“L’energia è oggi più che mai un bene strategico, da proteggere e pianificare su scala pluridecennale”. È quanto emerge dalla Energy roadmap 2026 presentata dalla società di consulenza Impacta Strategy, uno studio che “partendo dalla crisi Russia-Ucraina, fino ad arrivare alle tensioni tra Iran e Stati Uniti, analizza eventi che hanno segnato una svolta irreversibile”.
A Roma, nell’ambito dell’iniziativa, si è tenuto un workshop che ha riunito rappresentanti di istituzioni, autorità di regolazione e operatori di primo piano per discutere le linee guida verso un sistema energetico più sicuro, competitivo e sostenibile.
Al centro del dibattito il nuovo “trilemma energetico” che l’Italia deve affrontare: sicurezza delle forniture, competitività dei costi e sostenibilità economico-ambientale.
In Italia, la domanda elettrica è rimasta stabile nell’ultimo decennio, ma è attesa in ripresa nei prossimi anni (+2% annuo), anche se la spinta alla domanda da mobilità elettrica e dallo sviluppo dei data center è prevista in rallentamento. Nel mix nazionale, “le rinnovabili hanno raggiunto il 40% della generazione e puntano a superare il 60% entro il 2030”, mentre il termoelettrico (20–27%) e le importazioni (circa 11%) restano pilastri fondamentali per garantire flessibilità e sicurezza del sistema.
Secondo quanto emerso nella ricerca, il margine di adeguatezza del sistema energetico nazionale è “crollato da 25 GW nel 2013 a livelli prossimi allo zero”. Per garantire l’equilibrio della rete “servono oltre 50 GW di capacità termoelettrica”, oltre a nuovi investimenti nel rafforzamento delle infrastrutture gas (LNG, pipeline, stoccaggio) e un aumento delle interconnessioni europee.
“L’Italia continua a essere il Paese europeo con i prezzi dell’energia più elevati”. Colmare questo divario “significherebbe liberare 15 miliardi di euro l’anno a beneficio di famiglie e imprese”. Una maggiore penetrazione delle rinnovabili “può ridurre i prezzi del 25–30%”, ma solo se accompagnata da una pianificazione integrata delle infrastrutture.
Il limite fisiologico oltre il quale l’espansione delle Fer genera costi non recuperabili si colloca “tra il 70% e l’80% del mix”. Oltre questa soglia servono più sistemi di accumulo, equilibrio di rete e una remunerazione adeguata per gli impianti di flessibilità.
Durante il workshop è emersa inoltre la volontà di avviare un confronto tra regolatore, operatori e clienti, da tradurre in una proposta di lungo periodo per rafforzare sovranità energetica, sostenibilità e competitività, trasformando la transizione in un driver di modernizzazione del Paese.
Tre le direttrici: riformare il market design, ridefinire il ruolo del termoelettrico, diversificare e pianificare nel lungo periodo. “Il modello liberalizzato europeo degli anni ’90, basato sul system marginal price, non appare rispondere a un mercato dominato dalle rinnovabili intermittenti”, rendendo necessario un sistema più regolato e stabile, con una pianificazione condivisa tra Arera, operatori e governo.
Allo stesso tempo, è stata evidenziata l’urgenza di ridefinire il ruolo del termoelettrico, con gli impianti a gas chiamati a evolvere “da semplici produttori di energia a fornitori di flessibilità”, fondamentali per garantire l’equilibrio della rete nei momenti di picco della produzione rinnovabile.
Infine, è emersa l’importanza di diversificare il mix energetico e pianificare nel lungo periodo, integrando rinnovabili, gas e, in prospettiva, anche il nucleare di nuova generazione.
Durante il confronto è stato inoltre evidenziato il ruolo dei power purchase agreements (ppa), strumenti utili a stabilizzare i prezzi e facilitare l’integrazione delle rinnovabili, nonché l’importanza del coordinamento tra operatori di rete (tso e dso).
“La sfida, oggi più che mai, è passare da una politica dell’emergenza a una strategia integrata e di sistema”, in cui pubblico e privato cooperino per coniugare decarbonizzazione, sicurezza e sviluppo economico.
L’obiettivo è garantire sovranità energetica, sicurezza infrastrutturale e competitività industriale, con una visione strategica fino al 2040 che trasformi la transizione energetica in un vero progetto di modernizzazione del Paese.
