Emissioni gas serra: in Italia maglia nera ai trasporti. È l’unico settore che rispetto a 30 anni fa peggio per quantità di C02 liberata in aria: +7,4 per cento. Imputato numero uno sono i trasporti stradali che incidono per il 90 per cento. Bene invece l’industria manifatturiera e le costruzione (-40%) e l’industria energetica (-31 per cento). Ma anche l’agricoltura.
Sono alcuni dei dati contenuti nell’ultimo rapporto Ispra “Le emissioni di gas serra in Italia. Obiettivi di riduzione al 2030” presentato mercoledì 8 maggio alla facoltà di Ingegneria civile e industriale dell’Università La Sapienza di Roma. Lo studio è focalizzato sulle emissioni industriali. Per l’Italia un quadro in chiaroscuro.
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Ispra, presentato ultimo rapporto su emissioni gas serra
Nel 2022 rispetto al 1990 le emissioni di gas serra sono diminuite del 20,9%: si passa da 525milioni di tonnellate di CO2 a 413 milioni di tonnellate di CO2. Riduzione che riguarda tanto la componente di CO2, quanto il metano, il protossido di azoto e altri gas fluorurati. “Ma se andiamo a considerare invece le emissioni totali riferite all’anno precedente non possiamo esprimere altrettanta euforia, infatti abbiamo avuto un aumento nel 2022 rispetto al 2021: +0,4%“, ha spiegato la direttrice di Ispra Maria Siclari.
La classifica di emissioni di gas serra per settore vede in testa i trasporti (26%), le industrie energetiche (23%), il residenziale (18%), l’industria manifatturiera al 17%, poi l’agricoltura al 7%, altri processi industriali al 6% e al cinque per cento i rifiuti.


Emissioni gas serra, bilancio e previsioni
“Se si vanno a vedere le variazioni percentuali delle categorie emissive, balza agli occhi che nel 2002 rispetto al 1990 quelle dei trasporti crescono del 7,4 per cento, mentre tutti gli altri settori a eccezione dei rifiuti (+5%) subiscono una riduzione, anche significativa”
Nel particolare: industrie energetiche -31,1%, industria manifatturiera e costruzioni -41%; agricoltura -18,9%; processi industriali -37%: il residenziale -8,2% (dato che dipende dalle variazioni climatiche). Da segnalare una riduzione record del 64% delle energie fuggitive. “Ma questo settore nella produzione delle emissioni totali pesa solo per l’uno per cento. Per cui anche se abbiamo avuto un risultato importante di riduzione, questo ha una incidenza si emissioni totali poca significativa”.
Un’altra nota dolente. “Prima del 2021 l’Italia ha sempre rispettato gli obiettivi assegnati di riduzione delle emissioni gas serra, ma dal 2021 a causa dell’incremento delle emissioni del settore stradale questi obiettivi l’Italia non li ha centrati, con uno sforamento dei 4,6 milioni di tonnellate di CO2 e nel 2022 di 5,5 milioni di tonnellate di CO”. Un dato impressionante: “Il 90% delle emissioni dei trasporti è quello del trasporto stradale”.
Le previsioni per il 2023 non sono tanto buone: “Pur osservando una riduzione delle emissioni totali del-6.2% rispetto all’anno precedente, segnano per lo stesso anno il superamento del limite consentito””

Auto elettriche, Italia ancora indietro: solo solo lo 0,5% del parco veicolare
Per concludere, “i dati ci dicono che l’Italia è un paese dove il valore delle emissioni continua ad aumentare nei settori trasporti e residenziale. Per poter incidere sui trasporti serve uno sforzo ulteriore. Bisogna diminuire la domanda di mobilità privata, ripensare la modalità di trasporto delle persone e delle merci”.
Due le parole d’ordine: tecnologie e investimenti. “Questi ultimi sono fondamentali in un contesto economico e geopolitico che cambia in continuazione , bisogna fare molto di più sulla produzione di energie rinnovabili che già hanno avuto una spinta”.
“Se vogliamo raggiungere i nostri obiettivi è soprattutto sui trasporti che dobbiamo intervenire. Noi abbiamo uno dei parchi veicolari più numerosi e vecchi d’Europa,”, ha confermato Antonio Caputo di Ispra che ha fatto una relazione su “Indicatori di efficienza e de carbonizzazione”.
Significa accelerare sull’elettrificazione del settore: la vecchia previsione del Pniec parla di sei milioni di auto tra elettriche (5 milioni) e ibride. Attualmente solo lo 0,5 per cento del parco veicolare va elettrico.
