Nella Piana del Sele, uno dei principali poli in Campania e in Italia per l’allevamento bufalino, ogni giorno vengono prodotti circa 3 milioni di chili di reflui zootecnici, pari a quasi 900 milioni di chili l’anno. Un volume che negli anni ha reso sempre più complessa la gestione dei liquami degli allevamenti. Inoltre, ha contribuito ad aumentare la pressione ambientale su un territorio classificato Zona vulnerabile ai nitrati.
Il tema è tornato di recente al centro dell’attenzione anche dopo il sequestro di un’area di circa 12mila metri quadrati a Foce Sele. Qui, secondo gli accertamenti, i liquami di un’azienda zootecnica venivano convogliati attraverso tubazioni interrate. Poi venivano sversati direttamente nel suolo e in un canale consortile collegato al fiume Sele.
In questo contesto si inserisce il progetto promosso da Paestum Energia Futura Srl. Questa società propone la realizzazione di un impianto a biometano nel territorio di Capaccio Paestum. Attualmente, il progetto è in fase di autorizzazione nell’ambito della conferenza di servizi.
L’impianto dovrebbe trattare 77.900 tonnellate annue di matrici organiche, tra cui 58.400 tonnellate di letame di bufala e circa 10.000 tonnellate di liquame bovino. Si prevede una produzione stimata di oltre 5 milioni di metri cubi di biometano all’anno. Attraverso la digestione anaerobica, i reflui verrebbero trasformati in gas rinnovabile e digestato da utilizzare come fertilizzante naturale.
Paestum Energia Futura prevede la produzione di oltre 5 milioni di metri cubi di biometano/anno
“Quello a cui abbiamo assistito nell’ultimo fine settimana è l’ennesimo segnale di una situazione che non può più essere tollerata”. é il commento della società proponente dop gli ultimi fatti riportati dalla cronaca. Gli scarichi abusivi di liquami bufalini nei canali finiscono nei fiumi e poi nel mare. Controlli e sequestri sono necessari, ma da soli non bastano: servono infrastrutture adeguate per gestire gli enormi volumi di reflui prodotti ogni giorno dal comparto bufalino”.
“Non stiamo chiedendo qualcosa di straordinario – spiegano dalla società con una nota stampa – stiamo proponendo ciò che nel resto d’Italia è già realtà da anni. Anche la Campania stessa lo riconosce come priorità”. E ancora: “Il biometano fatto bene è proprio quello che proponiamo. Il nostro è un impianto dimensionato sulle reali esigenze del territorio, che opera in ambienti confinati e restituisce sostanza organica ai suoli”.
Come detto, l’iter autorizzativo è in corso: “Tutta la documentazione, comprese le relazioni su impatto odorigeno, acustico e paesaggistico, è depositata presso gli enti competenti e disponibile alla consultazione”, continuano dalla società. “Ci impegneremo nei prossimi giorni con azioni volte all’ulteriore trasparenza e al coinvolgimento dei cittadini”.
Allevatori della Piana del Sele favorevoli all’impianto a biometano: “Lo spandimento non basta più”
Si dichiara favorevole al progetto il presidente della Cooperativa Agricola Paestum di Spinazzo, storica realtà che riunisce circa 200 soci tra agricoltori e allevatori del territorio. “Gli allevatori sono i primi a volere una soluzione. Ogni giorno conviviamo con il problema dei reflui e sappiamo bene che lo spandimento tradizionale non basta più. Un impianto moderno, pulito e controllato non è una minaccia per il territorio, è l’unica strada per proteggerlo davvero”.
Secondo i dati citati nel progetto, nel Nord Italia circa il 70% dei reflui zootecnici viene trattato in biodigestori. Invece, nel Mezzogiorno la quota si ferma intorno al 16%. Inoltre, la Regione Campania ha previsto un piano da 200 milioni di euro per la realizzazione di 50 impianti a biometano. Con tale piano si vuole ridurre la pressione ambientale legata alla gestione dei reflui degli allevamenti.
