Qual è il presente e il futuro delle discariche in Italia? Secondo Elisabetta Perrotta, direttore Assoambiente, “non possiamo pensare di costruire molte altre discariche da qui al 2035”. “Non è questa la strada indicata dall’Europa – ha detto in un convegno che si è tenuto il 16 maggio all’Università degli studi della Tuscia (Viterbo) -. Tuttavia, non possiamo neanche pensare che le discariche non siano più necessarie. Ogni anno produciamo 30 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, una parte dei quali non può essere riciclata o recuperata. Oltre a questi dobbiamo tener conto anche di 130 milioni di tonnellate/anno di rifiuti speciali“.
Il convegno rientrava tra le iniziative dell’ultima tappa di Impianti aperti on the road, che ha visto protagonista per due giorni la società Ecologia Viterbo come “un esempio virtuoso di gestione dei rifiuti”, rappresentata dall’amministratore delegato Pierpaolo Lombardi.
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Perrotta ha spiegato a che punto è l’Italia rispetto agli obiettivi che ogni singolo Paese deve raggiungere in ambito europeo al 2035: almeno il 65% di rifiuti urbani portati a riciclo e 10 % massimo di conferimenti in discarica.

Rifiuti urbani e discariche, i dati del rapporto Ispra (2022)
“Secondo l’ultimo rapporto Ispra sui rifiuti urbani che fa riferimento all’anno 2022, i rifiuti avviati al recupero di materia in Italia rappresentano più del 50%, però attenzione – ha aggiunto subito dopo il direttore di Assoambiente – perché il riciclo effettivo è inferiore. Inoltre, portiamo in discarica come rifiuti urbani quasi il 18%. Abbiamo ancora tempo davanti a noi, ma dobbiamo migliorare”.
Il trend nazionale è positivo, ma perché ci sono alcuni territori che trainano gli altri: “C’è da lavorare a livello locale per far sì che tutti riescano a rispettare quello che poi è l’obiettivo nazionale. Portiamo ancora in discarica troppi rifiuti”.

“Noi dobbiamo portare a riciclo quello che possiamo dei rifiuti urbani differenziati e anche dei rifiuti industriali. Però va anche detto che non tutto quello che viene raccolto in maniera differenziata può andare a riciclo, e il riciclo stesso genera degli scarti“.
L’opzione tervolarosizzatori
Scarti che possiedono ancora un potere energetico e calorifico. L’opzione termovalorizzatori. “Occorre pensare a una impiantistica che riesca ulteriormente a sfruttare questo tipo di rifiuti dal punto di vista energetico”, ha detto Perrotta. “E quando invece ciò non è possibile perché non tutti rifiuti possono andare a questi tipi di impianti dobbiamo, allora dobbiamo pensare a come metterli in sicurezza. E qui ci viene in aiuto la discarica”.


“Il primo dei discorsi che in genere che si sente sulla questione discariche è che queste siano in competizione con riciclo. Invece non è così”. Perrotta ha mostrato un grafico sulla ripartizione percentuale della gestione dei rifiuti in Europa dove si vede che la media è rappresentata da un mix tra diverse forme di gestione.

Perrotta ha fatto anche degli esempi in ambito nazionale: “La Lombardia ha una necessità di conferimento in discarica per i rifiuti urbani che è sotto il 5 %, oltre gli obiettivi europei, mentre abbiamo regioni del Sud dove la discarica occupa una percentuale ancora molto importante. In Lombardia invece ci sono discariche, impianti di termovalorizzazione e impianti di riciclo. Per riuscire ad avere risultati importanti bisogna realizzare e gestire impianti che riescano a coprire tutto il ciclo”.
Rifiuti urbani, la situazione in Europa
Secondo un report, al 2023 sono solo 9 gli Stati in linea con il raggiungimento del target. “La notizia buona è che l’Italia è stata giudicata tra i paesi virtuosi”. Non mancano le sorprese. “Ci sono Paesi infatti da cui non ci si aspetterebbe problemi di gestione dei rifiuti che rischiano di non raggiungere il target di riciclo dei rifiuti urbani: Estonia, Finlandia, Francia, Portogallo, Svezia, Spagna. Altri 10 Paesi sono a rischio raggiungimento degli obiettivi di riciclo dei rifiuti da imballaggio: Grecia Polonia, Lituania, più la zona dell’Est Europa”.
“Ci sono differenza significative tra gli stati dell’Unione europea, abbiamo ancora Paesi dove il conferimento del rifiuto in discarica supera il 50% se non il 70 per cento. Difficile pensare che questi Stati riescano da oggi al 2025 e poi al 2035 raggiungere questo 10%”.

Elisabetta Perrotta ha spiegato che l’Europa sta lavorando ad alcuni correttivi. “Dal nostro punto di vista – ha concluso il direttore di Assoambiente – bisogna far sì che l’Europa insieme, cosi come l’Italia insieme, sia capace di raggiungere gli obiettivi e non restringere gli obiettivi senza comprendere quelle che sono le criticità dei singoli Stati membri o dentro gli Stati membri”.
