Geotermia negli edifici: vantaggi economici, ambientali ed energetici. Alessandro Casasso, professore associato al Dipartimento di Ingegneria dell’ambiente, del territorio e delle infrastrutture (Diati) del Politecnico di Torino, ha fatto un quadro delle potenzialità e delle sfide che questa tecnologia deve affrontare, in occasione del Geothermal Italian Forum 2025.
“Con una pompa di calore, è possibile ridurre i costi della produzione del calore per la singola utenza dal 30 al 60%”, spiega Casasso. “Chiaramente, questi impianti hanno costi iniziali decisamente più alti rispetto a una caldaia tradizionale a metano. Durante il periodo del Superbonus, molti sistemi sono stati realizzati perché di fatto i costi non erano a carico del committente. Ora che gli incentivi sono più modesti, bisogna rendere questi impianti convenienti intrinsecamente. Come suggerisce la European Heat Pump Association, per farlo è necessario lavorare sul rapporto tra il costo del kWh elettrico e quello del kWh termico da metano. Più riusciremo a ridurre questo valore, più le pompe di calore, e in particolare quelle geotermiche, diventeranno convenienti”.
Geotermia negli edifici, i vantaggi ambientali: -80% di emissioni
Sul fronte ambientale, l’impatto della geotermia è notevole. “Con l’attuale mix energetico italiano, che produce circa 300 grammi di CO₂ per kWh, una pompa di calore aerotermica dimezza le emissioni, mentre una pompa di calore geotermica le riduce addirittura fino all’80% per produrre la stessa quantità di riscaldamento e acqua calda sanitaria”. Questo comporta un enorme vantaggio per la decarbonizzazione del settore edilizio.
In termini energetici, “anche ipotizzando che l’elettricità venga prodotta solo con metano, riusciamo comunque a dimezzare la quantità di gas necessaria”. Questo porta a un vantaggio significativo in termini di indipendenza energetica, “considerando che l’Italia ha una domanda di 70 miliardi di metri cubi di gas metano all’anno, di cui 30 destinati al riscaldamento invernale”, ha spiegato Casasso.
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Geotermia negli edifici, una filiera italiana da spingere
“Allargando lo sguardo anche dal punto di vista macroeconomico, è importante notare che la filiera delle pompe di calore e quella delle perforazioni per realizzare impianti geotermici, compreso l’utilizzo di macchine, sonde e pozzi, sono settori ben radicati in Italia e in Europa”. Secondo Assoclima, l’associazione di Confindustria che rappresenta il settore, sono coinvolti circa 110.000 addetti, con un valore aggiunto di 5 miliardi di euro all’anno. “Si tratta di un settore strategico per l’economia italiana che merita di essere spinto”, ha sottolineato Casasso.
Sfide tecniche da affrontare
Esistono dei limiti per questa tecnologia? Un aspetto da considerare riguarda i terminali di riscaldamento già esistenti: “In Italia, la maggior parte dei termosifoni lavora a 80 gradi, il che ha rappresentato una sfida per le pompe di calore, che faticano a fornire riscaldamento con un’efficienza energetica sufficiente a queste temperature”, ha osservato Casasso. “Tuttavia, con l’efficienza energetica degli edifici in continuo miglioramento e la riduzione delle temperature di esercizio, le pompe di calore diventeranno sempre più applicabili, anche con i termosifoni tradizionali”.
Un’altra soluzione da considerare è rappresentata dai pannelli radianti a pavimento, che migliorano l’efficienza complessiva e permettono di sfruttare meglio gli spazi all’interno degli edifici.
Infine, un aspetto da tenere presente riguarda l’utilizzo della geotermia nelle aree urbane densamente popolate. “La capacità di geoscambio del sottosuolo, che è una risorsa limitata, deve essere gestita con attenzione”, ha concluso Casasso. Ma grazie alla ricerca e all’innovazione, si stanno sviluppando soluzioni per ottimizzare l’uso di questa risorsa anche in contesti urbani.
