Nel monastero delle suore clarisse il cuore di una delle prime comunità energetiche rinnovabili solidali (Cer) in via di sviluppo a Roma. L’energia che servirà 20 consumatori-soci sarà prodotta infatti da un impianto fotovoltaico installato sulle coperture della struttura religiosa, con una potenza prevista di 60-70 kilowatt. Si tratta della Cer “La Pianticella”, nata attorno al Monastero Santa Chiara di via Vitellia, nel quartiere Monteverde. Una suora-ingegnere tra i progettisti.
“Nel nostro monastero vivono 26 suore, di età compresa tra i 25 e i 90 anni. I nostri consumi sono alti, ma non è stato questo il motivo principale per cui abbiamo deciso di costituire una Cer. Tutto è iniziato da un approfondimento che la nostra comunità ha fatto sull’Enciclica Laudato si’ di Papa Francesco nel 2020” ha raccontato la madre superiora, suor Elena Francesca, durante il convegno “Comunità energetiche rinnovabili – Il progetto delle CER solidali di Roma”, svoltosi il 10 febbraio al Campidoglio.

Il progetto delle suore: dal fotovoltaico alla Cer “La Pianticella”
L’idea iniziale delle suore era installare un semplice impianto fotovoltaico sul monastero. “Poi un ingegnere amico ci ha suggerito di costituire una comunità energetica. Abbiamo subito accolto l’idea con entusiasmo” ha detto suor Elena Francesca.
Da quel momento, le suore hanno cercato di coinvolgere altre persone del quartiere che condividessero la stessa visione etica e ambientale. “Abbiamo organizzato un primo incontro e, con nostra sorpresa, si sono presentate una settantina di persone. In seguito, abbiamo dovuto selezionare i partecipanti in base all’appartenenza alla stessa cabina primaria. Ma la cosa più bella è che, anche chi non poteva entrare nella comunità, ha voluto comunque contribuire mettendo a disposizione competenze e supporto”.
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Una suora ingegnere alla guida del progetto tecnico
A occuparsi della parte tecnica del progetto è stata suor Marta Maddalena, suora e ingegnere, da poco trasferitasi al monastero Santa Chiara da un altro convento. “Ha messo competenza, passione e dedizione al servizio di questo progetto. Con l’aiuto di altre figure professionali, membri della comunità e non, siamo riusciti a portare avanti gratuitamente alcuni passaggi che avrebbero rappresentato un costo significativo, come la realizzazione dello studio di fattibilità” ha detto ancora la madre superiora.
Le sfide burocratiche e il futuro della Cer La Pianticella
In attesa del decreto attuativo sulle comunità energetiche, “abbiamo approvato statuto e regolamento e, a giugno 2024, abbiamo ufficialmente costituito la Cer. Oggi conta una ventina di membri ed è già iscritta al registro unico del terzo settore”. L’impianto fotovoltaico è in fase di autorizzazione da parte della Sovrintendenza. Sebbene infatti l’edificio nuovo che ospita le suore sia stato costruito nel dopoguerra, “questo è già sottoposto a vincoli”.
Suor Marta Maddalena ha spiegato i dettagli tecnici: “Al momento il monastero è l’unico prosumer della comunità, anche se all’inizio speravamo che anche altri membri potessero installare i propri impianti. Purtroppo, le realtà condominiali rendono ancora difficile la realizzazione di piccoli impianti individuali”.
Tra le fonti rinnovabili scelto il fotovoltaico. La Cer si aggancerà a un impianto da 60-70 kilowatt che verrà instalato sulla copertura del monastero. “Il consumo annuo complessivo del gruppo è di circa 100mila kilowattora, con un nostro autoconsumo superiore alla metà, mentre il resto sarà condiviso con gli altri membri della comunità” spiega suor Marta Maddalena. La stima dei pannelli installabili è di 166 moduli.

Un modello da espandere
Guardando al futuro, la CER La Pianticella sta lavorando per ampliare la propria base produttiva. “Vogliamo coinvolgere più persone attraverso collaborazioni con realtà condominiali, parrocchie ed enti religiosi, oltre a sfruttare le opportunità offerte dal nuovo regolamento di Roma Capitale e il coinvolgimento di produttori terzi”. Suor Marta Maddalena ha concluso citando il pontefice: “Come scrive Papa Francesco nella Laudato si’, ‘è molto quello che si può fare’. Questa esperienza va oltre i numeri e i benefici economici. È un’occasione di crescita, relazione e condivisione, un’opportunità di bene non solo per l’ambiente, ma per l’umanità intera”.
