Per la dottoressa Antonella Litta, reumatologa, “la scelta del nucleare risulta irrazionale, antistorica, demagogica”. Litta è intervenuta come rappresentante dell’Associazione Medici per l’ambiente – Isde, un gruppo di medici specializzati nel rapporto tra ambiente e salute umana, in occasione del convegno “Il no della Tuscia al deposito scorie nucleari”, svoltosi a Civita Castellana il 24 aprile.
Perché proprio Civita Castellana? La provincia di Viterbo è, al momento, quella che statisticamente ha la più alta probabilità di dover ospitare la struttura destinata allo stoccaggio dei rifiuti radioattivi presenti in Italia. Nell’Alto Lazio si trovano ben 21 aree riconosciute come idonee dalla Carta nazionale delle aree idonee su un totale di 51. Nell’elenco dei materiali destinati a questa infrastruttura figurano i rifiuti radioattivi derivanti dall’esercizio e dal decomissioning delle centrali nucleari, dal settore medicale, industriale e della ricerca.
Nucleare, l’intervento di Antonella Litta (Medici Isde) a Civita Castellana

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Un progetto che sta incontrando una forte opposizione da parte della popolazione locale, preoccupata per le possibili conseguenze negative su un territorio a forte vocazione agricola e turistica, da cui sono scaturiti ricorsi al Tar, manifestazioni in piazza, incontri pubblici.
La referente Isde ha esordito sottolineando la necessità, per chi si batte contro la realizzazione del deposito, di respingere con fermezza anche ogni proposta di ritorno al nucleare come fonte di produzione energetica.
A tal proposito, la dottoressa Litta ha affermato: “La scelta del nucleare risulta irrazionale, antistorica, demagogica e sottende una visione antidemocratica e centralizzata della produzione energetica, determinando la militarizzazione dei territori. Costruire nuove centrali è molto costoso e richiede tempi lunghi, dai 15 ai 20 anni; hanno un ciclo di vita breve, in media circa 35 anni, e rappresentano una fonte costante di pericolo per il rischio di incidenti. Inoltre, i costi di smantellamento sono altissimi e il problema dello stoccaggio delle scorie radioattive resta irrisolto”.
“Rischi immediati e futuri per lo smaltimento delle scorie”
Ancora Litta: “Lo sfruttamento dell’energia nucleare comporta l’uso e la produzione di materiali che emettono radiazioni nucleari di tipo alfa, beta o gamma. Queste danneggiano gravemente e in modo irreversibile i tessuti biologici, alterando il patrimonio genetico cellulare e causando cancro o mutazioni ereditarie. I rischi sono sia immediati – come la radioattività rilasciata dagli impianti, i fluidi contaminati, o gli incidenti, un tempo ritenuti impossibili ma tragicamente dimostrati da Three Mile Island, Chernobyl e Fukushima – sia futuri, legati all’accumulo delle scorie, che rimarranno radioattive per millenni”.
“Non da ultimo, è importante ricordare che in Italia due referendum popolari, nel 1987 e nel 2011, si sono espressi chiaramente contro il nucleare. Alla luce di tutte queste considerazioni, è l’energia solare quella che deve sempre essere privilegiata”.
Nel suo intervento, la dottoressa Litta ha poi citato un documento dell’Ordine dei Medici di Viterbo e provincia che, già nel 2021, evidenziava le numerose criticità ambientali del territorio. Tra le principali: la presenza di arsenico e fluoro nelle acque potabili; l’elevata radioattività naturale dovuta al gas Radon; l’uso diffuso di pesticidi e fertilizzanti nell’agricoltura intensiva; il progressivo degrado dell’ecosistema del lago di Vico. Tutti fattori già correlati a impatti negativi sulla salute pubblica (leggi qui).
Il ricordo di papa Francesco e le riflessioni sull’Enciclica Lausato si’
I lavori del convegno, aperti da un minuto di silenzio in memoria di Papa Francesco, sono stati introdotti da un saluto e da alcune riflessioni sull’Enciclica Laudato si’, incentrata sulla cura del Creato. Sono intervenuti don Terzilio Paoletti, vicario generale della diocesi di Civita Castellana e delegato del vescovo Marco Salvi, e un rappresentante della diocesi di Viterbo per conto del vescovo Francesco Orazio Piazza. Entrambi i vescovi erano assenti perché impegnati nelle celebrazioni funebri in suffragio del Pontefice.
Sono seguiti gli interventi del sindaco Luca Giampieri, di Famiano Crucianelli, presidente del Biodistretto delle Forre e della via Amerina, dell’ingegner Marco Rossi e di Valerio Rossoni, presidente del Comitato Centro storico di Civita Castellana. Oltre, come detto, a quello della dottoressa Litta.
L’incontro civitonico, ultimo di una lunga serie di momenti di confronto e partecipazione sul territorio, è stato coordinato dalla dottoressa Vanessa Losurdo. Ha offerto l’ennesima occasione per ribadire le ragioni dell’opposizione al progetto che individua nel Viterbese le aree per la realizzazione del deposito nazionale unico di scorie radioattive.
