La presenza del litio in Italia: la mappa regione per regione. È noto ormai che il nostro Pese possiede un grande potenziale in termini di litio, risorsa fondamentale per la transizione verde e digitale. Ma dove si trovano con esattezza i “giacimenti” di quello che è stato ribattezzato “il nuovo oro bianco”? A questa domanda ha risposto Eugenio Trumpy, primo tecnologo al Cnr-Igg di Pisa, durante il convegno “Minerali strategici dalle brine geotermiche”, che si è svolto a Roma l’11 marzo, nell’ambito dell’Italian Geothermal Forum.
Trumpy ha presentato una panoramica sulle risorse di litio in Italia, suddividendole tra zone con risorse convenzionali, estraibili dalle rocce, e non convenzionali, da fluidi. “Nel primo elenco rientrano le Alpi Orientali dove ci sono rocce magmatiche, chiamate pegmatiti, che contengono un minerale molto ricco di litio, lo spodumene”. Questo tipo di rocce si ritrova anche nelle Alpe Centrali, “ma con un tenore di litio più basso”. Sempre a Nord, una zona giudicata “interessante” è quella al confine tra Liguria e Piemonte, nelle Alpi Marittime, dove “il litio si trova all’interno di rocce vulcano-sedimentarie”. Presente “fino a 3 grammi sul kilo di roccia”.
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La presenza di litio in Italia: una mappa, dalle rocce ai fluidi geotermici
Anche la Toscana è una regione che si presenta “estremamente promettente”. In particolare, ha aggiunto Trumpy, “qui ci sono molte rocce magmatiche di vario tipo, tra cui rocce granitiche e pegmatitiche, al cui interno i valori del litio possono raggiungere due grammi e mezzo sul kilo di roccia”.
Per quant riguarda le risorse non convenzionali. Trumpy ha fatto un’altra distinzione tra fluidi prettamente geotermici e quelli altamente salini. Per quanto riguarda i primi, si tratta di “brine che vengono dal sottosuolo, preseti in aree tipicamente geotermiche”. Come nella parte interna della catena appenninica, verso occidente. Qui in alcuni casi si riscontrano “tenori di litio che arrivano anche a circa 500 milligrammi litro”. Più nel dettaglio:
- Nelle zone geotermiche della Toscana (Larderello e Amiata), è stata misurato un valore di litio che oscillano tra 35-36 milligrammi litio. “Più interessante per la ricerca di litio è invece il Lazio. Qui ci sono tre sistemi principalmente geotermici: Latera, Torre Alfina e Cesano. In particolar modo, in un pozzo a Cesano, le analisi del fluido campionato hanno misurato un tenore che arriva a 380 milligrammi/litro”.
- “Molto interessante” anche la zona dei Campi Flegrei, con tenori che spaziano da 15-16 milligrammi litro a 30-60 milligrammi, fino ad addirittura 480, a seconda della tipologia di serbatoio geotermico: rispettivamente superficiale, intermedio e profondo”.
- Per quanto riguarda le occorrenze in fluidi ipersalini, Trumpy ha citato tre località tra Marche e Romagna: “Tolentino, con un tenore di litio di circa 370 milligrammi litro, Salsomaggiore Terme, in prossimità di Parma, dove si raggiungono quasi 100 milligrammi litro, e Castrocaro che arriva a 80 milligrammi litro”.
- Altre zone “interessanti”, si trovano nel “bacino Siena-Radicofani, dove si raggiungono i 20 milligrammi litro”. E sempre nella zona dei Flegrei “le famose sorgenti delle stufe di Nerone, dove si hanno valori intorno ai 10 milligrammi litro”.
Trumpy infine ha precisato che quelle elencate non sono tutte le occorrenze di litio in Italia, ma solo quelle con valori sopra dieci milligrammi per litro, perché esistono altre sorgenti con rilevanza minore.


“Per la transizione digitale e verde sono necessarie grandi quantità di materie prime strategiche”
Paolo Spagna, del Consiglio nazionale dei Geologi, ha parlato di un grande potenziale per le ricerche di litio in Italia. “300-400-500 milligrammi litro di litio quando in altre realtà come quelle americane e canadesi il litio viene estratto dai fluidi con valori e tenori intorno ai 150 -200 milligrammi litro. Occorre che la politica ne prenda atto”.

“Per raggiungere l’obiettivo della transizione digitale e verde – ha ricordato Spagna – c’è bisogno di una grande quantità di materie prime critiche strategiche, alcune delle quali recuperabili proprio da fluidi geotermici”. Perl il litio, l’Italia ha grandi disponibilità: “Autorevoli studi scientifici hanno accertato che il potenziale di materie prime critiche presenti nelle brine geotermiche sarebbe in grado di coprire una discreta aliquota del fabbisogno nazionale”, ha concluso.
Spagna ha illustrato infine i pilastri del nuovo regolamento adottato dall’Europa a maggio 2024, il Critical raw materials tract: “Prevede in una ottica digitale e green di operare su tre linee di intervento. Il primo è aumentare la diversificazione e l’approvviggionamento delle materie prime critiche: Il secondo: rafforzare la circolarità e il riciclaggio rei rigiuri contenenti materie critiche strategiche, sostenere la ricerca e l’innovazione in materia di efficienza delle risorse”.
