Per autorizzare un impianto eolico in Italia servono in media oltre cinque anni, circa il doppio rispetto alla media europea. E altri due per le verifiche di ottemperanza. Troppo. A evidenziarlo Simone Togni, il presidente dell’associazione nazionale energia del vento (Anev), intervenendo ieri a Roma nel corso del convegno organizzato dall’associazione presso la sede del gestore dei servizi energetici (Gse) in occasione della giornata mondiale del vento.
“Le tempistiche autorizzative sono uno dei principali ostacoli per l’eolico in Italia e aumentano i costi delle procedure a carico degli operatori. Abbiamo mediamente il doppio del tempo necessario per autorizzare un impianto eolico nel nostro Paese”, ha affermato. Secondo Togni, i tempi si stanno riducendo grazie al lavoro della commissione Via e all’accelerazione impressa da alcune regioni, ma il divario con il resto d’Europa resta significativo. “Si parla di cinque anni e qualche mese come media. La media europea è della metà: due anni e mezzo nel processo autorizzativo”.
Impianti eolici, in Italia oltre 5 anni per una autorizzazione. In Europa ne basta la metà

Ma come detto, non è finita qui. Togni ha ricordato che “calla conclusione dell’iter autorizzativo possono trascorrere altri due anni prima che l’impianto entri effettivamente in esercizio. Un periodo necessario per completare le verifiche di ottemperanza e accertare il rispetto delle prescrizioni di carattere ambientale contenute nel decreto di compatibilità ambientale”.
Nel corso dell’incontro, Togni ha annunciato un incontro degli operatori con il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, previsto per oggi. “Presenteremo in maniera diretta le necessità che il settore ha rispetto ai molti temi che sono ancora in ballo”, ha spiegato. Tra gli argomenti che Anev intende portare all’attenzione del ministro figurano il nuovo FerX, il meccanismo di sostegno destinato agli impianti a fonti rinnovabili recentemente approvato da Bruxelles e in fase di attuazione da parte del governo, e le procedure d’asta che, secondo quanto riferito da Togni, dovrebbero partire in autunno.

Annunciato incontro con il ministro Pichetto Fratin per parlare dei bisogni del settore
Il presidente di Anev ha ricordato che il settore sarà chiamato a contribuire alla realizzazione di circa 16 GW di nuova capacità eolica nei prossimi anni. “È evidente che questo deve passare da un corretto dimensionamento dei contingenti e dei livelli di prezzo che verranno definiti”. L’associazione presenterà inoltre uno studio basato sugli esiti delle aste europee per individuare livelli di riferimento adeguati al mercato italiano.
Togni ha infine affrontato il tema delle tariffe, ricordando che “la media del Pun degli ultimi tre anni è stata di 118 euro a megawattora”. Secondo il presidente di Anev, l’eolico ha bisogno di una tariffa di base che consenta gli investimenti necessari allo sviluppo del settore, pur rimanendo inferiore ai prezzi medi registrati sul mercato elettrico.
