Luci e ombre per l’Italia nel nuovo rapporto Green Italy 2025, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere e Istituto Tagliacarne.
«Se parliamo di eco-efficienza, l’Italia si posiziona bene: è un Paese virtuoso», ha dichiarato Alessandro Rinaldi, vicedirettore generale dell’Istituto Tagliacarne, presentando il principale indice che misura l’impatto delle attività d’impresa sull’ambiente — emissioni, consumo di materie prime, energia e produzione di rifiuti.
Green Italy 2025, il rapporto evidenzia luci e ombre
«Ma se guardiamo invece all’indice dell’eco-tendenza, cioè alla variazione di questi indicatori nel tempo, vediamo un rallentamento: l’Italia perde terreno, anche se in compagnia di altri Paesi di rilievo», ha aggiunto Rinaldi, sintetizzando il quadro in una formula efficace: “Elevata eco-efficienza, ma bassa eco-tendenza”.

Secondo Green Italy 2025, restiamo comunque un Paese di primati in materia di sostenibilità. Tra i punti di forza spicca la gestione delle risorse: un dato su tutti è quello delle materie prime utilizzate per produrre un singolo bene o servizio. L’Italia registra i risultati migliori d’Europa, con 229,6 tonnellate per milione di euro prodotto, contro una media europea di 352,4 tonnellate.
Primato italiano nella gestione delle risorse

Altro punto di forza che emerge dal rapporto Green Italy 2025, è il tasso di riciclo sulla totalità dei rifiuti: 92,6% in Italia contro il 60% della media europea. Numerosi primati riguardano anche l’efficienza nel raggiungimento degli obiettivi fissati dalle normative comunitarie. L’Italia è infatti tra i leader per il riciclo dei rifiuti di imballaggio (76,7%), avendo già superato le soglie previste. Tra le filiere più virtuose figurano quelle degli oli minerali (98%), della carta (92,4%), dell’acciaio (86,4%) e del vetro (80,3%).

Rinnovabili, crescono le installazioni ma «siamo ancora lenti»
Anche sul fronte delle energie rinnovabili, Rinaldi parla di luci e ombre: «Il rapporto evidenzia una crescita esponenziale delle installazioni — 6,6 megawatt in un anno — ma bisogna capire se quanto realizzato sia sufficiente per rispettare la road map che dovrebbe portarci all’autonomia energetica».

Il risultato, osserva, è che «siamo ancora lenti». Analizzando il ruolo delle rinnovabili nei consumi complessivi di energia, emerge infatti che l’Italia, con il 19,6%, si colloca sotto la media europea del 24,6%. «Nonostante le installazioni siano in crescita, dal punto di vista della soddisfazione del fabbisogno energetico siamo ancora in basso», ha aggiunto Rinaldi.

Imprese eco-investitrici in crescita: + 38%
Una parte importante del rapporto Green Italy 2025 è dedicata alle imprese. «È cresciuto il numero delle imprese eco-investitrici, cioè quelle che investono nel green: 38,7% nel periodo 2019-2024, una quota più alta rispetto al periodo precedente», ha spiegato ancora Rinaldi. Il fenomeno riguarda in particolare le grandi aziende, ma la tendenza interessa anche le realtà di dimensioni più piccole.

Dal punto di vista territoriale, non si osserva la tradizionale spaccatura tra Nord e Sud: «Anche nel Mezzogiorno si registra una crescente propensione delle imprese a investire in sostenibilità».

Bollette più leggere per il 45% delle imprese green
Le imprese che puntano sul green dichiarano inoltre di aver ottenuto benefici concreti. «Gli investimenti nella sostenibilità attenuano l’impatto dei costi energetici: il 45% di chi ha investito nel green afferma di non aver subito aumenti in bolletta. Queste imprese, inoltre, sono più attente alla formazione del personale e alla coesione interna».

Lavoro, aumenta la richiesta di competenze green
Sul piano del capitale umano, il rapporto mostra una maggiore diffusione di contratti a tempo indeterminato e una crescita delle offerte di lavoro che richiedono competenze green. Il caso più significativo è quello dell’ingegnere dell’elettronica di potenza: le offerte che menzionano competenze verdi sono passate dal 6% del periodo pre-Covid al 51% attuale.
Anche il legame tra green e digitale è in forte crescita. «Il green chiama tecnologia e competenze digitali», ha spiegato Rinaldi. Nel 2024, il 6,5% degli annunci per data scientist include almeno una competenza green, contro lo 0,5% del 2019.

Gli ostacoli per le imprese che vogliono investire
Innovare all’insegna della sostenibilità conviene — soprattutto in termini di competitività — ma gli ostacoli restano molti. Tra i principali: la frammentazione e la disomogeneità normativa, gli iter autorizzativi ancora troppo lenti, incentivi discontinui o mal calibrati, costi energetici elevati, carenza di capitale e infrastrutture, gap di competenze e barriere culturali. «Le imprese con maggiori difficoltà faticano a completare il proprio organico e a reperire le competenze necessarie per lo sviluppo», si legge nel rapporto.
