la Cer Enpal,
- la comunità energetica di Falconara,
- Solar Valley.
Il Premio Ifec, assegnato annualmente alla comunità che meglio unisce partecipazione, benefici ambientali, governance trasparente e impatto territoriale, è andato alla Cer Roero. La giuria ha inoltre attribuito una menzione speciale alla Cer Enpal. La delegazione piemontese, guidata dal presidente Daniele Demaria, ha accolto con grande soddisfazione il risultato.
Cer Roero, l’idea nata da 20 Comuni della provincia di Cuneo
“Siamo una comunità energetica rinnovabile fondata da 20 Comuni della provincia di Cuneo, nel territorio collinare del Roero. La Cer è nata il 13 maggio 2024, da un gruppo di sindaci che ha capito che le comunità energetiche rappresentano un’opportunità sociale, una risorsa per la transizione ecologica e una possibilità economica grazie agli incentivi”.
“La Cer non possiede impianti. Siamo un insieme di cittadini, imprese, parrocchie ed enti pubblici che decidono di condividere energia rinnovabile prodotta localmente. Questa è la nostra forza”.
“La nostra particolarità è che siamo fondati e guidati interamente da enti pubblici. Questo garantisce che l’interesse collettivo resti sempre il centro dell’iniziativa. Ci raccontano di progetti che talvolta risultano troppo vicini a interessi commerciali. Noi vogliamo mantenere al centro gli obiettivi ambientali, economici e sociali”.
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800 soci tra cittadini, imprese, parrocchie, enti. 14 MW di potenza totale
Oggi Cer Roero può contare su una base sociale solida e una struttura energetica già significativa:
- 800 soci
- circa 1.300 POD
- 226 impianti attivi o in attivazione
- 14 MW di potenza totale, già condivisa per circa il 40%
Il 50% degli impianti ha ottenuto il finanziamento Pnrr al 40%, lasciato interamente ai soci.
“La Cer non trattiene nulla“, precisa De Maria. Gli incentivi derivanti dall’autoconsumo condiviso genereranno non meno di 400–500 mila euro all’anno. “Oltre il 90% di queste risorse tornerà direttamente sul territorio, mentre la parte restante coprirà le spese di gestione”.
“Nei prossimi due anni il nostro lavoro sarà trovare i consumatori che utilizzino tutta questa energia rinnovabile. Abbiamo superato le 60 serate pubbliche dall’inizio del 2025 e stiamo stringendo accordi con Confcommercio, alcune Esco, fornitori di energia e altri attori del territorio”. La comunità si sviluppa in una zona di pianura e collina, dove la produzione è quasi completamente fotovoltaica (circa il 99%). Fanno eccezione alcuni Comuni come Monterosso Grana, in Valle Grana, dove in futuro potrebbero essere sviluppati piccoli impianti idroelettrici.

“In Piemonte un ecosistema favorevole alla nascita delle Cer”
“Questo premio conferma che il modello costruito ha solide basi”, spiega De Maria. “Abbiamo ricevuto un forte sostegno iniziale da Fondazione CRC, Fondazione Compagnia di San Paolo e dall’esperienza di Environment Park di Torino, che ci ha accompagnati sia sul piano tecnico sia su quello normativo. Il Piemonte è la regione con il maggior numero di Cer, e questo non è un caso: qui c’è un tessuto istituzionale che ha fatto da humus per queste iniziative”.
In Cer Roero un ruolo decisivo lo hanno i cittadini: “Siamo una squadra di volontari. Dal presidente ai consiglieri alle sezioni territoriali, nessuno è remunerato. Ognuno mette a disposizione competenze – informatiche, divulgative, comunicative – ed è questa carica ideale che ha permesso alla comunità di crescere così rapidamente”.
Ora la sfida è aggregare le comunità già esistenti
“All’inizio non è stato semplice. Siamo partiti subito dopo il decreto attuativo di ottobre 2024, ma abbiamo dovuto modificare lo statuto su indicazione del GSE e farlo riapprovare in tutti i Consigli comunali. Oggi però costituire una Cer è molto più semplice: il quadro normativo è chiaro e ci sono statuti già pronti – anche il nostro – che possono essere presi come riferimento”.
Secondo De Maria, la fase attuale della transizione energetica richiede un cambio di passo:
“Non è più il momento di creare tante nuove Cer. Ora serve aggregare le realtà esistenti. Le comunità troppo piccole non riescono a sostenere costi di gestione e software. Servono economie di scala e unioni basate su valori condivisi, per contare davvero a livello regionale e nazionale”.
“Si può partire anche senza grandi investimenti”
“Non servono grandi investimenti. La nostra comunità, pur essendo grande, non possiede impianti. Abbiamo semplicemente messo insieme ciò che c’era: impianti di imprese, parrocchie e Comuni. Così siamo arrivati a oltre 14 megawatt senza costruire nulla di nostro”. Parola d’ordine: non spaventarsi. “Le Cer non devono realizzare chissà quali impianti. Devono aggregare ciò che il territorio già possiede”.
