Vale 43 miliardi di euro il mercato delle bonifiche ambientali in Italia. Un comparto che restituisce più del doppio di quanto investe: ogni euro in bonifiche genera oltre due euro di benefici tra salute, ambiente, lavoro e sviluppo economico. È quanto emerge dal rapporto realizzato da Ref Ricerche e presentato il 18 settembre 2025 a Ferrara durante RemTech. Il primo studio di questo genere.
“Le bonifiche ambientali potranno avere, per l’Italia dei prossimi vent’anni, un peso economico paragonabile a quello che ebbero la petrolchimica e la siderurgia nel secolo scorso – ha spiegato Donato Berardi, direttore di Ref Ricerche –. Vanno guardate in una prospettiva di rilancio legata alla rigenerazione urbana, alla riduzione del consumo di suolo e alla creazione di benessere per i cittadini e di Pil per il Paese”.
Un concetto condiviso da Francesca Bellaera, curatrice dello studio: “La rigenerazione va tenuta insieme alla bonifica. È tempo di cambiare narrazione: le bonifiche non sono più un problema da superare, ma un’opportunità per restituire valore ai territori e alle comunità”.

Il ritorno sociale delle bonifiche
Il rapporto quantifica per la prima volta il ritorno sociale degli investimenti, calcolato attraverso un parametro specifico. Con l’acronimo inglese: Sroi (Social return on investment). Ebbene, risulta che ogni euro speso in interventi di bonifica genera oltre due euro di benefici complessivi, che si riflettono su più piani: miglioramento della salute pubblica, recupero ambientale, coesione sociale, rigenerazione dei territori, nuova occupazione e sviluppo economico sostenibile.
Le dimensioni del mercato
Nei Siti di interesse nazionale (Sin) risultano da risanare 364 milioni di metri quadrati di suolo, mentre altri 196 milioni attendono indagini. A questi si aggiungono i siti di competenza regionale e comunale, con 349 milioni di metri quadrati da verificare e 161 milioni da bonificare: oltre un miliardo di metri quadrati di territorio potenzialmente interessato da interventi.
Partendo da un costo medio di bonifica di 162 euro al metro quadrato, REF Ricerche ha stimato un valore complessivo del mercato di 43 miliardi di euro, di cui 13,5 miliardi pubblici e 29,5 miliardi privati.
Il comparto conta 1.588 operatori e circa 23 mila addetti, per un totale di 3,5 miliardi di ricavi annui e 1,3 miliardi di valore aggiunto. Ogni lavoratore genera in media 72 mila euro di valore, quasi il doppio rispetto all’edilizia tradizionale. Il Roe medio del 22% segnala una buona redditività, ma anche una forte tendenza all’autofinanziamento, soprattutto tra le imprese più piccole, che spesso faticano ad accedere al credito bancario. Un equilibrio che assicura solidità finanziaria, ma limita la scalabilità operativa del comparto.

Le criticità del settore
Il rapporto individua una serie di debolezze strutturali che continuano a rallentare la crescita del comparto. Tra queste, tempi lunghi e incerti per l’approvazione dei piani di caratterizzazione e dei progetti di bonifica, differenze interpretative della normativa tra autorità competenti e procedure complesse per l’autorizzazione al recupero dei rifiuti (end of waste).
Sul fronte della domanda pubblica, il 42% delle gare utilizza ancora il criterio del prezzo più basso, mentre solo l’8% prevede esplicitamente l’uso di tecnologie innovative. «Una domanda pubblica debole frena l’innovazione e mantiene il settore su standard tradizionali», osserva Bellaera.
Le opportunità di sviluppo
Accanto alle criticità, REF Ricerche evidenzia punti di forza e spazi di miglioramento. Il settore può contare su un impianto normativo solido, da rafforzare attraverso semplificazione amministrativa, digitalizzazione dei processi autorizzativi e migliore coordinamento tra enti.
Tra le proposte principali del rapporto figurano regole più intelligenti e site-specific, capaci di adattarsi ai diversi contesti territoriali, e un rafforzamento del ruolo delle Regioni, chiamate a supportare i Comuni – soprattutto quelli di piccole dimensioni – nella gestione dei procedimenti complessi. Gli autori indicano inoltre la necessità di finanziamenti pubblici stabili e diversificati, evitando stagioni di investimento discontinue, e di strumenti formativi costanti per aggiornare le competenze tecniche e amministrative.
REF Ricerche propone anche l’elaborazione di una strategia nazionale per il settore delle bonifiche, accompagnata da un piano di sostegno all’impiantistica per la gestione dei rifiuti. «Abbiamo una base normativa forte – spiega Bellaera – ma è necessario snellire i passaggi e rendere più fluido il percorso autorizzativo, per evitare che i progetti si blocchino e ripartano ciclicamente».

Una nuova fase industriale
Per Berardi, il settore delle bonifiche può aprire una nuova fase industriale per l’Italia. «Un comparto che per anni è rimasto in ombra può oggi diventare un motore di sviluppo. Le bonifiche non sono più un costo o un vincolo, ma un’occasione per rilanciare l’economia e restituire valore ai territori», ha spiegato.
In questa prospettiva, REF Ricerche invita a considerare il risanamento ambientale come parte integrante delle politiche di rigenerazione e crescita sostenibile. «Bonifica e rigenerazione devono procedere insieme – conclude Bellaera –. È un investimento che unisce sviluppo economico, sostenibilità e qualità della vita, e che può restituire al Paese una nuova visione industriale fondata sull’ambiente».
