La Regione Puglia ha pubblicato nei giorni scorsi sul proprio bollettino la determina n. 381, che rilascia il Paur per l’impianto di dissalazione delle acque del Tara, un’infrastruttura ritenuta strategica per il futuro approvvigionamento idrico regionale. Il progetto, presentato da Acquedotto Pugliese, interessa i territori di Taranto e Statte e rientra nella pianificazione 2024–2029 del servizio idrico integrato.
Taranto, dissalatore in grado di soddisfare i bisogni di 380mila persone
La Puglia rimane una delle regioni italiane più esposte alla scarsità d’acqua: dipendenza da fonti extraregionali, riduzione delle portate, siccità sempre più frequenti e un quadro climatico che rende i sistemi attuali meno affidabili. Il dissalatore nasce per “aumentare la resilienza del sistema“, garantendo una riserva aggiuntiva nei periodi critici. Adp spiega che l’opera non sostituisce le fonti di approvvigionamento esistenti, ma affianca la rete esistente offrendo maggiore autonomia in caso di emergenza. Il progetto “consente di rendere disponibile per usi idropotabili la risorsa idrica per 380.000 persone”.
Come funzionerà
Il progetto utilizzerà le acque salmastre del Tara. L’impianto capterà l’acqua nel canale di presa e la invierà alle linee di trattamento; la potabilizzazione avverrà attraverso sistemi a filtrazione e membrane. L’acqua potabile raggiungerà il grande serbatoio di Taranto tramite una condotta di circa 14,5 chilometri. La salamoia, meno concentrata di quella tipica dei dissalatori marini, sarà scaricata in mare con monitoraggi mensili obbligatori.
Costi e finanziamenti
Il quadro economico complessivo è di 129,19 milioni di euro, includendo lavori, sicurezza e spese tecniche. Una parte del finanziamento arriva dal Pnrr, che assegna 27,5 milioni di euro all’opera nell’ambito degli investimenti sulle infrastrutture idriche primarie.
Cantieri e tempi
La data esatta di avvio dipenderà dall’approvazione definitiva da parte dell’AIP, ma la Regione richiama la necessità di procedere rapidamente per rispettare le scadenze PNRR.
La durata dei lavori non è indicata nella determina, ma per opere analoghe si stimano 2–3 anni.
L’esito della conferenza dei servizi
La Conferenza dei Servizi si è conclusa il 10 gennaio 2025 con parere favorevole e prescrizioni da tutti gli enti coinvolti: Arpa, Asl, Autorità di Bacino, Parchi, Soprintendenze, Capitaneria, Anas, Snam, Eni, Terna e Rfi. Le condizioni riguardano controlli ambientali, tutela del paesaggio, scarichi e gestione dei cantieri. L’impianto è stato riconosciuto come coerente con la pianificazione regionale e necessario per superare le criticità legate alle ricorrenti emergenze idriche.
Lo scorso marzo il progetto fu presentato a Roma in occasione di un convengo su acqua e agricoltura da Vito Palumbo, responsabile Comunicazione e Media di Acquedotto Pugliese “Oggi Adp si sta concentrando su tre fronti. Uno è ovviamente l’efficientamento del sistema, secondo è il riuso, terzo invece è la ricerca di nuove fonti perché il fabbisogno si evolve nel tempo. Noi pugliesi non abbiamo una produzione nostra di acqua e siamo consci che dobbiamo sempre renderci più indipendenti, autonomi”, disse
“I dissalatori, per esempio, sono una risposta a questa esigenza. Stiamo realizzando il più grande dissalatore su terraferma in Italia. Consentirà di migliorare e aumentare la sicurezza del sistema Puglia”. Palombo aveva rassicurato sugli impatti ambientali, trattandosi di acque, quelle del Tara, con una concentrazione salina molto bassa 7 milligrammi per litro, quando il mare ne ha 39 e 40″. Situazione sotto controllo anche dal punto di vista energetico: “Faremo produzione di fotovoltaico e utilizzeremo energia certificata verde. Il consumo sarà poco più alto di un potabilizzatore che tratta acque superficiali degli invasi”.
