“Geotermia e teleriscaldamento: 14 TWh di potenziale energetico al 2030”. Lo ha dichiarato Alessandro Cecchi, presidente di Airu (Associazione italiana riscaldamento urbano), intervenendo all’Italian Geothermal Forum 2025. Cecchi ha analizzato il contributo del teleriscaldamento nel sistema energetico italiano e il suo connubio con le fonti alternative, potenziale di crescita e stato del quadro normativo. “Il teleriscaldamento – ha esordito – si integra perfettamente con la geotermia, rappresentandone un partner ideale“.
Geotermia e teleriscaldamento nel panorama energetico italiano
La domanda termica domina i consumi energetici italiani, assorbendo il 44% dell’energia primaria, contro il 34% dei trasporti e il 22% dell’elettricità. “Oggi il teleriscaldamento copre appena il 3% di questa domanda a livello nazionale, ma al Nord la sua incidenza è ben più alta”, ha spiegato Cecchi. “Rispetto ad altri settori, il teleriscaldamento ha già completato il phaseout dal carbone e dal petrolio, e tra il 2013 e il 2023 ha aumentato la quota di rinnovabili dal 19% al 29%, con un incremento del 40%”. Un ruolo chiave lo gioca la geotermia, la cui presenza è raddoppiata, passando dallo 0,8% all’1,6%. “Un segnale incoraggiante”, ha sottolineato.

Geotermia e teleriscaldamento: prospettive e benefici
Il futuro del teleriscaldamento appare promettente. Uno studio Airu di due anni fa prevede una crescita al 2030 fino a 53 TWh/anno, pari al 19% della domanda termica contro l’attuale 3%. Di questi, 14 TWh/anno potrebbero arrivare dalla geotermia, superando l’intero calore oggi distribuito dalle reti. “A Milano potremmo coprire il 46% della domanda termica, a Torino il 42%”, ha illustrato Cecchi. I benefici? Una riduzione di 8 milioni di tonnellate di CO2 annue, un calo del 13% degli inquinanti entro il 2030, un risparmio di 2,6 miliardi di metri cubi di gas importato e investimenti per circa 50 miliardi di euro, a sostegno dell’economia e dell’indipendenza energetica.
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Incentivi e un fondo di garanzia per ridurre i rischi
Airu plaude allo studio nazionale sulla geotermia annunciato dal ministero, con un focus regionale. “È una base essenziale per le strategie future”, ha detto Cecchi, offrendo la collaborazione dell’associazione. Il ministero ha aperto una consultazione sugli incentivi per impianti termici rinnovabili di grande scala, inclusa la geotermia, per nuovi progetti, rifacimenti e potenziamenti. “La strada è corretta, ma manca un fondo di garanzia sul modello francese per mitigare i rischi di esplorazione e coltivazione della risorsa”, ha aggiunto. Una lacuna che potrebbe rallentare il decollo.
