Mentre il dibattito sul possibile ritorno del nucleare civile divide la politica italiana, c’è un ente che lavora per garantire la sicurezza di ciò che già esiste: l’Isin, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione. Attivo dal 2018, anche se istituito nel 2014 per rispondere a un’esigenza europea, l’Isin si occupa della sicurezza nucleare in Italia, con un focus particolare sulla gestione dei rifiuti radioattivi e sul monitoraggio delle installazioni nucleari dismesse.
In questo contesto si è svolto il primo congresso nazionale dell’Isin, dal titolo “Isin, dall’esperienza pregressa ai nuovi scenari per garantire efficienza e sicurezza”. L’evento ha rappresentato un’occasione per fare il punto sul lavoro svolto dall’Ispettorato in questi anni e per riflettere sulle sfide future legate alla sicurezza nucleare. Il congresso ha anche sottolineato l’importanza del ruolo che Isin svolge oggi nel garantire la sicurezza del settore nucleare, alla luce di un possibile ritorno del nucleare civile in Italia, tema che continua a suscitare opinioni contrastanti.
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Sicurezza nucleare, il ruolo di Isin nella gestione del rifiuti radioattivi, ma non solo
Francesco Campanella, direttore dell’Isin, ha evidenziato che il dibattito sul futuro del nucleare è fortemente polarizzato, ma il compito dell’Isin non è influenzare questa discussione, bensì garantire la sicurezza in tutte le fasi del ciclo nucleare, dalla gestione dei rifiuti alla supervisione delle centrali nucleari dismesse. “La sicurezza è un bene comune che deve unire, non dividere”, ha dichiarato, sottolineando come l’Ispettorato si concentri soprattutto sull’oggi, con un impegno quotidiano nella gestione dei rifiuti radioattivi e nella supervisione delle installazioni esistenti.
Il direttore Francesco Campnalla ha presentato anche i numeri che testimoniano l’attività dell’Isin: 33.000 metri cubi di rifiuti radioattivi gestiti ogni anno, 62 depositi temporanei, 17 impianti nucleari dismessi e circa 100 strutture che utilizzano radiazioni ionizzanti per scopi medici e industriali. Inoltre, Isin gestisce una rete sul territorio per il monitoraggio della radioattività ambientale; una rete per l’emergenze, tenendola sempre in grado di operare in tempo reale. E ancora: dà supporto alle prefetture per le bonifiche sul territorio; ed è presente in funzione di rappresentanza in decine di tavoli internazionali, in particolare tra Vienna e Bruxelles. A portare avanti questo lavoro, circa 90 unità di personale: 60 tecnici e 30 esperti giuridico-amministrativi.
Il ministro Pichetto Fratin: “Ruolo di Isin importantissimo”
Il congresso ha anche offerto l’opportunità di approfondire il futuro dell’Isin in relazione alla legge delega sul nucleare sostenibile, che potrebbe rafforzare ulteriormente il ruolo dell’Ispettorato. Sebbene il futuro sia incerto, Campanella ha sottolineato che Isin è pronta a svolgere il proprio ruolo nel caso in cui l’Italia decida di intraprendere una nuova strada nell’ambito del nucleare sostenibile.
Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha partecipato all’evento, ribadendo che l’Italia non è un Paese “denuclearizzato”, ma che utilizza il nucleare per fini medici, industriali e di ricerca, producendo ogni anno centinaia di metri cubi di rifiuti radioattivi. Ha sottolineato come l’Isin continui a svolgere un ruolo cruciale nella sicurezza delle operazioni nucleari esistenti e future, ricordando che la sicurezza, a prescindere dal dibattito sul ritorno del nucleare, deve sempre essere garantita.
