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    Home » Fotovoltaico oltre la fascia idonea della superstrada Orte-Civitavecchia, scontro al Ministero
    Energia

    Fotovoltaico oltre la fascia idonea della superstrada Orte-Civitavecchia, scontro al Ministero

    Simone LupinoDi Simone Lupino12 Luglio 2026Updated:7 Settembre 2026Nessun commento6 Min lettura
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    fotovoltaico superstrada
    Una foto simulazione dell'impinto, in una parte compresa dentro la fascia idonea, vicina alla superstrada
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    Fotovoltaico fuori dalla fascia idonea a ridosso della superstrada Orte-Viterbo-Civitavecchia, è scontro al ministero dell’Ambiente tra il Comune di Vetralla e la Bio Società Agricola srl sul progetto “Cinelli Casale Gabriella”, da 24,038 MW. L’iter di valutazione di impatto ambientale a livello statale è partito nel 2022 e dopo la presentazione nelle ultime settimane dei pareri degli enti competenti e delle controdeduzioni della società proponente adesso entra nella fase decisiva.

    Il 5 giugno la giunta comunale di Vetralla ha espresso parere negativo perché l’impianto andrebbe a ricadere in una zona non idonea secondo la pianificazione locale per le rinnovabili, ovvero oltre i 300 metri dal margine della strada statale 675. La società proponente sostiene invece che il sito debba essere ritenuto idoneo in base alla normativa statale e contesta la mappatura del Comune che, lascerebbe disponibile agli impianti rinnovabili soltanto lo 0,016% del suo territorio.

    Il progetto interessa quattro lotti agricoli per una superficie complessiva di 67,35 ettari, mentre i moduli occuperebbero in proiezione circa 9,9 ettari. Sono previste anche quattro cabine inverter, una cabina di connessione in media tensione e una control room. L’energia prodotta verrebbe immessa in rete a 20 kV attraverso un cavidotto interrato lungo circa 17,6 chilometri, diretto verso la cabina primaria di Pian di Tortora e sviluppato tra i territori di Vetralla e Viterbo.

    Foto simulazione dell’impianto in una zona più distante dalla superstrada

    Fotovoltaico oltre la fascia idonea a ridosso dell superstrada, no del Comune di Vetralla

    La posizione del Comune si fonda sulla deliberazione numero 3 dell’11 gennaio 2022, con la quale il Consiglio comunale ha individuato le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti fotovoltaici a terra.

    L’atto considera non idonee le zone classificate dal Piano territoriale paesistico regionale come paesaggio naturale, naturale agrario, naturale di continuità, agrario di rilevante valore e agrario di valore. La scelta è collegata alla tutela del paesaggio rurale, degli oliveti, delle attività agricole e delle produzioni locali.

    La stessa deliberazione individua però come idonee, salvo le porzioni sottoposte a tutela paesaggistica, le fasce poste a destra e a sinistra della superstrada Orte-Viterbo-Civitavecchia, per una profondità di 300 metri dai cigli stradali.

    Il Comune non esprime quindi una contrarietà generale alle rinnovabili. Nell’atto si definisce “sensibile e favorevole alla produzione di energia da fonti rinnovabili”, ma ritiene più compatibili le zone già segnate dalla presenza della grande infrastruttura viaria.

    Secondo l’amministrazione, le fasce lungo la superstrada risultano “fortemente alterate sia dal punto paesaggistico che squisitamente visivo”. In quelle aree, la realizzazione di impianti non interesserebbe ambiti ancora integri, ma andrebbe a «consolidare ed uniformarsi ad una porzione già compromessa da infrastrutture».

    Il progetto “Cinelli Casale Gabriella”, però, non rimane interamente entro quel perimetro. Alcune opere e installazioni sono previste oltre la fascia dei 300 metri e fuori dalle aree dichiarate idonee dalla pianificazione comunale. Per queste porzioni la Giunta di Vetralla ha espresso parere negativo.

    Leggi anche: Viterbo, inaugurato da Iren Energia nuovo impianto fotovoltaico da 38,5 MW

    La replica della società proponente: con ma mappatura del comune idoneo solo lo 0,016% del territorio

    Bio srl ha presentato al ministero una memoria di controdeduzioni. Secondo la società, la deliberazione comunale avrebbe reso “inidoneo tutto il territorio del comune”, a eccezione delle fasce entro 300 metri dalla superstrada. La società quantifica anche l’effetto della pianificazione locale. Al netto delle superfici boschive e vincolate, soltanto lo “0,016% dell’intero territorio comunal” resterebbe idoneo all’installazione di impianti da fonti rinnovabili.

    Bio srl osserva inoltre che neppure tutta questa superficie sarebbe concretamente utilizzabile, perché incidono la disponibilità della connessione elettrica, la morfologia del terreno, le condizioni dei singoli siti e la volontà dei proprietari. La percentuale viene giudicata troppo ridotta rispetto agli obiettivi nazionali ed europei di decarbonizzazione.

    L’ex cava da 25 ettari

    Un altro punto centrale delle controdeduzioni riguarda i terreni esterni alla fascia dei 300 metri. Secondo Bio srl corrispondono a una precedente cava di pozzolana: circa 25 ettari.

    Il sito viene descritto come povero di sostanza organica, destinato prevalentemente a erbaio da sfalcio e privo di colture di pregio. Per il proponente, quindi, le motivazioni comunali legate alla tutela degli oliveti e dell’agricoltura di qualità non sarebbero applicabili a questa specifica area, definita “completamente inidonea a questo tipo di coltivazioni”. La società ha allegato fotografie, immagini storiche e documenti relativi alla precedente attività estrattiva per sostenere la natura già degradata di una parte del sito.

    La riconversione in agrivoltaico

    Nella memoria Bio srl annuncia inoltre che l’intervento, inizialmente presentato come fotovoltaico a terra, sarà riconvertito in agrivoltaico. Secondo la società, questa soluzione consentirebbe di mantenere attività agricole tra e sotto i moduli e di recuperare produttività su terreni in parte degradati. Il progetto viene descritto come “l’unico vero modo di rendere produttivo un terreno, in gran parte ex cava, sterile e agronomicamente povero”.

    Il parere negativo della Regione Lazio

    Alla posizione contraria del Comune si è poi aggiunto il parere non favorevole della Regione Lazio nell’ambito della Via statale.

    La Regione ha richiamato soprattutto il cumulo degli impianti Fer installati e autorizzati, che “in particolare nella provincia di Viterbo, rappresenta una elevata criticità per la sostenibilità ambientale”. Il documento riporta inoltre che il 78,08% della producibilità autorizzata nel Lazio ricadrebbe nell’Alto Lazio.

    La Regione ha rilevato anche che l’impianto, “malgrado la mitigazione proposta, risulta ampiamente visibile”, in particolare dalla SS 675, e ha segnalato a poche centinaia di metri la presenza di un altro grande impianto già approvato ma non analizzato negli elaborati sugli effetti cumulativi.

    Ok del Comune di Viterbo al passaggio del cavidotto

    Diversa la posizione del Comune di Viterbo, il cui territorio sarebbe interessato soltanto dalle opere di connessione e non dai pannelli. Il progetto prevede infatti un cavidotto interrato lungo complessivamente circa 17,6 chilometri fino alla cabina primaria di Pian di Tortora. Circa 14,4 chilometri ricadrebbero nel territorio comunale di Viterbo.

    Palazzo dei Priori ha espresso parere favorevole sulle opere di propria competenza, subordinandolo però al rispetto di alcune prescrizioni.

    La decisione finale sul progetto resta al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, chiamato a valutare il parere contrario del Comune di Vetralla, le controdeduzioni della società, il successivo giudizio negativo della Regione Lazio e il via libera con prescrizioni espresso da Viterbo per il solo collegamento elettrico.

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    Simone Lupino

      E’ giornalista professionista dal 2011. Ha collaborato con Corriere di Viterbo, Il Messaggero, Russia Beyond the Headlines

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