Da discarica (ierti e gessi) a risorsa: il polo ceramico recupera materie prime. A Civita Castellana prosegue il “recupero ambientale” dell’impianto attivo per più di venti anni, dal 1988 al 2009. Il sito ubicato all’interno di una ex cava di tufo, è al centro di un innovativo progetto di riqualificazione autorizzato dalla Regione Lazio nel 2019. L’intervento prevede di riscavare completamente i materiali conferiti negli anni fino a riscoprire il fondo della cava, utilizzando la tecnica del Landfill Mining. Questo processo consente di utilizzare la discarica in serbatoio di materie prime, recuperando materie prime da rifiuti quali materiali ceramici cotti, scarti di demolizioni, costruzioni, gesso, ferro e plastica.
Il progetto si inserisce in un territorio di grande rilevanza industriale: il distretto ceramico di Civita Castellana è infatti uno dei più importanti d’Italia, specializzato nella produzione di sanitari e materiali ceramici di alta qualità.
Parallelamente, il progetto prevede il riutilizzo dello spazio liberato per la creazione di un nuovo invaso per rifiuti non pericolosi, con una capacità complessiva di 1.320.800 metri cubi, suddivisi in cinque lotti. Questo intervento rappresenta anche un ampliamento della discarica già autorizzata nel 2011. La società Ecosantaga, attuale gestore dell’impianto, ha avviato i conferimenti nel nuovo invaso “recuperato” nel luglio 2022 (Lotto A), mentre le operazioni di Landfill Mining continuano senza sosta.
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Civita Castellana, come viene riutilizzo il materiale recuperato dalla discarica
Ma come viene impiegato il materiale estratto dai rifiuti? Una parte significativa è destinata alle opere di cantiere. In particolare: la realizzazione del fondo, dei rilevati e delle sponde, oltre alla copertura dei rifiuti durante la coltivazione e alla costruzione del capping definitivo dell’intero invaso.
Come riportato nella documentazione ufficiale, il materiale può essere utilizzato anche al di fuori del sito, trovando impiego nella produzione di cemento, nella costruzione di rilevati stradali e persino nella vendita a terzi. Al 31 dicembre 2022, erano già stati prodotti 49.020,864 tonnellate di aggregati riciclati, destinati alle opere ingegneristiche per la realizzazione del nuovo invaso. Tuttavia, nello stesso periodo (01/01/2022 – 31/12/2022), tali aggregati non erano ancora stati immessi sul mercato per utilizzi esterni.
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Lo spazio aggiuntivo per i materiali non recuperabili
Non tutto il materiale scavato può essere recuperato e riutilizzato, resta una parte di scarto. Per questo motivo, nei giorni scorsi la Regione Lazio ha accolto la richiesta di ampliare lo spazio destinato allo smaltimento dei materiali non recuperabili. Autorizzati a questo scopo 58.700 metri cubi aggiuntivi in un invaso vicino. Quest’area sarà riservata esclusivamente ai rifiuti derivanti dalle operazioni di Landfill Mining, ovvero gli scarti che non possono essere riutilizzati.
