Nel Lazio torna ad accendersi lo scontro sulle discariche. La contrapposizione riguarda stavolta la Provincia di Viterbo da una parte e, dall’altra, la Regione. Al centro del dibattito c’è il piano provinciale approvato recentemente, che introduce elementi di salvaguardia aggiuntivi. Parametri più rigidi rispetto a quelli fissati dal piano regionale per la localizzazione delle discariche. Il documento amplia infatti la fascia di rispetto dagli edifici sensibili (scuole, ospedali, centri turistici, impianti sportivi) da 1.000 a 3.000 metri, rendendola un vincolo escludente per tutte le tipologie di impianto. Prevede inoltre una fascia di 300 metri intorno alle aree agricole di particolare pregio, considerata elemento di attenzione progettuale.
Il caso della nuova discarica a Viterbo
La divergenza di posizioni è emersa chiaramente durante la procedura di Via in corso per l’autorizzazione di una nuova discarica per inerti nel capoluogo della Tuscia, con una capienza di 312 mila metri cubi (località Piano del Casalone). La Provincia ha per ora anticipato un parere negativo, seppur non definitivo, richiamando due delibere del proprio consiglio, approvate entrambe all’unanimità: la prima, del 19 gennaio 2024, con cui è stata approvata la proposta di piano provinciale di gestione rei rifiuti (redatta con la collaborazione scientifica dell’Istituto sull’inquinamento atmosferico – Cnr); la seconda, dell’11 marzo 2025, che ne ha confermato i contenuti. In conferenza dei servizi, un rappresentante della Provincia ha precisato che nella documentazione presentata dal proponente “non viene fatto alcun riferimento al suddetto Piano provinciale di gestione dei rifiuti”. Pertanto, “la documentazione dovrà essere integrata tenendo conto anche dei criteri tecnici riportati in suddetto Piano”.
La posizione della Regione
La Regione Lazio, all’opposto, sostiene che “il piano provinciale rifiuti della Provincia di Viterbo non può considerarsi immediatamente vigente”, trattandosi di una proposta e non ancora di un piano definitivo. Il Ppgr infatti è ora sottoposto alla procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica), un iter che potrebbe richiedere tempi lunghi, anche anni, tra osservazioni, modifiche e discussioni. La stessa Regione (Area Rifiuti) ha inviato il 27 maggio scorso le proprie osservazioni. Tra le parti contestate quelle in cui le delibere invitano agli enti competenti a negare “sin d’ora” valutazioni di impatto ambientale positive o autorizzazioni per nuovi impianti nelle aree “non idonee”.
Un nodo già visto
La questione è destinata a ripresentarsi anche in futuro, ben oltre il singolo progetto della discarica. Non è infatti la prima volta che si configura questa contrapposizione: già nei mesi scorsi, durante l’iter autorizzativo per un impianto di biometano ad Arlena di Castro, erano state sollevate osservazioni analoghe in merito alle distanze da edifici sensibili, richiamando il nuovo piano provinciale. E anche in quella circostanza, la Regione aveva contestato la validità di tali riferimenti. Per la cronaca, l’impianto per il biometano alla fine fu bocciato, ma non per il piano provinciale: a determinarne lo stop fu la successiva imposizione di un vincolo paesaggistico, proposto dalla Soprintendenza, che ricadeva anche sull’area individuata per l’impianto.
La prossima tappa
Ora l’attesa è per la terza e ultima convocazione della conferenza dei servizi sulla discarica. Finora il progetto ha ottenuto quasi tutti i pareri favorevoli o i nulla osta degli enti coinvolti.
