Il Gruppo Armani è pronto a lanciare sul mercato 800 T-shirt realizzate con cotone coltivato in Italia, in un campo sperimentale in Puglia, secondo i principi dell’agricoltura rigenerativa. Un prodotto super green e interamente Made in Italy, dalla fibra alla confezione. L’annuncio è arrivato durante il convegno “La moda italiana che verrà”, tenutosi al BesteHub di Prato.
“Lanceremo a breve le prime 800 T-shirt. Per ora è un prodotto di nicchia“, ha spiegato Rossella Ravagli, responsabile sostenibilità del Gruppo Armani. “Ma l’obiettivo è di estendere la produzione, renderlo ‘scalabile’, coinvolgendo sempre più agricoltori attraverso un vero e proprio protocollo dedicato”.
Si tratta del primo risultato di Apulian rigenerative cotton project, partito nel 2023, frutto della collaborazione tra Gruppo Armani, Smi (Sustainable markets initiative), Cba (Circular bioeconomy alliance), Efi (European Forest Institute), Crea e l’azienda tessile pratese Beste.
Armani, a breve in vendita le prime 800 T-shirt realizzate con cotone rigenerativo: l’annuncio a Prato
Sulle etichette delle 800 T-shirt in cotone rigenerativo sarà presente un QR code che permetterà agli utenti di accedere a un “passaporto digitale” del capo, contenente informazioni dettagliate su ogni fase della filiera. “Usiamo questa tecnologia già dal 2018 per garantire l’autenticità dei nostri capi. Ora la sfruttiamo anche per raccontare tutto il percorso di sostenibilità del prodotto”, ha aggiunto Ravagli. L’impegno del Gruppo Armani in questo senso viene da lontano (leggi qui).
Un prodotto che unisce tradizione, innovazione, sperimentazione. Il cotone utilizzato per questa prima produzione proviene da un campo del Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria) a Rutigliano, in provincia di Bari. La coltura, scomparsa da tempo in Italia, è stata reintrodotta qui in forma rigenerativa nel 2023. In due anni si è già passati a sei ettari, con risultati promettenti: rese di tre tonnellate per ettaro con solo cotone, oltre cinque tonnellate per ettaro integrando colture da frutto, grazie alla tecnica dell’agroselvicoltura.
Biodiversità, uso efficiente delle risorse idriche, carbon farming, diversificazione delle colture e del paesaggio
“Il cotone può essere coltivato anche in Italia con rese interessanti e consumi idrici contenuti – ha spiegato Giuseppe Scarascia-Mugnozza, direttore del Centro sulle Biocittà dell’Efi –. Con una buona gestione, può consumare meno acqua di colture come il pomodoro. E riportare in Italia una filiera del cotone significa rafforzare davvero il concetto di Made in Italy”. Ma non sono gli unici benefici: le ricadute positive si sono misurate anche in carbon farming, diversificazione paesaggistica, aumento della biodiversità.
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Beste, partner tecnico del progetto, è stata coinvolta anche per la sua esperienza diretta nella coltivazione del cotone in Italia, avviata già nel 2021 con il progetto “Itaco – Italian Cotton“. L’azienda, come spiegato dal fondatore Giovanni Santi, è sempre stata attenta negli anni alla sostenibilità, Ma con questo Itaco è voluta tornare alle origini: all’agricoltura, Itaco è una filiera biologica completamente interna all’azienda, l’unica di questo tipo oggi attiva in Europa. E una delle poche nel mondo.
E c’è anche il cotone biologico: il progetto Itaco di Beste
«Siamo partiti con 45 ettari e oggi ne coltiviamo 250 in Puglia – ha spiegato Daniele Airoldi, responsabile tecnico del progetto Itaco – . Abbiamo anche realizzato un impianto di ginnatura, fondamentale per la prima trasformazione del cotone, che prima era un passaggio assente in Italia».
L’idea alla base del progetto Itaco è costruire una filiera biologica tracciabile, corta e nazionale: il cotone viene coltivato in Puglia, filato a Bergamo, poi tessuto, rifinito e confezionato a Prato. “Senza questa filiera – aggiunge Airoldi – avremmo dovuto acquistare cotone bio dagli Stati Uniti, farlo filare in India, e poi riportarlo in Italia per il resto della lavorazione: un percorso di oltre 22mila chilometri. Con il nostro modello, tutto resta qui”.
“Il connubio fra ricerca, sviluppo e trasferimento tecnologico è fondamentale – ha dichiarato il presidente del Crea, Andrea Rocchi -. Il Crea porta avanti diversi progetti dedicati alla produzione di materie prime, quali la seta e il cotone: l’agricoltura, infatti, è importante nell’intera filiera della ricerca. È necessario, però, ripensare il modello di business e il relativo paradigma, puntando su qualità e sostenibilità ambientale, sociale ed economica”.
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