No dalla conferenza dei servizi al progetto di un impianto per la produzione di biometano ad Arlena di Castro, nella Maremma Etrusca. Con una capacità prevista di circa 4,7 milioni di metri cubi annui, l’opera proposta dalla società Bioforch4 srl è stata oggetto di un lungo iter amministrativo presso la Regione Lazio, conclusosi il 28 novembre 2024 con un “giudizio negativo”.
Avviato nel giugno 2021, il procedimento autorizzativo ha attraversato numerosi rallentamenti a causa di richieste di integrazioni tecniche da parte degli enti coinvolti e altri adempimenti. Tuttavia, la svolta decisiva è arrivata il 15 febbraio 2024, quando il Ministero dei Beni culturali (Mic) ha imposto un vincolo paesaggistico che include l’area del progetto nell’“Ambito paesaggistico del bacino del torrente Arrone”. Questo vincolo impedisce la costruzione di grandi impianti per le energie rinnovabili (Fer) nell’area interessata.
Alla luce del nuovo vincolo, l’Area urbanistica della Regione Lazio, che nel 2022 aveva espresso parere favorevole, ha cambiato posizione dichiarando il progetto incompatibile sotto il profilo paesaggistico e urbanistico. Parerei postivi invece sono Arrivati dall’area rifiuti (settembre 2022) e dall’Area ambientale, che non hanno rilevato criticità.
Leggi anche: “Biometano, a che punto è l’Italia”. L’analisi del presidente Arrigoni (Gse)
Nuovo impianto biometano in Maremma: cosa prevedeva il progetto bocciato dalla Regione
Il progetto prevedeva la realizzazione di un impianto per la produzione di biometano e compost agronomico nel comune di Arlena di Castro, in provincia di Viterbo. La tecnologia proposta si basava sulla fermentazione anaerobica di rifiuti organici, tra cui la frazione organica da raccolta differenziata (Forsu) e scarti agro-industriali.
- Rifiuti trattati: 63.828 tonnellate/anno.
- Produzione attesa di biometano: 4.709.346 Smc/anno.
- Produzione di compost: 19.783 tonnellate/anno (lordo).
- Fonti di approvvigionamento: Lazio, bassa Toscana e Umbria.
Secondo Bioforch4, l’impianto avrebbe contribuito alla transizione ecologica, trasformando rifiuti in risorse utili per il settore energetico e agricolo.
Per la Soprintendenza un intervento “incongruo” con il contesto paesaggistico
Nel suo parere, la Soprintendenza ha dichiarato che “l’intervento previsto, per sua stessa natura, risulta incongruo in un contesto di particolare interesse paesaggistico”. Ha sottolineato che, nonostante la presenza di altri impianti fotovoltaici ed eolici nella zona, il paesaggio intorno ad Arlena di di Castro risulta ancora integro, con un equilibrio tra componenti naturali e antropiche che andrebbe preservato.
Un altro elemento di criticità è la coesistenza con un altro progetto già autorizzato nel Comune di Arlena di Castro: una piattaforma per il riciclo e lo stoccaggio di rifiuti non riciclabili, in località Banditaccia. Secondo la Soprintendenza, l’accumulo di due impianti significativi in un territorio di dimensioni ridotte risulta “sovradimensionato e incompatibile con la vocazione originaria dell’area”.
Perché la società proponente potrebbe fare ricorso
Dal canto suo la società proponente ritiene che “i pareri modificati o resi successivamente all’apposizione del vincolo di interesse pubblico sono oltre che illegittimi nel merito, palesemente tardivi perché emanati oltre i termini di legge”. In conferenza dei servizi, Bioforch4 ha argomentato che il progetto aveva già ricevuto pareri positivi prima del vincolo e che, ai sensi del D.Lgs. n. 199/2021, l’area interessata può essere considerata idonea per impianti Fer. E che il decreto del Mic non esclude categoricamente la realizzazione di tali impianti, ma richiede valutazioni specifiche caso per caso. Non è escluso che la società ricorra al Tar per contestare la decisione della conferenza dei servizi e far valere la propria posizione.
Simone Lupino
