“Dobbiamo uscire dai tanti luoghi comuni che rischiano di affossare l’eolico marino galleggiante perché non è vero che la tecnologia non è pronta, che ci sono danni all’ecosistema marino e costi insostenibili per l’utenza. Al contrario si deve fare di più per promuovere lo sviluppo di impianti di grandi dimensioni. C’è un enorme energia pronta, da sfruttare, nel Mediterraneo”. Lo ha dichiarato Mauro Fabris, vicepresidente Anev con delega all’eolico offshore e direttore Relazioni Istituzionali di Renexia, nel corso del 3° summit sull’eolico offshore tenutosi il 18 luglio 2025 a Roma.
Nel suo intervento, Fabris ha inoltre ricordato che la tecnologia del nucleare non può rappresentare la soluzione immediata, come si vorrebbe far credere, ai problemi di costo e approvvigionamento dell’energia “Ci vorranno almeno 25 anni, prima di avere un apporto significativo da nucleare al necessario mix energetico utile all’Italia. Nel frattempo si dovrà soddisfare una domanda energetica sempre crescente e per farlo abbiamo una soluzione già disponibile: l’industria eolica è infatti pronta, ci sono le competenze, sta nascendo una filiera industriale di settore che genererà 60 miliardi di valore, migliaia di nuovi posti di lavoro, nuovi profili professionali e la rete nazionale di distribuzione, come ha ricordato Terna, sarà in grado di gestire il 70% della quota FER di rinnovabili prevista al 2035, circa 137 GW tra eolico e solare” – ha aggiunto Fabris.
Eolico marino, Fabris: “C’è un enorme energia pronta, da sfruttare, nel Mediterraneo”
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Purtroppo, il recente decreto Fer2, che ha richiesto diversi anni di gestazione e’ nato vecchio, perché non ha tenuto conto dell’evoluzione tecnologica dell’eolico marino e dei potenziamenti ora avviati della rete. “Va dunque rimarcata con convinzione la necessità di un intervento legislativo per integrare, o riformulare, il decreto – ha sottolineato Fabris – Per l’industria eolica è fondamentale prevedere un contingente di 15 GW al 2040 e consentire una programmazione nel lungo periodo, condizione fondamentale per gli investitori”.
È bene precisare infine che secondo tutti gli operatori di settore, e diversi analisti internazionali, il costo di realizzazione degli impianti eolici marini vedrà una cospicua riduzione, una volta raggiunta la massa critica e avviate le relative economie di scala. Una dinamica consolidata per le nuove tecnologie, come sarà per lo stesso nucleare. Costi naturalmente alti quando vengono introdotte queste nuove tecnologie destinati poi a diventare competitivi con le fonti fossili.
