Dalle macerie alla rinascita: un progetto per la rigenerazione sostenibile dei 140 comuni del Centro Italia colpiti dal sisma del 2016. Presentato già due volte ai presidenti delle Regioni coinvolte – Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo – il protocollo ha ricevuto un’accoglienza positiva ed è ora in fase di perfezionamento. A illustrarne i dettagli è stato Giancarlo Marchetti, consulente del Commissario straordinario del Governo per la ricostruzione post-sisma, durante un recente convegno organizzato da Arpa Umbria a Terni, dedicato alla direttiva “End of Waste” sui rifiuti da costruzione e demolizione.
“La ricostruzione post-sisma del 2016 non è solo uno dei più grandi cantieri edili d’Europa, ma anche una sfida unica”, ha dichiarato Marchetti. “Parliamo di migliaia di micro-interventi sparsi nell’Appennino, un territorio fragile e complesso. Ricostruire ciò che c’era non basta: serve una rigenerazione sostenibile che tenga conto delle esigenze sociali, economiche e ambientali. Altrimenti, il rischio è di costruire case destinate a rimanere vuote”.
Leggi anche: End of Waste, nuovi decreti in arrivo dal Ministero: “Ecco le priorità”

Dai detriti alla rinascita: il recupero delle macerie del sisma
Finora, dopo il terremoto, sono state rimosse circa 1,5 milioni di tonnellate di macerie, trattate e trasformate in aggregati riciclati. Ma il lavoro è appena iniziato: si stima che la ricostruzione produrrà tra 5 e 6 milioni di tonnellate di rifiuti da costruzione. L’obiettivo del Commissario è chiaro: recuperare questi materiali e reimpiegarli in opere edili e infrastrutturali, trasformando un problema in un’opportunità.
I vantaggi di questa strategia sono molteplici. Gli aggregati riciclati offrono un’alternativa concreta alla sabbia naturale, una risorsa sempre più scarsa. “Ogni anno, il settore delle costruzioni consuma tra 40 e 50 miliardi di tonnellate di sabbia per la produzione di cemento, un volume triplicato in vent’anni”, ha spiegato Marchetti. “È la seconda risorsa più sfruttata al mondo dopo l’acqua, nove volte più del petrolio, e il suo prelievo da fiumi e fondali marini sta causando danni ambientali gravissimi”.
Utilizzare materiali riciclati non solo riduce questo impatto, ma alleggerisce anche la pressione sugli impianti che li producono: persiste una diffidenza verso gli aggregati poiché derivati da rifiuti. “Un pregiudizio infondato”, sottolinea Marchetti. “Ormai è un dato consolidato che questi materiali sono di qualità pari agli aggregati naturali, con prestazioni tecniche equivalenti”.
Rigenerazione sostenibile post sisma: i quattro pilastri del piano
- Il Market inerti: il progetto prevede l’utilizzo di una piattaforma digitale per il mercato degli aggregati. “Una vetrina virtuale per mettere in contatto domanda e offerta. Le imprese che trattano i rifiuti da demolizione potranno caricare su un software gratuito i dettagli dei loro lotti di aggregati riciclati – quantità, caratteristiche, usi possibili – rendendoli immediatamente disponibili per il mercato”.
- Ordinanze commissariali potranno renderanno obbligatorio l’uso di una percentuale minima di aggregati riciclati nelle opere pubbliche nei comuni colpiti. Inoltre, capitolati con premialità incentiveranno le imprese a scegliere questi materiali.
- L’idea è di estendere queste pratiche oltre il cratere sismico, coinvolgendo le Regioni per promuovere l’adozione degli aggregati riciclati su scala più ampia, anche fuori dalle are del cratere.
- Grandi appalti e infrastrutture: Il piano punta a coinvolgere stazioni appaltanti come Anas e Rfi. “Un solo chilometro di strada richiede circa un milione di metri cubi di materiali riciclati”, ha evidenziato Marchetti. “Abbiamo già incontrato il nuovo amministratore delegato di Anas, che si è detto interessato a partecipare”.
Controlli, qualità e cultura della sostenibilità
Il progetto non si limita alla logistica: prevede controlli rigorosi con una checklist standardizzata per verificare documentazione e caratteristiche dei materiali. Inoltre, si promuoverà la decostruzione selettiva attraverso linee guida specifiche. “Costa di più all’inizio, ma garantisce materiali di qualità superiore, riducendo tempi e costi di trattamento”, ha precisato Marchetti.
Un altro tassello fondamentale è la formazione. Accordi con reti professionali punteranno a diffondere una cultura della sostenibilità nel settore edile, superando resistenze e pregiudizi.
