Sarà inaugurato a giugno da Erion il primo progetto in Italia per il recupero dei magneti permanenti, elementi indispensabili per fare la transizione digitale, ecologica ed elettrica. L’impianto sorgerà a Ceccano, in provincia di Frosinone e andrà a regime nel 2027. Sarà in grado di lavorare duemila tonnellate di rifiuti provenienti da componenti come hard disk o da veicoli elettrici, da cui si potranno ricavare 700 tonnellate di ossido di neodimio.
L’annuncio è stato dato da Danilo Bonato, direttore generale del consorzio Erion (batterie, tessile e altri prodotti) il 10 maggio alla conferenza nazionale sull’economia circolare. Bonato ha esordito ricordando che da poco, l’11 aprile, “è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale europea il regolamento sulle materie prime critiche strategiche”. Il documento “offre un quadro di riferimento molto ampio per affrontare il problema della eccessiva dipendenza dell’Italia e dell’Europa dalle importazioni di materie prime strategiche e fissa alcuni parametri: il 25% di materia critica ottenuto dal riciclo”.
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Magneti permanenti, un mercato da 70 miliardi di dollari
Nel regolamento ci sono due articoli che riguardano proprio la produzione e il riciclo dei magneti permanenti. “Sono elementi pervasivi – ha spiegato Bonato alla platea -. Tutte le nostre tecnologie elettroniche, il mondo delle rinnovabili, l’automotive, la difesa, l’aerospazio dipendono dalla disponibilità dei magneti permanenti”.
Secondo uno studio tedesco si parla di un mercato da 70 miliardi di dollari che abilita tremila miliardi di filiere industriali. “I magneti permanenti si fanno con le terre rare leggere, quella più conosciuta e anche più presente è il neodimio. Noi dipendiamo dai magneti permanenti per fare la transizione digitale, ecologica, energetica. E per fare i magneti permanenti ci serve il neodimio”.
Siamo all’anno zero. “L’Italia importa 230 tonnellate/anno di terre rare leggere. Erion ha realizzato uno studio che dimostra che dai rifiuti che contengono ossido di neodimio potremmo ricavare 20 tonnellate di questa materia critica, quasi un 10 per cento del totale delle importazioni e un pezzettino di quel 25% che ci chiede l’Europa come tasso minimo di riciclo. E invece oggi ne ricicliamo zero”.
I motivi sono presto detti: “Non c’è un sistema di raccolta, non ci sono impianti e ci manca tutta l’industria della trasformazione e della produzione dei magneti pesanti in Europa”.

Coinvolta nel progetto New-RE anche l’Università dell’Aquila
Il progetto di Erion si chiama New-RE. “Pensiamo che si importante che il nostro consorzio sviluppi delle iniziative per trovare soluzioni ad alcuni di questi problemi. Siamo partiti con alcuni partner come Itelyum, Osai e Università dell’Aquila per un progetto che verrà inaugurato a Ceccano a giugno basato sull’idrometallurgia, e quindi a minor impatto ambientale, per recuperare ossido di neodimio”.
L’iniziativa punta a sanare una vulnerabilità specifica dell’Italia e dell’Europa e presenta un business care. Ma c’è anche un business case interessante da costruire: basti pensare che una tonnellata di neodimio vale 20-25mila euro. Il progetto si sviluppa in due fasi, a questa ne seguirà una seconda finanziata con fondi europei, per un finanziamento totale di 10 milioni di euro.
“Elemento critico sarà costruire una filiera sicura di approvvigionamento e poi un mercato di sbocco europeo. Il lavoro sarà anche estendere questo progetto cercando di costruire una filiera. L’auspicio è che possa essere da stimolo per altri progetti”, ha concluso Bonato.
