Cresce la mobilitazione contro la realizzazione di decine di impianti eolici nell’Alto Lazio. Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, si sono tenuti due incontri molto partecipati, organizzati da Comuni, associazioni e comitati locali. Il primo si è svolto il 30 gennaio a Ischia di Castro, al confine con la Toscana, mentre il secondo si è tenuto il 13 febbraio a Marta, sul lago di Bolsena.
Il primo incontro – “Eolico industriale e speculazione nella Tuscia” – ha trattato della nuova legge regionale sulle aree idonee e non idonee, come opportunità di programmazione per il territorio. Il secondo, dal titolo “La Tuscia sotto attacco”, ha affrontato anche il tema del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La provincia di Viterbo ospita infatti 21 aree idonee su 51 per la localizzazione di quella che qui è stato ribattezzata “la discarica delle scorie”. Due manifestazioni sono già annunciate: una il 6 aprile a Montalto di Castro e l’altra l’11 maggio a Corchiano.
Leggi anche: Eolico in Maremma, nuovi progetti. Appello alla Regione: “Tuteli il territorio”

Parchi eolici nell’Alto Lazio: previste 228 pale tra autorizzate e in via di autorizzazione
Per l’eolico, si parla di decine di progetti. I numeri aggiornati sono stati forniti dal presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Romoli: “228 nuove pale eoliche in procinto di essere autorizzate o già autorizzate, con un’altezza che varia tra i 200 e i 250 metri per ogni pala. Questo significa cambiare volto a un territorio che ha un grande valore ambientale e paesaggistico, in un’epoca storica in cui, attraverso il turismo e l’agricoltura, si potrebbe tornare a creare sviluppo”.

Roberto Mancini da Farnese, membro del comitato “Comitato Ambiente e Salute Tuscia”, è in prima fila nel preparare le osservazioni contro i progetti. “La normativa attuale prevede che gli impianti eolici, fotovoltaici e agrivoltaici vengano installati in via prioritaria solo in zone degradate e già antropizzate: vie autostradali, ferrovie, ex cave e parcheggi. Nella Tuscia avviene tutto il contrario”. Come è possibile? Mancini ha spiegato che, attraverso alcuni appigli normativi, vengono presentati progetti anche in aree di alto valore paesaggistico, culturale o agricolo. E la Tuscia ne è piena. “La provincia di Viterbo è settima in Italia per produzione agricola”, ha sottolineato Mancini.

Mancini è tra coloro che si sono messi a studiare leggi e progetti per scrivere le opposizioni. Sono agricoltori, operatori turistici, imprenditori del settore ricettivo, pensionati. Semplici cittadini. “Siamo nati nel 2022 quando abbiamo appreso che una società del Trentino aveva presentato un progetto per sette pale eoliche alte 200 metri e larghe 170 sul nostro territorio. Abbiamo deciso di opporci e ci siamo resi conto che il problema non riguardava solo Farnese, ma tutta la Tuscia. Così abbiamo cambiato nome e ci chiamiamo ‘Comitato Ambiente e Salute Tuscia’. Mancini ha poi aggiunto: “Abbiamo aderito a una coalizione in Toscana chiamata ‘Transizione ecologica senza speculazione’ (Tess), perché non siamo contrari alle energie rinnovabili, se queste sono a favore del territorio.”
Leggi anche: Il Tar “boccia” parco eolico sui monti tra Lazio e Abruzzo (30 MW)

Le compensazioni ambientali dei parchi eolici nell’Alto Lazio
Un altro tema affrontato riguarda le cosiddette compensazioni ambientali e territoriali per i Comuni che ospitano questi impianti. In alcuni casi, le compensazioni potrebbero sembrare allettanti per le amministrazioni locali, ma nasconderebbero dei rischi. Mancini ha spiegato: “Le compensazioni sono soltanto eventuali e ammontano al massimo al 3% della produzione annua di energia”. Ha poi citato il caso di alcuni comuni in Puglia che, nonostante i ricorsi al Tar, hanno visto interrompersi le erogazioni delle compensazioni da parte delle società.

Mancini ha lanciato un appello: “Come cittadini, dobbiamo cercare tutti di stare vicino alle amministrazioni locali che fanno questa lotta. In questa fase delicata, la Regione Lazio dovrà definire la nuova legge sulle aree idonee e non idonee. Aiutiamo i nostri amministratori a spingere verso una legge che possa fermare lo scempio che stanno facendo al nostro territorio“.

Nel 2013, secondo un calcolo della Regione Lazio, il 78% della produzione di energia rinnovabile della regione era concentrata nella provincia di Viterbo. Secondo l’ultimo dato fornito dal governatore Francesco Rocca, questa quota è ulteriormente salita all’85-90%. “Tutto quello che sta accadendo nella Tuscia appartiene a politiche estrattiviste che vogliono sfruttare le risorse del nostro territorio lasciando ben poco”, ha dichiarato Gabriele Antoniella, presidente del Biodistretto del Lago di Bolsena.

Anche Luigi Favale, dell’associazione culturale AssoTuscania e membro del Coordinamento Ambientale Tuscia (CAT), ha preso la parola. “Il nostro coordinamento raccoglie 20 associazioni che lavorano su questo tema e si sono riunite poco più di due anni fa. Siamo presenti in vari paesi: Farnese, Bolsena, Grotte, Montefiascone, Onano, Orvieto“. Un territorio con una identità precisa. “La quota di superficie agricola utilizzata rispetto alla superficie totale supera, in 43 comuni su 60, il 44%, tra le più alte in Italia. La manodopera aziendale è costituita da 29.000 addetti. Abbiamo una grande varietà di produzioni vegetali e zootecniche. Siamo la dispensa di mezza Italia. La grande distribuzione organizzata lavora grazie al nostro territorio e ai prodotti che qui produciamo”.
Favale ha poi continuato: “La Tuscia ospita 11 riserve naturali e parchi regionali, 4 siti patrimonio Unesci e 4 monumenti naturali. Nessun’altra provincia ha tanti comuni associati in biodistretti: un totale di 28 comuni su 60″. Quattro: il Biodistretto della Via Amerina e delle Forre, Lago di Bolsena, Maremma Etrusca e Monti della Tolfa, Colli Etruschi”.
Favale ha quindi rivolto un appello ai sindaci presenti a Marta per rilanciare un progetto che prevedeva la costituzione del Geoparco degli Etruschi. Il progetto aveva ricevuto dei fondi nell’ambito della strategia delle aree interne, ma al momento è ancora tutto fermo.

Parchi eolici nell’Alto Lazio, le richieste dei comitati alla Regione
A Ischia di Castro, Luca Federici, presidente del Comitato Ambiente e Salute Tuscia, ha anche evidenziato un altro aspetto della questione: “In questa frenetica corsa alle rinnovabili rientra anche la realizzazione di un mega cavidotto Montalto-Milano, che servirà per portare il surplus di energia dal Centro Italia al Nord. Il destino della Tuscia è quindi quello di diventare un hub energetico per soddisfare la crescente domanda di energia delle città del Nord?”
Federici ha poi parlato dei rischi derivanti dalla realizzazione di impianti anche nelle regioni limitrofe, come in provincia di Grosseto e a Orvieto. Quindi, ha lanciato un appello alla Regione Lazio, dove è in fase di redazione la nuova legge sulle aree idonee e non idonee, in base al decreto Mase 21 giugno 2024. Tra le proposte avanzate, si chiede di “fare ampio uso delle fasce di rispetto di 7 km dai beni tutelati dal Codice del Paesaggio”.
Inoltre, si chiede di prestare maggiore attenzione alla salute dei cittadini e di “ridurre al minimo i danni provocati alla salute dell’umo dagli impatti delle pale, come l’ombreggiamento intermittente, il rumore, lo schianto e il lancio di pezzi in caso di incidente”. Ancora, il “divieto di fotovoltaico sulle aree agricole” e “incentivi alle Cer”. Infine, “tenendo conto del fatto che il 78 per cento dell’energia rinnovabile viene prodotta prodotta in provincia di Viterbo, sviluppare i progetti in altre province della regione; l’applicaione della legge su tutti i progetti in approvazione, non solo su quelli futuri“.
