Contingente per l’eolico offshore troppo basso, il direttore generale di Renexia Riccardo Toto lancia un appello al governo per chiedere la modifica del decreto Fer2. In una nota, afferma: “Il decreto appena pubblicato rischia di bloccare l’avvio di una nuova filiera industriale ed occupazionale”. Si parla di un giro di affari di 60 miliardi di euro, capace di creare almeno 10mila nuovi posti di lavoro.
Intervenendo oggi a un convengo a Palermo, Toto ha affermato che “pensare a un contingente da qui al 2028 di soli 3,8 GW, riservato all’offshore in tre aste, non consentirebbe lo sviluppo industriale auspicato, né il giusto apporto di energia eolica offshore per incrementare l’energy mix, come previsto dal Pniec”. Secondo il direttore generale di Renexia, “per consentire la crescita di una vera filiera industriale specializzata si dovrebbe ragionare in funzione di almeno 15 GW di contingente energetico al 2040, con un obiettivo intermedio al 2030 di almeno 8-10 GW, tanto è il potenziale al largo delle nostre coste derivante dall’eolico offshore galleggiante”.
Eolico offshore, per Toto a rischio la nuova filiera industriale
Toto propone inoltre che, per partecipare alle aste, gli operatori debbano essere in possesso dell’Autorizzazione unica, oppure presentare una garanzia bancaria che assicuri la realizzazione del progetto, anziché basarsi soltanto sul parere positivo della Valutazione di impatto ambientale (Via). “Le regole attuali non garantiscono che i soggetti che si aggiudicano le aste con la sola Via ottengano poi l’Autorizzazione unica, che dipende anche dai territori”, osserva.
“Riteniamo inoltre che l’allaccio alla rete elettrica sia previsto nel 2031, anno in cui si esauriranno gli oneri in bolletta che oggi tutti gli italiani pagano per le rinnovabili del passato, una cifra che si aggira sui 100 euro annui a famiglia. Il costo in bolletta per la realizzazione dei nuovi impianti è stimato invece in meno di 6 euro annui, consentendo la creazione di una nuova e grande industria eolica italiana, il cui giro di affari si aggira sui 60 miliardi di euro, capace di creare almeno 10mila nuovi posti di lavoro”, aggiunge.
La nuova industria eolica italiana vale 60miliardi di euro e 10mila nuovi posti di lavoro
“Il nuovo decreto, inoltre, dovrebbe prevedere l’obbligo da parte del proponente del progetto di eolico offshore floating a effettuare investimenti in Italia, includendo quelli infrastrutturali. In questa direzione si sta muovendo Renexia che, con il supporto di un partner industriale di livello internazionale, prevede la realizzazione di una fabbrica nel Sud Italia per la costruzione di turbine, pale e torri per gli impianti eolici. Una operazione capace di attrarre in Italia investimenti e know-how dall’estero, garantendo lavoro a quasi 3mila persone in aree caratterizzate da processi di deindustrializzazione. Senza tener conto del fatto che la complessiva incertezza sta frenando anche la finalizzazione di interventi a sostegno delle marinerie delle aree interessate dai progetti, come quello della Fondazione che Renexia sta costituendo con una dotazione di 180 milioni che avrà lo scopo di attivare sinergie con il mondo della pesca”, conclude Toto.
Renexia fa sapere che questi temi, insieme agli impatti occupazionali ed economici previsti dal progetto MedWind — in fase di sviluppo a oltre 40 km al largo delle Isole Egadi — sono stati oggetto di diversi incontri con i vertici della Regione Siciliana, enti territoriali, istituzioni nazionali e rappresentanze sindacali. Durante gli incontri è stato discusso anche il rischio che, in assenza di una strategia nazionale specifica, la filiera industriale dell’eolico offshore possa non svilupparsi a causa delle attuali disposizioni del decreto Fer2.
