Per un associato di ARTE (Associazione Reseller e Trader di Energia), consultare le previsioni meteo non è un passatempo, ma parte del lavoro quotidiano. «Se vediamo temperature sopra la media – racconta il portavoce Diego Pellegrino – sappiamo già che i prezzi tenderanno ad aumentare».
Ogni giorno, i dati meteo a 15 giorni diventano un indicatore dei futuri movimenti di mercato. E le prossime mappe non lasciano spazio a dubbi: annunciata una nuova ondata di calore. Già da questo fine settimana il Centro Europa viaggerà fino a +8 °C sopra la media stagionale, con Francia e Spagna attese anche a +10 °C; in Italia, le anomalie potranno toccare i +4/+6 °C. «Questo significa più condizionatori accesi, più domanda e inevitabili pressioni sui prezzi – continua Pellegrino –. Avremo bisogno di raffreddarci di più, la domanda salirà, l’offerta resterà più o meno la stessa e i prezzi un po’ aumenteranno».
Caldo, picchi di domanda e impatto sul sistema
Il picco di consumi registrato a giugno (+7,4% rispetto allo stesso mese del 2024 secondo Terna) è stato un campanello d’allarme. L’aumento delle temperature può far impennare la domanda anche al di fuori dei mesi tradizionalmente più critici, e quest’anno il rischio di una forte impennata dei prezzi era concreto.
«Abbiamo due momenti di punta fissi: quello invernale e quello estivo, quando fa molto freddo o molto caldo – spiega Pellegrino –. Negli ultimi anni siamo stati relativamente fortunati: in inverno le temperature sono state spesso sopra la media, riducendo i consumi di gas. L’anno scorso abbiamo registrato valori di 2-3 °C superiori alla media storica, e due anni fa addirittura 6-7 °C in più. Questo ha contenuto la domanda e quindi i prezzi».
A giugno, però, si è verificata una punta di consumi «abbastanza importante», che avrebbe potuto spingere i prezzi verso l’alto. A evitare un aumento più marcato ha contribuito il fatto che in altri Paesi europei le temperature non sono state altrettanto elevate. «All’interno della macro-area europea questo ha evitato sbalzi di prezzi pazzeschi – aggiunge –. Mi aspettavo su luglio-agosto prezzi circa un 20% più alti degli attuali; per fortuna non è stato così, perché negli ultimi giorni le temperature sono state più fresche».
In prospettiva, il quadro resta chiaro: «Dobbiamo abituarci ad avere quattro o cinque mesi all’anno con prezzi più alti – dicembre, gennaio e febbraio per il riscaldamento; luglio e agosto per il raffrescamento – finché non faremo scelte energetiche importanti».
Energia, l’effetto Gnl sui prezzi
Il caldo, però, è solo una parte della storia. Il mercato dell’energia vive oggi una forte volatilità, con oscillazioni di prezzo rapide e difficili da prevedere. A questo si aggiunge un cambiamento strutturale negli approvvigionamenti, che ha modificato gli equilibri globali.
«Fino a pochi anni fa – racconta Pellegrino – il gas naturale liquefatto (Gnl) viaggiava quasi esclusivamente verso i mercati asiatici, come Giappone, Corea del Sud o Cina. L’Europa lo importava in quantità marginali, perché la gran parte del fabbisogno arrivava dai gasdotti, in particolare dalla Russia, a prezzi stabili e più bassi».
Con la drastica riduzione dei flussi via tubo dalla Russia, l’Europa è entrata in competizione diretta con i mercati asiatici per aggiudicarsi le stesse navi di GNL. «Pensate a un trader giapponese – prosegue – che fino a ieri aveva contratti stabili con fornitori australiani o statunitensi. Oggi deve contendersi quel carico anche con noi europei. E la natura stessa del GNL rende il prezzo più volatile: finché la nave non è in porto, il carico può essere dirottato altrove se arriva un’offerta più alta. Basta una telefonata dell’armatore al comandante perché la nave cambi rotta e vada in un Paese disposto a pagare il 30% in più».
Per Pellegrino, dietro questi rincari non si nasconde alcuna speculazione, ma la normale legge della domanda e dell’offerta. «Prima l’Italia riceveva circa 70 miliardi di metri cubi di gas, di cui 40 dalla Russia, a prezzi bassi e stabili. Ora, anche sfruttando al massimo i gasdotti da Norvegia, Algeria e Azerbaigian, la capacità fisica non basta a colmare quel vuoto. Il GNL che prima costava circa 15 centesimi oggi viaggia su valori doppi o tripli, mentre il gas via tubo stava a 7-9 centesimi. Oggi il mercato sconta un approvvigionamento che costa almeno quattro volte di più rispetto al passato».

Il ruolo di ARTE
ARTE – Associazione Reseller e Trader di Energia – è nata durante il periodo del Covid, quando i mercati energetici vivevano già una fase di incertezza e volatilità, ma prima dell’esplosione della crisi del 2021. L’obiettivo era dare una voce unitaria agli operatori indipendenti del settore, spesso fuori dai tavoli di confronto ufficiali, ma fondamentali per la concorrenza e per il rapporto diretto con i clienti finali.
Oggi conta 185 operatori dell’energia, con oltre 20 mila addetti, un fatturato aggregato di 8,5 miliardi di euro e quasi 3 milioni di contatori serviti. Numeri che, messi insieme, superano i volumi di alcuni dei big del mercato: Enel Energia (23 miliardi di fatturato) resta al primo posto, seguita da Engie Italia (7,5 miliardi) ed Eni gas e luce (7 miliardi).
Gli associati coprono l’intera filiera, fino alla vendita diretta al cliente finale, e mantengono un dialogo costante con le associazioni dei consumatori. Questa vicinanza è stata determinante soprattutto durante la cosiddetta “pandemia energetica” del 2021, quando i prezzi dell’energia iniziarono a salire in modo repentino. In quell’occasione, ARTE aprì una pagina Facebook per avvertire in anticipo famiglie e imprese sugli aumenti imminenti, spiegandone con trasparenza le cause e fornendo stime puntuali ben prima che la questione arrivasse sui media nazionali.
«Il bene del cliente coincide con il nostro – sottolinea Pellegrino –. Se è in salute e paga, noi non abbiamo problemi. Per questo siamo i primi a voler abbassare le bollette e a spiegare le dinamiche di mercato».
«La nostra difficoltà principale? Per garantire l’energia elettrica di domani dobbiamo acquistarla oggi in anticipo, il che richiede ingenti risorse finanziarie. In questo momento è molto complicato e non abbiamo alcun tipo di sostegno: le regole, così come sono, non ci aiutano».
Nucleare e ridondanza nella generazione
Parlando di scelte energetiche, Pellegrino preferisce non entrare nella bagarre politica, ma una delle opzioni sul tavolo è il nucleare. Secondo lui, potrebbe garantire quella capacità di generazione ridondante che permetterebbe di avere più energia a un prezzo sostenibile.
«Se vogliamo ridurre il gas, non basta aumentare eolico e fotovoltaico – osserva –. Sono fonti non programmabili: se non c’è vento e non c’è sole, serve comunque una fonte stabile». Per ARTE, il nucleare rappresenterebbe proprio quella base costante e a basse emissioni di CO₂, capace di ridurre la dipendenza dal gas e l’impatto ambientale.
Il confronto con altri Paesi europei è netto: la Francia, grazie al nucleare, produce energia con un’impronta pari circa a 46000 tonnellate di CO₂ per terawattora, contro valori anche dieci volte superiori registrati in Italia.
Rinnovabili e mix energetico
Questo non significa trascurare le rinnovabili, anzi. «Abbiamo l’obbligo di aumentare la quota di eolico e fotovoltaico – sottolinea Pellegrino – ma da sole non bastano». Secondo l’associazione, il mix è indispensabile: eolico e fotovoltaico vanno affiancati da sistemi di accumulo per renderli programmabili e integrati con altre fonti rinnovabili di cui si parla meno, ma che in Italia potrebbero dare un contributo rilevante. Il fotovoltaico, pur avendo registrato una forte crescita negli ultimi anni, oggi non cresce più al ritmo necessario per tenere il passo con l’aumento dei consumi elettrici previsto dalla transizione energetica.
L’idroelettrico ha già dato molto, ma può essere potenziato con interventi di revamping sugli impianti esistenti. Il geotermico, invece, è stato sviluppato quasi solo in Toscana, ma avrebbe ancora molto potenziale in altre aree del Paese. «Sono fonti di cui si parla poco – aggiunge Pellegrino – ma che possono giocare un ruolo importante. Se nel mix metti accumuli, idroelettrico rinnovato e nuovo geotermico, fai il famoso bingo».
Prezzi dell’energia: mai più come prima
Alla domanda se torneremo ai prezzi pre-Covid, Pellegrino è netto: «Come una volta, mai più. Anche perché la transizione energetica ha un costo, e questo in pochi lo dicono». Prima della pandemia, l’energia costava 50-55 euro a megawattora; oggi siamo al doppio. «Un prezzo “umano” per la transizione sarebbe 75-80 euro. Ci vorranno cinque anni, ma il problema è che tre anni fa dicevo cinque anni… segno che in questo tempo abbiamo fatto poco».
Intanto i consumi elettrici sono destinati a crescere, ed è inevitabile: «Ci stiamo spostando dal gas all’elettrico, dal petrolio all’elettrico, dalle auto a combustione alle colonnine. A transizione finita, i consumi saranno tripli rispetto a oggi».
“Per Arera servono nomi indipendenti”
«Quello di cui abbiamo bisogno, come operatori ma anche come clienti finali, è una politica energetica capace di definire regole chiare e una visione a breve, medio e lungo termine – osserva Pellegrino –. L’energia non si governa guardando solo al domani, servono decisioni pragmatiche e condivise».
A proposito di scelte, in questi giorni si sta decidendo il nuovo collegio dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (Arera), che guiderà l’ente per i prossimi sette anni. Dal comunicato diffuso da ARTE, emerge un appello netto: «È indispensabile che i nuovi commissari abbiano maturato un’esperienza concreta nel mercato libero, nella regolazione o nella gestione dei servizi pubblici essenziali, e che venga garantita l’assenza assoluta di conflitti di interesse con operatori dominanti o grandi utility integrate».
L’associazione chiede nomine rapide e basate su «criteri di competenza reale, indipendenza e capacità di affrontare in modo trasversale le complesse sfide del settore», con un’Autorità più aperta al confronto con territori, piccole e medie imprese, operatori dell’efficienza energetica e dell’autoconsumo. «Abbiamo bisogno di un’Arera forte e vicina alle aziende, capace di intervenire contro abusi e truffe, ma anche di semplificare, ascoltare e facilitare l’innovazione».
