“Le Cer rappresentano un driver molto importante per la transizione energetica”, ha dichiarato Paolo Arrigoni, presidente del Gse, durante la presentazione del Vademecum per i Comuni realizzato dal Gestore dei servizi energetici e dall’Anci.
“L’obiettivo stabilito nel decreto ministeriale è quello di raggiungere entro il 31 dicembre 2027 una nuova potenza installata di 5 gigawatt grazie alle Comunità energetiche rinnovabili e alle Cacer. Questi numeri potrebbero sembrare modesti, rappresentando il 6-7% del totale di 75 gigawatt che l’Italia dovrà installare entro il 2030,” ha spiegato Arrigoni, riferendosi agli obiettivi previsti nell’aggiornamento del Pniec che sarà approvato a breve. “Ma l’importanza delle Cer risiede nella loro capacità di diffondere la cultura della sostenibilità nel Paese, stimolando famiglie, enti territoriali, autorità locali, piccole e medie imprese, enti del terzo settore ed enti religiosi a diventare protagonisti della transizione energetica con un approccio bottom-up, con una cultura che nasce dal basso. Inoltre, contribuiranno a migliorare l’accettabilità degli impianti nel nostro Paese, che più di altri sembra soffrire particolarmente della sindrome di Nimby”.
Leggi anche: Agrivoltaico, siglato accordo tra European energy e Università della Tuscia

Cer, presentato il vademecum realizzato da Anci e Gse
Secondo Arrigoni, le Comunità energetiche rinnovabili rappresentano la “nuova frontiera di impiego delle rinnovabili perché permettono il passaggio dall’autoconsumo individuale fisico all’autoconsumo diffuso e virtuale”. Questo implica che soggetti distinti e distanti tra loro, ma collegati a una cabina primaria, possano collaborare sfruttando le infrastrutture esistenti per realizzare uno o più impianti a fonte rinnovabile (come fotovoltaico, eolico, geotermico e biomasse). L’energia prodotta viene quindi distribuita nella rete e consumata simultaneamente dai membri della Cer.
Due, ha ricordato Arrigoni, i fattori di sostegno a questo meccanismo. Il primo è la tariffa premio incentivante erogata dal Gse. Nei comuni con meno di 5.000 abitanti, inoltre, è previsto un contributo fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dai fondi del Pnrr (2,2 miliardi di euro). I
Il vademecum è il risultato di un lavoro durato parecchi mesi da parte di un gruppo tecnico composto da Gse e Anci. “È stato introdotto come uno strumento semplice per tutti i comuni per sfruttare al meglio tutte le opportunità nell’ambito dell’autoconsumo, sia individuale che collettivo”.

Le altre opzioni sul campo
“Nel vademecum si evidenzia non solo la presenza delle Cer, ma anche quella di altre due configurazioni: l’autoconsumo individuale a distanza e l’autoconsumo collettivo. I comuni possono assumere diversi ruoli in questo processo: come soggetto abilitante, rimuovendo i vincoli che limitano l’evoluzione delle rinnovabili nel territorio; come soggetto promotore, mettendo a disposizione gli asset del territorio; come semplice partecipante alla Cer, in qualità di consumatore; oppure come soggetto aggregatore, coinvolgendo la comunità locale per costituire queste configurazioni”.
In conclusione, Arrigoni ha spiegato che il Gse ha potenziato i propri strumenti per stimolare ulteriormente la nascita di nuovi progetti: pillole informative sul proprio sito internet, un servizio di supporto e assistenza che affianca 4.000 comuni su 8.000. “Per chi lo richiede, mettiamo a disposizione anche un tutor. Inoltre, per le Cer abbiamo attivato uno sportello virtuale, per far dialogare i tecnici dei comuni con quelli del Gse”. Infine, potenziata una piattaforma di formazione con numerosi webinar iniziati a marzo (tre alla settimana), brochure informative e newsletter.
