Il nuovo decreto contro il caro-bollette riaccende il confronto sull’efficacia degli interventi pubblici per contenere il costo dell’energia. A intervenire è Diego Pellegrino, portavoce dell’Associazione reseller e trader dell’energia (Arte), che in un passaggio a Class Cnbc mette in discussione l’impostazione delle misure varate dall’esecutivo.
“Ancora una volta si interviene sulle bollette con strumenti emergenziali che non risolvono il problema alla radice. I bonus aiutano nel breve periodo, ma sono l’ennesima toppa dorata: servono a comprare tempo, non a far scendere davvero i prezzi dell’energia”.
Le dichiarazioni di Pellegrino arrivano all’indomani dell’approvazione del provvedimento con cui il governo ha introdotto nuovi sostegni per famiglie e imprese, attraverso il rafforzamento dei bonus sociali, ulteriori sconti in bolletta e interventi di riduzione degli oneri energetici per il sistema produttivo, mobilitando risorse per diversi miliardi di euro.
Bonus energia, per Arte il nodo da risolvere è il meccanismo di formazione dei prezzi
Secondo il portavoce di Arte, il tema centrale resta quello del funzionamento del mercato elettrico: “Il nodo centrale continua a essere ignorato: il meccanismo di formazione del prezzo dell’energia – prosegue Pellegrino – Finché non si mette mano a quello continueremo a rincorrere le emergenze con misure temporanee e costose per la collettività”.
Nel mirino dell’associazione finiscono anche alcune delle leve individuate dal provvedimento per finanziare gli interventi. “Riteniamo incomprensibile il riferimento all’Irap come strumento per colpire i produttori: nella realtà rischia di avere effetti distorsivi e di non incidere affatto su chi determina realmente i prezzi all’ingrosso”.
Critiche anche al contributo volontario previsto dal decreto. “Ancora più surreale è il richiamo al ‘contributo volontario’ previsto dall’articolo 1, comma 2: una misura che suona bene nei comunicati, ma che nei fatti non regge né sul piano economico né su quello industriale”. Per Pellegrino il rischio è quello di alterare le dinamiche concorrenziali tra operatori. “Così facendo si finisce per premiare la forza finanziaria, non l’efficienza. Chi è già efficiente oggi genera prezzi di base più bassi per i clienti finali, ma viene messo sullo stesso piano di chi regge solo grazie alla dimensione o alla capacità di assorbire nuovi oneri”.
Da qui la richiesta di un intervento strutturale sul mercato. “Serve una riforma strutturale, non l’ennesimo intervento tampone. Altrimenti continueremo a parlare di bonus, ma non di prezzi”.
Il decreto prevede, tra le misure, il potenziamento degli aiuti per le famiglie a basso reddito, nuovi sconti in bolletta anche per altre fasce Isee e interventi di alleggerimento dei costi energetici per le imprese, finanziati in parte tramite leve fiscali sul comparto energetico e nuovi strumenti di acquisto dell’energia. Misure che, secondo Arte, producono effetti nel breve periodo ma non incidono sul meccanismo di formazione del prezzo elettrico, indicato dall’associazione come il nodo strutturale da riformare.
